| SEGUICI SU seguici su Facebook seguici su Twitter youtube
Giovedì 13 Dicembre 2018




“Uniamoci intorno ad un Tavolo, in nome dei bambini”

Lo dice la past president Unicef Campania, Margherita Dini Ciacci in occasione della XXIX Giornata Dini CiacciUniversale dell’Infanzia e dell’Adolescenza

E’ da 42 anni che dedica la sua vita ai bambini più poveri, Margherita Dini Ciacci a breve lascerà il ruolo di presidente dell’Unicef Campania, ma non il suo impegno a fianco ai più piccoli. In occasione della XXIX Giornata Universale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, la past president invita tutti a sostenere i bambini dello Yemen e alle istituzioni e alle associazioni campane chiede di unirsi oltre le divergenze personalistiche.

Si definisce “past president” anche se il nuovo presidente non è ancora stato nominato...

Sono 42 anni che dedico, come volontaria, la mia vita all’Unicef: ho avuto molto dalla vita e da cristiana mi vergognavo di andare in chiesa la domenica, ma poi non fare nulla per i più fragili come fanno in tanti. Sono stata anche vice presidente nazionale e sono socia fondatrice dell’Unicef e continuerò ad occuparmi sempre di bambini perché questo è il mio ideale. Tuttavia l’Unicef sta nominando nuovi presidenti per le sedi regionali ed è giusto questo rinnovamento. Dal 6 giugno è Francesco Samengo il presidente nazionale, mentre in Campania arriverà una donna giovane, molto seria e in gamba. Non posso fare il suo nome fino alla presentazione ufficiale che avverrà a breve.

In occasione della Giornata Universale dell’Infanzia e dell’Adolescenza che appello vuole fare?

Chiederei a tutti di sostenere la nostra campagna per i bambini dello Yemen a cui manca tutto: ogni 10 minuti muore un bambino. Non è onesto non pensare a chi muore di fame. Fino al 2 dicembre si può donare al numero solidale 45525. Nei paesi poveri hanno bisogno di soldi, qui in Italia e in particolare in Campania serve un cambio di mentalità degli adulti nei confronti dei bambini e dei ragazzi.

Qual è la condizione dell’infanzia in Campania?

Ci sono diverse urgenze: abbiamo la necessità di contrastare episodi non sporadici di violenza sia nelle strade sia nelle scuole. Ai ragazzi mancano testimonianze valide, sia in ambito familiare sia scolastico. In tanti quartieri c’è la criminalità che fa la voce grossa, mentre non ci sono spazi di aggregazione e socializzazione. Mancano asili ed insegnanti, le stesse strutture scolastiche cadono a pezzi, Napoli è posizionata su una groviera, basti pensare al crollo che c’è stato a Montesanto in questi giorni. Come si può pensare ai bambini in questo contesto? La parola più importante a Napoli è “Arrangiare”.

Chi pensa ai bambini?

Il Comune fa i salti mortali, l’assessorato alle politiche sociali di Napoli è impegnato, ma mancano i fondi per creare le strutture necessarie per i bambini e i ragazzi. La città fa ciò che può, ma dal momento che le risorse sono scarse le cose sono fatte secondo le esigenze e le mancanze generali dei territori, non a misura dei bambini. Ciò che si attua in zone come Forcella, San Pietro a Patierno, a Scampia è realizzato grazie ai volontari, quando il volontariato dovrebbe essere un’integrazione non una sostituzione di ciò che manca. Ci sono tante associazioni in ogni quartiere, ma lavorano ognuna per se e seguendo la propria strada, non c’è spirito di concertazione. Questa mancanza di collaborazione è ancora maggiore tra i vertici istituzionali, tra Comune e Regione. Questo problema è gravissimo: non è possibile cambiare Napoli in questo modo. A breve incontrerò il nuovo Garante regionale per l’infanzia Scialla e chiederò cosa vuole veramente fare per i bambini di Napoli e della Campania. Mi sembra una persona seria, nutriamo speranza.

Cosa si dovrebbe fare per migliorare le condizioni di bambini e ragazzi?

Dovremmo creare una comunità in cammino per i diritti dei bambini e degli adolescenti. La comunità dorme, invece dovrebbe essere educante e solidale e incontrarsi intorno ad un tavolo di concertazione tra famiglie, scuole, amministrazioni comunali, associazioni di volontariato per decidere come seguire e proteggere l’unico capitale dell’umanità: il bambino e il ragazzo.

Occorrerebbe che le associazioni culturali, sportive, musicali adottassero qualche bambino che vive in strada e lo seguissero nel suo percorso di vita. Così cambieremmo il volto di Napoli. Nelle politiche pubbliche il bambino dovrebbe avere la priorità con investimenti mirati per strutture e servizi per i più piccoli, i giovani, le famiglie. Bisognerebbe poi moltiplicare le occasioni di formazione per studenti e insegnanti. Penso ai risultati del corso sul bullismo che organizziamo ogni anno: quest’anno sono intervenuti ad esempio Marco Rossi Doria e Paolo Siani. L’incontro è stato seguito da 120 insegnanti di 120 scuole, questo significa moltiplicare le possibilità di aiutare i ragazzi in modo professionale.

C’è un tema che le sta particolarmente a cuore?

Sicuramente tutti i bambini della periferia di Napoli sono in grande difficoltà per la povertà educativa, la nostra, la chiamo la periferia del malessere o la corona di spine della città.

Tuttavia un dramma emergenziale è quello dei rom di Giugliano che vivono nelle baracche di Ponte Riccio con 90 bambini: il mese scorso prima si sono ammalati e poi sono finiti allagati a causa delle piogge e si sono dovuti riparare sui tetti. Solo due associazioni, Arrevutammece e i Girasoli dell’Est si sono rimboccate le maniche e hanno fatto l’impossibile per aiutarli, ma lavorano contro i mulini al vento. Ora i bambini sono tornati a scuola, ma fin ora non hanno avuto nulla, continuano a vivere illegalmente e ad aspettare all’infinito una vera casa. Con l’ex prefetto Pansa facemmo un tavolo di concertazione per mandare i bimbi rom a suola e per la realizzazione dell’eco villaggio, mentre la Regione aveva creato nel 2014 un tavolo di concertazione per i rom, ma le attività sono ferme. Inoltre mi chiedo, c’è amore per quei bambini nel nuovo Governo? Sono bambini anche questi o sono diversi? Si vuol fare qualcosa per proteggerli o sperano che muoiano tutti? Solidarietà vuol dire che un bambino è un bambino è basta, non che è napoletano, rifugiato, rom, bianco o nero.

Alessandra del Giudice