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Mercoledì 23 Ottobre 2019




Il Clan dei Ricciai e altre storie di riscatto

Il regista  Pietro Mereu a Napoli alla rassegna Doppio Sogno 

clan dei ricciaiA Pietro Mereu interessano le “altre” storie, quelle meno scontante o raccontate da un punto di vista inedito. In un tempo in cui si perde l’umanità, empatizzare è una missione eccezionale. Venerdì 19 agosto 2019, alle 20.30, il regista porta in anteprima a Napoli “Il Clan dei Ricciai” nell’ambito della rassegna cinematografica d'autore Doppio Sogno, organizzata da Galleria Toledo e ospitata a Villa Pignatelli.

Gesuino, Massimo, Simone, Bruno, Andrea e Joe, ex detenuti sardi, scontata la propria pena, trovano nell'attività della pesca dei ricci una possibilità di reinserimento sociale. C’è il capo del clan, Gesuino, che parla solo lo slang della mala cagliaritana e grazie alla sua capacità organizzativa ha messo su un piccolo impero di ricciai e buttafuori, con suo fratello Massimo, dal passato ingombrante popolato di auto rubate e una figlia di cui non vuole parlare. C’è Andrea, ipertatuato e autolesionista e Simone che sogna una barca tutta sua. Persone che non sono perfette, ma che ogni giorno cercano di togliersi la galera di dosso. I ricci, l'oggetto del loro lavoro, li rappresentano perfettamente: spinosi fuori ma dolci dentro. E per arrivare al cuore dolce bisogna attraversare le spine.

Sullo sfondo di una Sardegna a tinte forti, ghettizzata e lontana dalla visione turistica, Pietro Mereu mette insieme e dirige un coro di voci, a volte armoniche e a volte discordanti, riuscendo a sfuggire alla retorica e al facile pietismo, restituendo il suono duro e poetico del popolo sardo, anche grazie alla colonna sonora del musicista Joe Perrino che ha recuperato le canzoni di malavita.

pietro mereu

“Ho incontrato i ricciai mentre giravo un film come attore- spiega Mereu-: interpretavo uno spacciatore in provincia di Cagliari. Il film non è mai uscito, ma intanto io mi sono appassionato alle vite borderline di questi ex detenuti che si sono riuniti in modo spontaneo per sopravvivere. Da decenni, a Cagliari, quelli che escono dal carcere si buttano a mare, che è diventato antropologicamente una sorta di ufficio di collocamento. C’è chi pesca, chi vende, sommozzatori e barcaioli: la raccolta dei ricci è infatti una delle poche possibilità di lavoro in terra sarda.

Ho toccato un argomento caldo poiché i ricci stanno diminuendo e gli ambientalisti sono sul piede di guerra, tuttavia il mio sguardo vuole essere sociale: riprendo una testimonianza di vita molto dura di persone che hanno cercato di riscattarsi. Inoltre porto a galla il mondo nascosto alle spalle di una Cagliari borghese che si mischia poco con i mondi “periferici”, cosa che invece in città come Napoli e Palermo avviene di più”.

La Sardegna di Mereu rivela scorci di degradazione suburbana dove la violenza è ovunque e la sopraffazione l'unica possibilità per sopravvivere, si snodano le vite di questi uomini sempre al limite fra lecito e illecito, fra la legge precostituita dal “continente” e la giustizia personale. In concorso al premio David di Donatello nel 2018, il documentario che ha vinto il premio Ucca al Biografilm 2018, e andrà su sky arte in autunno.

“Tra le persone che ho incontrato c’è Bruno che ha scontato 30 anni ed è uscito da pochissimo - racconta Mereu - io l’ho intervistato in carcere. Paradossalmente era il più felice del gruppo. Quando un detenuto resta 20 anni in carcere si sente al sicuro e tranquillo perché ormai vive una routine ordinata, mentre teme di uscire perché non sa se fuori ce la farà da solo. Ho già portato il film nel carcere di Torino e spero di proiettarlo in altre carceri italiane perché crea molta empatia e fa riflettere il pubblico. Cerco sempre di abbinare la proiezione ad un evento infatti a Napoli verrà a presentare il film Aniello Arena, attore di Reality che con la sua storia di vita è un esempio di riscatto.

I detenuti che hanno visto il Clan dei ricciai hanno un sguardo più profondo del resto del pubblico, capiscono le dinamiche che hanno vissuto sulla loro pelle. Bisognerebbe sempre sospendere il giudizio su chi abbiamo di fronte, soprattutto se è una persona che ha sofferto dovremmo avere un occhio di riguardo nei suoi confronti. I detenuti sono vittime del sistema: i poveri, i deboli, chi nasce nelle periferie va in carcere, se hai reti sociali forti, denaro o potere in carcere non finisci. Molti guardando il mio film si sono sentiti vicini ai ricciai. Purtroppo oggi difficilmente si empatizza invece con chi arriva via mare ed ha la pelle diversa, benché la disperazione non abbia colore”.

Pietro Mereu sta girando un film documentario in Colombia da titolo El milagro de Barranquilla che sarà prodotto dalla napoletana Simona Sarno e narra un’altra storia di riscatto: quella dei giovani dei barrios più malfamati che riescono ad uscire dal sistema criminale giocando in una squadra di calcio. Inoltre sta sviluppando una docu serie con Colorado Film in cui c’è anche Napoli, “a Napoli c’è un’energia forte- sottolinea il regista-, simile a quella di città del Sud America dove è più facile perdere la vita e per la vita si combatte con forza ogni giorno”.

Alessandra del Giudice

Pietro Mereu è nato a Lanusei nel 1972, si è diplomato in sceneggiatura presso la Scuola Civica di Cinema Tv e Nuovi Media di Milano. Inizia a collaborare con Piero Chiambretti che reputa un suo grande Maestro. Nel 2010 ha ideato e scritto il film documentario ‘Disoccupato in affitto’ , girato anche a Napoli, di cui è protagonista, vincendo vari premi nazionali, che nel 2012 fu distribuito nelle sale da “Distribuzione Indipendente”. https://www.youtube.com/watch?v=a8IGqA1Xgs8

Nel 2015 una serie di documentari da lui ideata ‘Senza regole’ , sul calcio storico fiorentino, va in onda sulla Rai. Sempre nel 2015 gira “il Club dei Centenari”, sulla longevità degli abitanti dell’Ogliastra vince vari premi nazionali sul film documentario.

Nel 2017 una sua miniserie di documentari sulla regola benedettina, “I manager di Dio” va in onda su Tv2000.

Un altro suo docu film dal titolo ‘Il Clan dei Ricciai’, prodotto da Nicolas Vaporidis, ha vinto il premio Ucca al Biografilm 2018, e andrà su sky arte in autunno.

Reportage

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