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Lunedì 18 Novembre 2019




Minori stranieri e inclusione sociale

Per quelli che scontano una pena c’è una legge che li protegge ma non viene rispettata 

IMG 20191014 162129Nel nostro Paese, il minore straniero che commette un reato e sconta la sua pena, non deve essere rimpatriato ma ha diritto ad entrare in un programma di protezione sociale, su proposta del magistrato o di un’organizzazione autorizzata. È previsto dalla legge: lo stabilisce l’articolo 18, comma 6, del testo Unico sull’immigrazione, purtroppo ancora poco conosciuto e soprattutto poco applicato.

Con l’obiettivo di far conoscere questo strumento legislativo e di aprire un tavolo di lavoro sulla risocializzazione dei minori soli non accompagnati e neomaggiorenni che hanno commesso reati e che hanno scontato o che stanno scontando una pena detentiva, la Cooperativa sociale Dedalus ha organizzato lunedì 14 ottobre, il convegno “Minori soli non accompagnati e percorsi di reinserimento sociale”, chiamando a confronto esperti e rappresentanti istituzionali.

A raccontare le loro storie sono soprattutto i ragazzi e le ragazze che hanno usufruito di questa possibilità prevista per legge. Così Mercedes: “Il mio percorso è iniziato a Nisida con una condanna definitiva. Ho fatto un reato a 17 anni, sono andata in comunità, ho rifiutato la messa alla prova per motivi familiari, ho fatto un percorso di inserimento, dei lavori, ho avuto un sostegno psicologico e un alloggio in una casa grazie alla Dedalus. Sto facendo un tirocinio come barista e voglio finire la scuola alberghiera. Mi hanno aiutato tutti: il magistrato di sorveglianza, il direttore di Nisida. È stata una bella esperienza nonostante sei priva della libertà se trovi qualcuno che crede in te ce la puoi fare. Ora sono qui. Sono un’altra persona, ho imparato a volermi bene e ho deciso di cambiare vita e loro mi hanno aiutato a credere in me. Voglio restare a Napoli e fare le cose pulite. Studiare, lavorare”.

Mercedes, nativa del Sud America, spinta dalla madre è stata corriere della droga quando era poco più che una ragazzina. Per la legge italiana un migrante che commette reato viene espulso dal paese e, se non esistesse il comma 6 dell’Art 18 del D.lgs. 286/98 (T.U. Immigrazione), la ragazza sarebbe stata rimpatriata ritornando in un luogo senza prospettive, da una famiglia che le aveva insegnato che l’unica opportunità di essere al mondo è delinquere.

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Il convegno Dedalus

Il convegno è stato moderato dall’avvocato Salvatore Fachile (ASGI/Dedalus) in cui sono intervenuti gli assessorati alle Politiche Sociali e ai Diritti di Cittadinanza e Coesione sociale, magistrati di sorveglianza, pm esperti sul tema e realtà sociali che si occupano di migrazioni, il direttore dell’IMP di Nisida, i referenti del progetto NAVE Azione Sperimentale Inside Out di Venezia realizzato in collaborazione tra i progetti anti tratta del Veneto e della Campania, nonché tre ragazzi che dopo aver scontato una pena per un reato commesso da minorenni hanno intrapreso un percorso di reinserimento sociale e lavorativo. Napoli che fino a 5 anni fa si supponeva esente dagli sbarchi ha vissuto solo tra gli altri lo sbarco in due giorni di 300 minori non accompagnati che sono stati accolti in città grazie ad una rete creata tra pubblica amministrazione e terzo settore. D’altra parte la città è all’avanguardia per i programmi di tutela dei minori soli non accompagnati grazie alla cooperativa Dedalus che da decenni già si occupava dei minori non accompagnati giunti via terra e non è un caso che Napoli e Venezia siano le uniche città che si stanno interrogando sul tema dei minori vittime di sfruttamento e autori di reato con l’azione Inside Out.

“Questa norma pone l’Italia all’avanguardia rispetto all’Europa – ha sottolineato l’avvocato Fachile – perché inverte la tendenza invece che punendo dando un’opportunità in più. La peculiarità di Napoli è aver razionalizzato il procedimento agendo in tempi rapidi in modo efficiente. Per attuare la norma a pieno è necessario che partecipino tutti i soggetti della rete: dal giudice, ai servizi sociali, al comune, il terzo settore insieme ai soggetti che devono rendersi disponibili a seguire il percorso di reinserimento”.

“È molto importante che siamo qui riuniti per ragionare sul tema nodale dell’inserimento dei minori non accompagnati una volta fuoriusciti da un percorso tutelato - ha dichiarato Laura Marmorale, assessore ai diritti di Cittadinanza e Coesione Sociale - L’amministrazione ha il diritto e il dovere di partecipare pertanto è fondamentale aprire un tavolo istituzionale su questo tema”.

Gennaro Santoro, legale della Coalizione italiana libertà e diritti civili, CILD (39 associazioni tra cui Asgi, Antigone, l’Arci che si occupa di diverse tematiche del reddito di cittadinanza, al diritto alla salute, ai diritti dei migranti) racconta: “La collaborazione con la Dedalus per il caso di Mercedes ha avuto risultati sorprendenti portando all’attuazione pratica dell’Art 18: dopo tre anni di pena scontata in maniera esemplare siamo riusciti ad evitare l’espulsione della ragazza grazie al coinvolgimento di tutti i soggetti. Se Mercedes fosse stata espulsa avrebbe ritrovato nel suo paese quel tessuto che l’aveva costretta a delinquere e molto probabilmente si sarebbe creato un problema ulteriore anche allo Stato italiano che ha investito sul suo percorso carcerario magari tornando a delinquere di nuovo come corriere della droga. Si è capito che se un minore compie un delitto probabilmente non ha la capacità di autodeterminarsi soprattutto quando è la famiglia ad averlo instradato”.

“Il legislatore ritiene che l’aver commesso un reato durante la minore età - sottolinea Glauco Iermano, referente Area Minori stranieri non accompagnati Dedalus - è di per sé segno di una vulnerabilità sociale a cui dover dare una chance al momento in cui si è espiata la pena. Questo programma di protezione prevede la possibilità di essere accompagnati nel processo di apprendimento della lingua, nell’inserimento lavorativo e nell’acquisizione degli strumenti utili all’autonomia, ma soprattutto stabilisce il diritto a un permesso di soggiorno per motivi umanitari/speciale che è convertibile in un normale permesso di soggiorno alla conclusione positiva del programma medesimo”.

Roberta Aria dell’ASGI ha raccontato il caso del 2014 di Maria, ragazzina di origine serba costretta a commettere furti dai familiari: “Dopo una messa alla prova di 2 anni, Maria ha chiesto aiuto e ha scelto di allontanarsi dalla famiglia così è stata presa in carico dalla Dedalus. Priva del permesso di soggiorno Maria sarebbe stata espatriata. C’è stata un’udienza infuocata in cui ho spiegato al giudice che la vita della ragazza senza permesso di soggiorno non sarebbe stata una vita normale. Ho fatto appello al comma 6 che non era conosciuto e infine la ragazza ha ottenuto il nulla osta. Qualche mese fa Maria mi ha fatto conoscere il bambino Francesco”.

Ornella Riccio, magistrato di sorveglianza del Tribunale per i minorenni di Napoli, si è complimentata con la Dedalus dicendo che la cooperativa andrebbe “clonata”. La Riccio ha definito “scandaloso” il fatto che un minore può andare in esecuzione di pena anche dopo 10 anni e ha sollevato il problema del possibile rifiuto del permesso di soggiorno da parte del questore.

Ha affrontato il tema della doppia vulnerabilità dei minori migranti non solo vittime di tratta ma anche costretti a commettere reati sia in Patria, sia in Italia quali appetibili pedine della criminalità Claudia De Luca, sostituto procuratore presso il Tribunale per i minorenni di Napoli, che ha invitato quindi a costruire una rete con la Procura volta a realizzare un percorso privilegiato ad hoc per non vanificare gli sforzi ed i risultati raggiunti.

Altri panel tecnici sono stati presentati da Thomas Vladimir Santangelo della Dedalus/ASGI, in particolare sul percorso amministrativo - burocratico che caratterizza la presa in carico di questa categoria di minori e neomaggiorenni. Santangelo ha anche sollevato le criticità del procedimento poiché da parte della questura spesso vengono richiesti documenti aggiuntivi non previsti dalla legge come il passaporto che secondo l’Art 9 del dpr 394 del 1999 invece ci vuole per la conversione ma non per il rilascio. Ovviamente la lentezza istituzionale si ripercuote sul minore che resta in un limbo poiché senza permesso di soggiorno non può studiare o lavorare.

È intervenuto anche il direttore dell’Istituto Penitenziario Minorile di Nisida Gianluca Guida, che ha definito i ragazzi minori stranieri autori di reato “vuoti a perdere” poiché cercano una nuova condizione economica e sociale e finiscono per diventare lo strumento e l’oggetto di chi specula sulla loro aspettativa. “Una volta in carcere - ha detto il direttore- poiché traumatizzati mostrano una forte resistenza alla relazione di fiducia per questo è importante fare un grande lavoro di restituzione di un'identità sociale”.

Tra i relatori le esponenti del Comune di Venezia che hanno spiegato il Progetto Nave Antitratta regionale del Veneto e della Campania nell’ambito dello sfruttamento nelle economie illegali e l’azione combinata con la Dedalus Inside Out per minori vittime di sfruttamento e autori di reato finalizzata ad attivare un percorso di inclusione sociale e uscita dall’illegalità.

Sono intervenuti infine Mercedes e altri due ragazzi beneficiari dell’articolo 18 che hanno chiesto semplicemente alle istituzioni e ai cittadini per i loro coetanei migranti autori di sbagli: “Credete in noi”. “All’inizio non sapevo cosa volevo - ha detto la ragazza- ma poi grazie agli operatori di Nisida e a quelli della Dedalus ho capito che volevo stare bene. C'è bisogno solo di un piccolo ascolto. Io non sono un esperimento sono un essere umano che può sbagliare come tutti”.

Ha concluso la mattinata Glaudo Iermano: “Dietro il tecnicismo c'è la vita delle persone. È necessario dare più gambe al progetto di una piena inclusione. Al momento l’unica strada complessa è trovare altri progetti per permettere ai ragazzi di studiare, fare tirocini avere un alloggio mentre è fondamentale allocare risorse umane ed economiche specifiche per il comma 6. Bisogna invertire la narrazione scorretta che vede nei migranti un pericolo, i giovani migranti apportano nuova linfa al territorio”.

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