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Sabato 19 Ottobre 2019




Ospedale San Paolo, al via la procreazione assistita

L’ambulatorio aprirà a novembre, il percorso nel pubblico consentirà di risparmiare anche 3.000 euro a coppia 

Generica gravidanzaApre un nuovo ambulatorio esclusivamente dedicato alla soluzione dei problemi di infertilità di coppia e, cosa non trascurabile, questo nuovo centro apre nel pubblico. Il risultato lo porta a casa l’Asl Napoli 1 Centro, in particolare l’ambulatorio sarà “inglobato” nell’unità operativa complessa di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale San Paolo (quartiere di Fuorigrotta).

Abbiamo l’opportunità di raccontarvi in esclusiva questa realtà e lo facciamo assieme al primario che materialmente è stato investito del compito di portare a termine il progetto, Luigi Terracciano. 

È lui ad accoglierci nell’area ormai quasi completata e, non senza un pizzico d’orgoglio, ci spiega che quei locali ospiteranno presto decine di coppie alla ricerca di un figlio. «La nostra speranza - dice - è di arrivare a circa 250 procedure l’anno, anche di più se sommiamo tecniche di primo e di secondo livello. È un progetto nel quale tutti noi crediamo molto, che sta diventando realtà dopo anni di immobilismo. Di questo dobbiamo ringraziare il direttore generale Ciro Verdoliva». 

Quello sulla Pma è un progetto che potrà cambiare la vita di tante coppie impossibilitate a spendere di tasca propria per realizzare il sogno di diventare genitori. E anche se detto così potrebbe sembrare uno slogan, basta fare due conti per capire che la faccenda ha risvolti molto concreti. Per una coppia il costo dell’intero percorso sarà nel peggiore dei casi di 300 euro (a fronte dei circa 3.000/3.500 euro che servirebbero in un centro privato).  

Il primario Luigi Terracciano

Già questo mese inizierà il “reclutamento” delle prime coppie, si cammina veloci perché a novembre le attività dovranno prendere il via. Il limite d’età, come comprensibilmente previsto dall’innovativo Decreto regionale 21, è fissato a 45 anni per la partner femminile. Al di là di questo, l’unica esigenza sarà quella di seguire le indicazioni dell’équipe messa in piedi dal dottor Terracciano.

Con lui ci sono i ginecologi Teresa Sena, Giuseppe Botta, Michela Mingione, l’andrologo Giovanni Marella, la psicologa Maria Grazia Vinti, l’ostetrica Immacolata D’Ambrosio e l’infermiera Carmela De Novellis. Queste le donne e gli uomini che aiuteranno le aspiranti mamme e gli aspiranti papà a raggiungere il sogno di diventare genitori. Ma come si accede al percorso di Procreazione medicalmente assistita?

Basta prenotarsi al Cup. Per quel che riguarda le “carte” sarà invece sufficiente, come previsto dalla legge, presentare un certificato di matrimonio o una banale dichiarazione di convivenza.

Al primo appuntamento sarà avviata un’attenta valutazione clinica della coppia. «Il problema - ricorda Terracciano - può essere legato anche all’uomo, quindi è essenziale avere una valutazione globale». Ecco perché con la prima visita vengono prescritti tutti gli esami necessari, tra i quali ecografia, colposcopia e isteroscopia. Niente paura, a dispetto dei nomi sono esami semplici e non dolorosi, e benché la coppia abbia il diritto a farli privatamente, l’Asl Napoli 1 Centro assicura l’intero percorso. Ma torniamo al nascente ambulatorio dell’ospedale San Paolo.

Entusiasta, Terracciano spiega che l’ambulatorio garantirà tecniche sia di primo che di secondo livello. E qui serve un piccolo chiarimento: la più nota delle tecniche di primo livello è l’inseminazione artificiale intrauterina. In sostanza, si segue l’aspirante mamma nella sua “ovogenesi” con ecografie che consentono di individuare il momento dell’ovulazione. L’ovulazione viene poi modulata con un farmaco “HCG” e dopo 36 ore, o al massimo 38, la coppia viene convocata in ambulatorio. Terracciano chiarisce che non serve un ricovero. «Ci si presenta con l’impegnativa del medico curante, con il partner ovviamente, e si procede in regime ambulatoriale».

È a questo punto che si entra nel vivo del processo di fecondazione. L’équipe di Terracciano provvederà a prendere il seme e a prepararlo grazie a delicate tecniche di laboratorio. Si procederà poi con un sottilissimo catetere, grazie al quale il seme può essere inserito in utero. Detta così sembra lunga, ma in realtà la procedura dura 15 minuti, 45 se si calcola la preparazione del seme. 

Se questo non dovesse bastare, all’ospedale San Paolo si potrà procedere anche con tecniche di secondo livello, quindi con la cosiddetta “fecondazione in vitro”.

«In questi casi - spiega il primario - induciamo un’iper-stimolazione ovarica controllata. Banalizzando un po’, facciamo in modo che l’aspirante mamma produca più follicoli di quanti se ne producono normalmente. Monitoriamo la nostra futura mamma in ambulatorio e al momento giusto provvediamo al pick-up ovocitario». La tecnica non comporta alcun dolore, perché viene realizzata in sedazione profonda. In sostanza,  i medici “pungono” le ovaie e aspirano i follicoli; sarà poi il laboratorio a individuare gli ovociti e, a seconda della qualità del seme, a procedere con la fecondazione in vitro o con “l’iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo”. Anche in questo caso possiamo provare a semplificare per spiegare cosa prevede la tecnica: con un micro ago e un microscopio si seleziona un singolo spermatozoo che verrà poi inserito in un ovocita. Solitamente in seconda o terza giornata gli ovociti (non più di due) vengono trasferiti in utero. Se tutto va bene, di lì a qualche mese si formerà una nuova famiglia. 

Al di là della professionalità, che in fin dei conti dovrebbe essere sempre scontata in questi contesti, quello ci che colpisce di questa equipe è la passione. Ed è una soddisfazione poter raccontare di un’eccellenza del nostro servizio sanitario regionale. Un eccellenza dedicata a tutti, non solo a chi ha soldi per permettersela.

Raffaele Nespoli

Per approfondimenti:

http://www.napolicittasolidale.it/portal/reportage/186-voglio-un-bambino.html