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Lunedì 22 Aprile 2019




Resistenza umana e integrazione: ecco i vincitori della quinta edizione del Premio Cinematografico Fausto Rossano

 MG 0284Vincono un film di resistenza umana e cortometraggi sulla diversità e sull'integrazione la quinta edizione del Premio Cinematografico Fausto Rossano, organizzata dall’Associazione Premio Fausto Rossano e dal gruppo di imprese sociali Gesco, che si è chiuso con la cerimonia di premiazione condotta da Chiara Reale presso il Multicinema Modernissimo di Napoli venerdì 5 aprile 2019.

Tra i diciotto film e cortometraggi in concorso selezionati tra oltre duecento pervenuti da tutto il mondo, la giuria presieduta da Titta Fiore ha assegnato il premio per il miglior lungometraggio a Samosely di Fabrizio Bancale che racconta «con un linguaggio essenziale, eppure fortemente simbolico, una straordinaria storia di resistenza umana. Accompagnato da un'efficace resa fotografica, il film condensa in un’ora di montaggio la scelta di una comunità che, dopo il disastro atomico di Chernobyl, si esilia dal processo storico perché ritiene lo sradicamento dalla propria terra più nocivo delle radiazioni». Il premio al miglior cortometraggio è andato a 9 su 10 di Andrea Baroni che «attraverso la storia di una coppia di trentenni, lei francese, lui italiano, lei vegetariana, lui carnivoro, il film affronta con ironica leggerezza i temi della contemporaneità e l'idea stessa della diversità culturale e di genere». Il premio Sezione Laboratori è stato assegnato al cortometraggio Per un pugno di banane di Davide Forte «per essere riuscito a raccontare una storia del selvaggio West attraverso una narrazione credibile, rafforzata da un cast "d'eccezione", vero perno di un'opera brillante e ambiziosa». La Giuria Giovani (composta da settanta studenti dell'istituto superiore A. Romanò)  ha premiato The silent child di Chris Overton «Una storia di grande impatto emotivo, ben raccontata, capace di arrivare subito al cuore dello spettatore (...). Ci ha comunicato che curare vuol dire "prendersi cura", mettendo al centro la persona e la sua dignità, non i suoi problemi». Ci sono state anche due le menzioni speciali a Il mondiale in piazza di Vito Palmieri che «affronta il  tema dell'appartenenza al di là di pregiudizi e stereotipi, usando il linguaggio dello sport come collante universale» e, da parte della Giuria Giovani, a Nu more maje di Agostino Fontana.

Strutturato in proiezioni pomeridiane e serali e dibattiti mattutini sulle seconde generazioni e sulla ludopatia, il Premio – dedicato alla memoria dello psichiatra Fausto Rossano che da ultimo direttore del Bianchi diede un contributo fondamentale alla dismissione dai manicomi e diretto dal figlio, il sociologo visuale Marco Rossano - vuole sensibilizzare al tema della sofferenza psichica attraverso il potente mezzo cinematografico e ha visto l’assegnazione anche di un premio speciale ai fratelli Roberta, Gabriele e Daniele Russo del Teatro Bellini.

Sono intervenuti alla serata finale Marco Rossano, Titta Fiore e la giurata Assunta Maglione. I vincitori hanno ricevuto in dono un’illustrazione creata per l’occasione da Romilda Lombardi.

La quinta edizione del Premio è stata organizzata in  collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale della Asl Napoli 1 Centro, la cooperativa sociale Dedalus con Officine Gomitoli, l’Istituto A. Romanò,  AvaNposto Numero Zero e il Multicinema Modernissimo. 

Il Premio Cinematografico Fausto Rossano

La quinta edizione si è tenuta dal 2 al 5 aprile 2019 in diversi luoghi della città. Il Premio è una rassegna itinerante di film e cortometraggi con proiezioni affiancate da dibattiti, organizzata con l’obiettivo di dare centralità al tema della salute mentale e del pieno diritto alla salute di tutti i cittadini. L'iniziativa vuole contribuire a combattere lo stigma che circonda la sofferenza psichica nelle sue più varie accezioni.

Il Premio è dedicato allo psichiatra napoletano Fausto Rossano, scomparso nel 2012, che da ultimo direttore dell’ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi e poi come responsabile del Dipartimento di Salute Mentale di Napoli si impegnò attivamente per la chiusura dei manicomi.

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