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Martedì 20 Agosto 2019




Il Punto sulla Salute Mentale a Napoli: intervista a Fedele Maurano

fedele mauranoLa salute mentale sembra sempre più a rischio in un’epoca in cui i diritti umani dei più deboli vengono messi in discussione da una società che corre veloce, che è sempre più virtuale e non è attenta ai bisogni delle persone. Fedele Maurano, direttore del Dipartimento della Salute Mentale dell’Asl Napoli 1 Centro ci racconta le problematiche emergenti e le possibili soluzioni.  

All’indomani della Conferenza nazionale sulla salute mentale tenutasi a Roma il 14 e 15 giugno il dirigente della Salute Mentale della Asl Napoli 1 ci parla delle problematiche emergenti, dello stato della Salute Mentale a Napoli e degli investimenti di risorse finanziarie e umane nella Asl Napoli 1.

Cosa è emerso dalla Conferenza Nazionale sulla Salute Mentale?

L’esistenza, a livello locale, di numerose esperienze positive dimostra come le risorse esistenti, pur insufficienti, possano essere integrate e spese meglio, in particolare riducendo i troppi letti in residenze e comunità (diventate in gran parte cronicari), spostando i fondi verso i servizi di comunità (sostegno all’abitare, piccoli gruppi di convivenza, ecc.) e per aiutare le persone a restare nel proprio ambiente di vita; che per rendere attuali i principi e gli obiettivi richiamati in premessa bisogna respingere ogni tentativo di modifica della legge 180, rilanciare una rivisitazione dei modelli organizzativi e una riqualificazione dei servizi di salute mentale (e più in generale delle politiche sanitarie e sociali), riprendendo con strumenti adeguati la battaglia culturale per sradicare lo stigma verso “il diverso”, che associa pericolosità e follia, emarginando e discriminando le persone con disturbi mentali e i loro familiari. Condivido a pieno i dieci punti della dichiarazione conclusiva.  

Qual è lo stato dei servizi della Salute Mentale a Napoli?

A livello locale, nella Asl Napoli 1 Centro, seguiamo 15 mila adulti e 5 mila minori. Abbiamo una situazione che soffre di questi anni di piani di rientro che hanno comportato una marcata riduzione delle risorse: con il personale in servizio siamo al 55% delle dotazioni organiche. Pertanto abbiamo cercato di implementare le carenze di personale con l’assunzione di 20 psichiatri e l’aumento del numero di educatori professionali in convenzione e stiamo facendo concorsi per i logopedisti. Neuropsicomotricisti dell’età evolutiva, educatori professionali in età evolutiva, psicologi e assistenti sociali.

Quali sono i disagi psichiatrici più gravi?

C’è innanzitutto un grave disagio minorile: sono i più piccoli a scontare un malessere collettivo che è ben evidente nei contesti familiari e sociali. Inoltre lo sfaldamento del sistema di welfare e la riduzione dei legami sociali e della coesione sociale rendono difficile costruire relazioni sane. Ci sono forme sempre più frequenti di autismo, ritiro sociale e casi di ragazzi che non escono dalle loro camere riducendo la propria vita ad abitare solo il mondo virtuale.

Come state facendo di fronte ai problemi che riguardano i minori?

Stiamo lavorando molto su programmi di promozione della salute e di cura negli ambiti di vita in particolare di quelli scolastici dei minori e sull’infanzia e l’adolescenza e nell’età più a rischio dai 14 ai 20 anni. Stiamo incrementando i servizi territoriali pubblici di neuropsichiatria infantile e adolescenziale con nuove risorse umane e stiamo promuovendo molti progetti integrativi tra i due tipi di servizi: per adulti e minori.  I 10 nuclei operativi per la salute mentale attivi in ambito aziendale in età evolutiva che si vanno a sommare ai 10 centri di salute mentale per adulti, possiedono delle equipe multi professionali e multidisciplinari e sono un unicum in Campania che si vorrebbe estendere a tutta la Regione.

Quali sono le problematiche cui è più difficile far fronte?

Le problematiche a cui è più difficile rispondere attualmente sono: il rapporto con i migranti e con persone con sofferenza psichica all’interno delle carceri e la difficoltà sempre maggiore di attuare processi di inclusione sociale e lavorativa. C’è una richiesta sempre più forte di ricoveri sia in fase acuta sia per periodi più prolungati. A Napoli stiamo provando insieme alla cooperazione sociale di attivare nuove forme di intervento domiciliare e sociale nei luoghi di vita per evitare qualunque tipo di ricovero, che sottraendo persone ai contesti di vita non fa altro che peggiorare la loro situazione.

Effettivamente molte realtà cooperative stanno segnalando l’aumento di casi di migranti con problematiche psichiatriche senza dimora…

I migranti vengono difficilmente al servizio, per paura di essere espulsi perché. Li intercettiamo soprattutto nei Pronto Soccorsi. Frequenti episodi di disturbi comportamentali mostrati in situazioni di etilismo acuto e cronico.  Non c’è una maggiore incidenza di problemi psico patologici tra i migranti, si tratta spesso di persone con reazioni di disadattamento che hanno dovuto fare lunghi viaggi di sofferenza e che si trovano in luoghi segregati come i Cie. Manifestano il loro disagio con forme depressive, determinato soprattutto dal mancato inserimento nei nuovi contesti di vita. Il problema deve essere affrontato su un piano culturale e antropologico, non può essere solamente sanitarizzato. Ci vorrebbero anche più mediatori culturali nelle strutture sanitarie. Di fatto bisogna sottolineare che i migranti, come gli altri possono beneficiare di percorsi garantiti nella salute mentale che a Napoli sono aperti per 24 ore al giorno tutto l’anno.

Alessandra del Giudice