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Martedì 20 Agosto 2019




Storie dei Vicoli di Napoli – Rosaria su Monte di Dio

vicoloUn grande televisore di quelli degli anni Ottanta si intravede sullo sfondo, lo schermo nero come un grande occhio fisso sulla strada. In primo piano, a fuoco, lei, i capelli biondi a formare una corona intorno al viso bianco, lo scialle verde leggero sulle spalle, il ventaglio nella mano e il braccio adagiato sulla parte inferiore della porta d’ingresso del vascio.

Rosaria ha visto Monte di Dio cambiare nel corso degli anni di quest’ultimo mezzo secolo. Il suo lavoro, svolto con il marito in gioventù, di gestione di un piccolo deposito di bibite che fornisce i ristoranti e i bar della zona di Santa Maria degli Angeli, di via Monte di Dio e di parte di via Nicotera, adesso è in gran parte compiuto dai figli e dai nipoti che svelti caricano le cassette di acqua sui carrellini per poi portarle a destinazione. Ora il suo compito si limita alla muta sorveglianza, a registrazione acritica delle vicende della strada, del via vai delle automobili, dell’attività dei negozi circostanti che alzano la serranda alle otto del mattino per riabbassarla alle sette di sera. Ed è solo quando è ora di cena, e la strada diventa deserta, quando il vociare della strada di spegne per accendersi all’interno delle case, nelle sale da pranzo e nelle cucine, che Rosaria rientra. È in quel momento che il televisore muto per tutto il giorno inizia a farle compagnia, restituendole  le sembianze di una umanità tanto diversa da quella guardata durante le ore del giorno. “I miei preferiti sono i ragazzi. Perché i loro vestiti cambiano, le gonne si allungano e si accorciano, i tacchi diventano zeppe ma loro sono sempre li stessi. Gli stessi occhi pieni di paura e di speranza” dice Rosaria “Da quando Eugenio non c’è più (il marito, venuto a mancare dieci anni fa, ndr.) vivo sola. Durante il giorno i miei figli passano per casa, mi portano la spesa e le medicine, ma la mia vera famiglia è la strada”. Rosaria parla lentamente, con la sua voce cantilenante. Lo sguardo velato tipico dei vecchi sembra guardare nel mondo del passato. In quel mondo Eugenio è ancora con lei, ancora la mattina alle sette lei si alza per preparargli la colazione, caffelatte bollente e Oro Saiwa. E ancora si dedicano alla loro partita a carte, che si conclude sempre allo stesso modo, con Eugenio che si arrabbia e la accusa di barare. La televisione è un vociare di sottofondo, le immagini scorrono: un quiz a premi con un nuovo vincitore, l’ultima trovata in materia di chirurgia estetica, l’ennesima batteria di pentole dal prezzo imbattibile, l’emergenza rifiuti sbattuta in apertura al telegiornale della sera. I volti si sgranano in espressioni oscene mentre mimano sentimenti da contratto, che durano giusto il tempo che intercorre fra una pubblicità e l’altra. “Chi guarda la televisione, e anche chi fa la televisione, non guarda la strada. Di questo ne sono certa. La realtà è un’altra cosa. La verità non sono donne in costume da bagno anche in inverno. La verità sono ragazze con le borse pesanti che vanno all’Università. La verità non sono uomini che inseguono il successo, ma padri felici che spingono un carrozzino. La verità non sono gli immigrati che rubano il lavoro, ma ragazzi che non hanno paura di alzare le cassette dell’acqua da dodici bottiglie”. La verità è per strada, lo dice Rosaria che ha tanto tempo per riflettere e la mente sveglia, nonostante  i suoi settanta anni abbondantemente superati. Le chiedo l’età, lei ride e dice che non si chiede l’età a una signora. “Tengo l’età per dare un consiglio senza tornaconto, piccerè. Un consiglio lo darei volentieri anche a quei signori arrabbiati che ci governano e che vedo in Tv. Gli consiglio di uscire dalla Tv e di venire qui accanto a me, a guardare la strada. Una seggiulella la tengo anche per loro”.

Chiara Reale