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Mercoledì 23 Ottobre 2019




Massimiliano e il mito del Vomero

storie di vicoli 7Ha l'aria soddisfatta mentre fa il conto su un fogliettino di carta, alla vecchia maniera, dell'incasso della mattinata. Raccoglie quindi le banconote in un grosso rotolo racchiuso dallo stesso foglietto e lo infila nel borsello. “Vado un attimo in banca” dice ai collaboratori affaccendati dietro il bancone e fra i tavolini all'esterno, mentre Valentino, uno dei baristi “anziani” lo sostituisce alla cassa. Massimiliano ha un piccolo ma frequentato bar a via Chiaia. La sua posizione centralissima, la gentilezza dei collaboratori  che, fra una battuta e l'altra si muovono svelti fra il piccolo spazio interno ed il gazebo esterno, lo rendono sempre affollatissimo ad ogni ora.

I clienti di sempre, che si danno del tu con tutti e che spendono almeno qualche minuto della propria giornata in questo luogo si mischiano ai turisti ormai numerosissimi in città in ogni periodo dell’anno. Le difficoltà ovviamente non mancano: hanno aperto tanti bar nella zona che offrono, come fa anche Massimiliano con la propria attività, anche un pranzo veloce, preparato fresco e basato su ingredienti di stagione, che i lavoratori della zona possono consumare ad un prezzo ragionevole. “Bisogna reinventarsi, capire come si orienta il pubblico e modificare l'offerta in base alla richiesta” dice Massimiliano dalla sua posizione dietro la cassa. Nella vita ha diretto varie attività: dagli esordi in una rinomata palestra del quartiere Vomero al primo bar, fino a quando non ha deciso di scendere “giù Napoli”.  A renderlo differente da altri esercenti è la sua spiccata tendenza alla meditazione. Massimiliano è una persona che si interroga quotidianamente, fra le confezioni di M&M’s, pocket coffee e barrette Kellogg's, sul senso profondo della vita. E ne discute, più o meno animatamente, con i suoi clienti di sempre. Dalla politica al rapporto fra uomo e donna, dall’immigrazione a cosa voglia dire essere genitore: Massimiliano ha sempre un'opinione a cui giunge dopo una profonda analisi condotta su se stesso e sul mondo che lo circonda.  “Ora ti spiego una cosa...”, esordisce quando vuole introdurti una delle sue più recenti elucubrazioni, interrompendosi continuamente per prendere ordinazioni, dare il resto e battere scontrini. Alla fine del discorso si ha sempre la sensazione che l'intenzione originaria fosse del tutto diversa dal messaggio recepito. Massimiliano ha tre grandi passioni: il figlio, il biliardo e il Vomero. E ovviamente ha creato intorno a questi suoi tre amori, le proprie filosofie. Soprattutto il quartiere in cui abita e nel quale è cresciuto è spesso oggetto delle sue riflessioni e dichiarazioni d’amore. Dal racconto dell’idillio della passeggiata in famiglia su via Scarlatti della domenica mattina all’enumerazione delle tante comodità a disposizione degli abitanti del quartiere: i supermercati più grandi, le palestre più innovative e i negozi più esclusivi. Al bar viene preso benevolmente in giro dai clienti e dai dipendenti “Ma il Vomero non è Napoli”, gli dico io scherzando, ma anche dicendo un po’ sul serio. Lui mi guarda con aria di sfida, poi dice qualcosa circa il mio essere una “radical chic”. Ed inizia a questo punto il match di sempre: si, perché con Massimiliano è sempre un po’ una gara a chi dice l’ultima parola. Lui che argomenta il mio voler a tutti i costi essere la voce fuori dal coro, l’intellettualona di sinistra, io che scherzo sulle sue passioni semplici da “italiano medio”: il biliardo con gli amici e il maxischermo sul divano alla sera. Alle nostre voci si uniscono quelle degli altri clienti che entrano, ordinano, dicono la loro e vanno via, come strumenti musicali in una Sinfonia. Ognuno con la propria esperienza di vita, aneddoti divertenti e ricordi tristi, risate e imprecazioni.

“Ah a proposito, ma te l’ho chiesto un caffè?” esordisco all’improvviso, tagliando di netto la conversazione “No. Non ancora” mi risponde Massimiliano. “Ah, come siete lenti in questo bar!” sorrido e faccio l’occhiolino a Gino, il corpulento barista “di sempre”, che è dietro al bancone e che si prepara a dire qualcosa di divertente e cattivissimo, come suo solito. Arriva la tazzina, bollente, profumatissima, con il suo prezioso contenuto. In quel momento nessuno parla. Il caffè mette tutti d’accordo.

Chiara Reale

Reportage

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