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Martedì 20 Agosto 2019




I rifugiati nel Mediterraneo, in Italia, a Napoli

In città è emergenza senza dimora e disagio mentale

rifugiatiLa Giornata internazionale del rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite, viene celebrata il 20 giugno per commemorare l'approvazione nel 1951 della Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati (Convention Relating to the Status of Refugees) da parte dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. E’ un momento importante per valutare lo stato di salute della rete di accoglienza. A Napoli è emergenza senza dimora e disagio mentale.

La Giornata internazionale del rifugiato

La Giornata venne celebrata per la prima volta il 20 giugno 2001, nel cinquantesimo anniversario della suddetta Convenzione. Ogni anno l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) seleziona un tema comune per coordinare gli eventi celebrativi in tutto il mondo. E’ una data che ci invita a riflettere su quanti nel mondo siano alla ricerca di una vita migliore e fuggano incredibili sofferenze. Se la condizione di migrare è antica come l’uomo, oggi più che mai per salvarsi la vita si muore a causa delle barriere poste dai vari Paesi del Mediterraneo.

Nel 2019, a neanche metà anno, nel Mediterraneo gli arrivi sono stati 31,822, sono stati 560 i morti e dispersi. Nel Mediterraneo, negli ultimi 4 anni, a causa delle politiche di chiusura europee e agli accordi con la Libia, c’è stata una diminuzione delle partenze, degli arrivi e quindi dei morti benché il costo delle vite umane sia comunque ancora altissimo. Dai dati dell’UNHCR vediamo che nel 2018 sono arrivate 141,472 persone, 2,277 non ce l’hanno fatta; nel 2017 ne erano arrivate 185,139 con 3,139 tra morti e dispersi; nel 2016 ne erano arrivate 373,652 e 5,096 mai giunte a destinazione; nel 2015 erano arrivate 1,032,408 e 3,771 erano stati i morti; nel 2014 erano stati 225,455 gli arrivi e 3,538 quelli mai arrivati. 

La situazione in Italia 

Le elaborazioni della Fondazione Ismu sulla base dei dati del Ministero dell’Interno e dell’UNHCR mettono in evidenza una diminuzione delle richieste di asilo in Italia negli ultimi due anni, dopo un picco nel 2014-2017.  Già a gennaio 2018, in seguito alla legge Minniti-Orlando gli arrivi sono scesi dell’80% a causa dell’accordo con la Libia, una scelta precisa di delega cui poi è seguita la politica di criminalizzazione. E se i minori arrivi si configurano come inferiore numero di vite perse in mare non bisogna dimenticare gli uomini, le donne e i bambini violentati e maltrattati in Libia per una decisione meramente politica.

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Provenienza 

La Rete Sprar/Siproimi

A partire dalle esperienze di accoglienza decentrata e in rete, realizzate tra il 1999 e il 2000 da associazioni e organizzazioni non governative, nel 2001 il Ministero dell’Interno Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione, l’Associazione nazionale dei comuni italiani (ANCI) e l’Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (UNHCR) siglarono un protocollo d’intesa per la realizzazione di un “Programma nazionale asilo”. Nasceva, così, il primo sistema pubblico per l’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati, diffuso su tutto il territorio italiano, con il coinvolgimento delle istituzioni centrali e locali, secondo una condivisione di responsabilità tra Ministero dell’Interno ed enti locali. ll Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è costituito dalla rete degli enti locali che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. A livello territoriale gli enti locali, con il prezioso supporto delle realtà del terzo settore, garantiscono interventi di “accoglienza integrata” che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.

In questa giornata i dati pubblicati sul sito Sprar anticipano quelli salienti del Rapporto Annuale dello Sprar/Siproimi che verrà presentato in autunno come il fatto che nel 2018 attraverso lo Sprar sono stati favoriti i percorsi di integrazione di 41.113 persone, fra cui 5.474 minori. Un’accoglienza organizzata in piccoli nuclei, che vivono nelle strutture del sistema, che per 84% sono normali appartamenti di civile abitazione, presenti in 917 Comuni.

877 i progetti, in tutte le regioni d’Italia, finanziati nel 2018 (54 per persone con disagio mentale e disabilità fisica; 144 per minori stranieri non accompagnati; 681 per richiedenti e titolari di protezione internazionale delle categorie ordinarie).

754 gli Enti Locali titolari di progetto (657 Comuni; 19 Province/Città metropolitane; 28 Unioni di Comuni e comunità montane; 50 altri Enti o Ambiti o distretti territoriali e sociali, Associazioni o Consorzi intercomunali, Società della salute).

1.189 i Comuni coinvolti direttamente nel sistema che comprende tutte le città metropolitane e 495 piccoli comuni sotto i 5.000 abitanti (ovvero il 42% della rete Sprar/Siproimi).

35.881 posti per 41.113 beneficiari: al 31 dicembre 2018, dei 35.881 posti in accoglienza (+14,5% rispetto all’anno precedente) sono stati destinati 734 per persone con disagio mentale e disabilità fisica, 3.500 per minori stranieri non accompagnati, 31.647 per richiedenti e titolari di protezione internazionale (delle categorie ordinarie e Resettlement).

41.113 persone accolte nella rete SPRAR/Siproimi: 36.313 (88,3%) sono state accolte nei progetti per accoglienza ordinaria; 923 (2,2 %) nei progetti per disabili e disagio mentale; 3.877 (9,4%) nei progetti per minori stranieri non accompagnati; 7.315 (18%) costituiscono 2.286 nuclei familiari; un valore tre punti percentuali superiore a quello dell’ultimo biennio; 5.474 (13,3%) sono minori.

Anche per il 2018, la principale modalità di ingresso in Italia delle persone accolte nello SPRAR/SIPROIMI è stata tramite sbarco sulle coste italiane(76%). Diminuiscono coloro che giungono tramite frontiera terrestre mentre aumentano di due punti percentuali i bambini nati in Italia che, per l’anno in esame, sono stati pari al 4% degli accolti. I beneficiari accolti nel 2018 provengono da 89 Paesi, in prevalenza africani e asiatici. Le 10 nazionalità più rappresentate sono Nigeria, Gambia, Mali, Pakistan, Senegal, Guinea, Costa d’Avorio, Somalia, Ghana, Siria.

Gli uomini singoli e in giovane età sono ancora i più rappresentati tra i beneficiari della rete, ma la percentuale di donne che giungono in Italia in cerca di protezione, spesso da sole, è in progressiva crescita e l’incidenza sul totale degli accolti risulta essere del 16,47% (ovvero di tre punti percentuali in più rispetto all’ultimo biennio). Provengono principalmente da Nigeria, Siria e Somalia.

Nel 2018 le fasce d’età maggiormente rappresentate sono quelle che vanno dai 18 ai 25 anni (52,5%) e quella dai 26 ai 30 anni (16%). La somma di queste due fasce di età raccoglie il 68,5% del totale degli accolti ma rispetto agli anni precedenti si rileva un aumento dei minori appartenenti alla fascia di età più giovane ed in particolare in quella compresa fra 0 e 5 anni i quali sono il 6,2% mentre nel 2015 erano il 3,4%.

In merito al titolo di soggiorno, nel 2018, i beneficiari accolti erano:25,9% richiedenti protezione internazionale, 28,7% titolari di protezione internazionale, 42,5% titolari di protezione umanitaria, 2,6% titolari di permesso di soggiorno per minore età, 0,3% titolari di permessi per casi speciali.

3.877 i minori stranieri non accompagnati accolti nel 2018, il 96% sono giovani maschi provenienti principalmente dal Gambia, Nigeria, Guinea, Mali e Senegal. Nel corso del 2018 si è ampliata la disponibilità di posti SPRAR/SIPROIMI dedicati all’accoglienza di minori stranieri non accompagnati, arrivando al 31 dicembre 2018 ad un numero complessivo di 144 progetti dedicati all’accoglienza dei MSNA, per un totale di 3.500 posti. Nel complesso, nel 2018, il Servizio Centrale ha predisposto circa 25.000 nuovi inserimenti, di cui 16.520 (4.000 persone in più rispetto all’anno precedente) su segnalazioni ricevute da parte di tutte le Prefetture italiane. Le segnalazioni da parte delle Prefetture sono aumentate dell’81,6% rispetto al 2016 e inoltre sono aumentate le segnalazioni di persone con disagi di varia gravità: dalla disabilità fisica a disagi di natura psicologica e psichiatrica.

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L’accoglienza a Napoli: non esiste una rete per senza dimora e persone con disagio psichico 

In totale sono circa 400 i posti per i rifugiati in Provincia di Napoli, in città sono 132 le persone accolte dalla Rete Sprar dall’Associazione L.E.S.S. Onlus - Centro studi e iniziative di Lotta all’Esclusione Sociale per lo Sviluppo del Mezzogiorno d’Italia – che dal 1999 garantisce un sistema di servizi e interventi di accoglienza e inclusione sociale per migranti, richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. Il progetto, come nel resto d’Italia, è finalizzato ad offrire misure di assistenza e di protezione al singolo beneficiario e a favorirne il percorso di integrazione attraverso l’acquisizione di una ritrovata autonomia. Per raggiungere tali obiettivi, i progetti dello SPRAR, oltre ad occuparsi dell'assistenza legale, sanitaria e psicologica, si fondano tutti sul concetto di rafforzamento dell’autonomia del beneficiario. L’accoglienza nello Sprar dura 6 mesi, prorogabile di 6 mesi, poi le persone che hanno seguito un percorso trovano lavoro e fanno la loro vita, tuttavia la maggior parte prende contatti con amici e parenti e va fuori dall’Italia, in Francia e in Germania.

Il problema più urgente a Napoli è per chi non rientra nella Rete Sprar che non è più dedicata a richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria, ma solo ai rifugiati. “Napoli è una città di snodo importante per chi non è inserito in una rete di protezione- racconta Simona Talamo, della L.E.S.S. responsabile del progetto IARA, Integrazione e Accoglienza per Rifugiati e richiedenti Asilo -. Non c’è un monitoraggio, ma noi che ci occupiamo di migrazioni da tanti anni dall’osservazione quotidiana abbiamo notato un incremento delle persone in strada con un forte disagio psichico dovuto spesso proprio alla condizione di non avere punti di riferimento e prospettive. Se un rifugiato fa domanda di accoglienza ne avrebbe diritto, ma la città non è pronta e le persone si trovano prive dei servizi essenziali. Soprattutto non ci sono posti letto, se si escludono quelli della Tenda o della Palma o del Dormitorio. Solo in pochi giorni c’è stato il caso di un migrante psicotico che dimesso dall’ospedale non sapeva dove andare e di un ragazzino del Ghana a cui avevano rubato tutto e che vagava in stato confusionale. Per gli psichiatri è anche difficile individuare il problema perché le patologie di una persona di un altro paese non sono ascrivibili alle nostre, queste spesso hanno visioni o si affidano alla religione. Il centro di salute mentale dedicato specificamente ai migranti presso l’Ascalesi non c’è più, per due anni abbiamo gestito un progetto di etnopsichiatria, ma finito il finanziamento non è stato rinnovato. Nel centro Sprar abbiamo 2 psicologhe e un etnopsichiatra che possono vedere pazienti esterni, fare una diagnosi e prescrivere dei medicinali, ma non potendo offrire un set di accoglienza ad hoc è anche difficile curarle. La vita di strada non è compatibile con il disagio mentale: ci vorrebbe invece un ambiente sano e tranquillo. Non esiste neanche più la solidarietà della comunità di provenienza. Stiamo progettando uno Sprar per le persone con disagio mentale ma è ancora tutto in fase di costruzione. Un altro grave problema è quello delle donne fuori dai circuiti di accoglienza che non hanno strutture ad hoc. L’emergenza alloggi e cure porterà probabilmente alla nascita di nuovi ghetti come quelli di Castelvolturno o di via dell’Avvenire”.

Voci per l’accoglienza

Fitta è l’agenda della rete Sprar per la Giornata Mondiale del Rifugiato, da Nord a Sud del paese: spettacoli teatrali, mostre, incontri e laboratori aperti alla cittadinanza.

La Less che gestisce anche un centro di accoglienza 30 posti per famiglie di rifugiati sull’isola di Procida, dove si sta stabilendo una bella integrazione tra isolani e rifugiati porterà questa esperienza a Ischia in occasione della Giornata del Rifugiato. L’evento è organizzato da La Stanza – Spazio sociale, in collaborazione con ZaLab, per portare al centro dell’attenzione il tema dell’immigrazione, visto, però, soprattutto, con gli occhi del mondo solidale e resistente degli operatori dell’accoglienza. L’evento si tiene alle 19, a Forio (isola d’Ischia), Molo Borbonico, presso la Sala Lucia Capuano, con la proiezione di una delle due parti del documentario “Paese Nostro”, una serie di cortometraggi che raccontano le esperienze di alcuni operatori dei progetti di accoglienza della rete SPRAR. Uno dei cortometraggi che proietteremo vede come protagonisti Kouassi Pli Adama Mamadou, originario della Costa D’Avorio e Mariarita Cardillo, entrambi operatori del CSA Ex Canapificio di Caserta, ente che, prima che venisse sequestrato dalla procura, gestiva il più grande SPRAR della Campania. Mamadou e Mariarita saranno nostri ospiti e dialogheranno con il pubblico al termine della proiezione. Insieme a loro interverranno anche Amadou Ousseynou Sall (per tutti Usain), di Forio, originario del Senegal, responsabile di una associazione che si occupa di immigrazione, e Davide D’Angelo, operatore della LESS Onlus (ente gestore del progetto IARA – Integrazione e Accoglienza per Rifugiati e richiedenti Asilo – del Comune di Napoli) ed ex responsabile di un CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria) napoletano.