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venerdì 22 Novembre 2019




“Il disagio dell’uomo contemporaneo? Illudersi che le connessioni siano relazioni”

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Se ne parla al congresso nazionale degli psicoterapeuti, in programma a Napoli

Nella società liquida, in cui tutto cambia e in fretta, emergono nuove forme di disagio, come le “patologie narcisistiche o del vuoto”, ovvero quelle che si manifestano in chi si nasconde dietro allo schermo di un pc o di uno smartphone cercando di colmare il proprio vuoto interiore. “L’errore, molto frequente soprattutto negli adolescenti, è credere che, essendo sempre connessi, si possano creare legami reali, che durano oltre il virtuale”. Parola dello psicoterapeuta Giuseppe Ruggiero, presidente della Federazione Italiana delle Associazioni di Psicoterapia (FIAP), che nel weekend che dal 4 al 7 ottobre si riunisce a Napoli (Stazione marittima), per il suo VIII Congresso nazionale. I riflettori saranno puntati sul cambiamento, sia sotto un profilo clinico, sia sotto un profilo sociale e culturale, e sui nuovi bisogni che le nuove generazioni di psicoterapeuti si troveranno ad affrontare, dovendo adeguare metodi e terapie.

Dottor Ruggiero, perché un congresso nazionale a Napoli?

Perché Napoli sicuramente esprime una tensione molto forte al cambiamento, è un luogo di forti contraddizioni ma anche di grandi risorse. Lo stesso titolo del congresso “Il Canto di Partenope. La psicoterapia sulla rotta del cambiamento” richiama il mito di fondazione della città, che racchiude in sé il desiderio di trasformazione della sirena raccontata dalla leggenda.

 Perché è così importante riflettere sul cambiamento oggi e cosa si intende per cambiamento in psicoterapia?

Viviamo una società liquida e ipermoderna, in costante evoluzione, il cambiamento è in tutto, riguarda la natura dei legami, le relazioni affettive, l’individualità delle persone, la famiglia che oggi è sempre più declinata al plurale. Tutto ciò impone una riflessione importante sui nuovi bisogni e sulle risposte da dare a questi bisogni anche rispetto alla pratica clinica.

 Rispetto ai cambiamenti che ci impongono i nuovi modelli sociali quali sono i disagi principali che vive l’uomo contemporaneo?

Anzitutto, in una società che cambia così velocemente, è sempre più difficile trovare dei punti fermi, a livello sociale, lavorativo, familiare, personale. Risulta complicato oggi mantenere una costanza e un impegno nei legami affettivi. In questo le nuove tecnologie spesso non aiutano, perché creano l’illusione che le connessioni e il virtuale siano capaci di creare legami autentici. In questo caso, parliamo di “patologie narcistiche o e del vuoto”, ma più comunemente ci si imbatte in situazioni di “dis-controllo”, ovvero di incapacità della persona di avere un buon controllo di sé e sulla propria emotività. E così che si assiste, soprattutto tra i giovanissimi, a fenomeni come la violenza, il bullismo, reazioni incontrollabili: ormai non esiste più uno spazio per la riflessione. Oggi si punta tutto sull’azione e poco sul pensiero. Queste sono le nuove sfide future della psicoterapia.

In che modo la psicoterapia può rispondere a queste nuove forme di disagio?

La psicoterapia deve dare delle risposte adeguate ai nuovi modi di interagire, anzitutto deve fermarsi a riflettere, come faremo noi in questo congresso, rivolto soprattutto alle nuove generazioni di psicoterapeuti: principalmente loro avranno il compito di rinnovare le pratiche di cura, essendo anche più capaci di poter interpretare le nuove esigenze, intercettare i bisogni dei giovani e, quindi, dare le risposte più adeguate a questo tempo. A cominciare dai metodi: oggi come oggi non c’è più bisogno di terapie lunghe ma flessibili, anche i setting devono essere più dinamici e si devono adattare al presente. Insomma, oltre i lettini, gli specchi, le tecniche, mettiamo al centro le buone relazioni, tra cui la relazione di cura, l’incontro umano fatto di autenticità e reciproco riconoscimento.

Come sta lavorando su questo la Federazione Italiana delle Associazioni di Psicoterapia?

La Federazione che io presiedo non rappresenta un unico modello, ma mette insieme tante associazioni che hanno diversi approcci e scuole di pensiero con l’intento di favorire il dialogo e lo scambio culturale. Insomma, l’auspicio è di abbandonare il conflitto e l’opposizione, incoraggiando prima il dialogo e poi l’integrazione. Congressi come quello in programma a Napoli il prossimo weekend vanno in questa direzione, riunendo i principali rappresentanti delle diverse correnti a livello nazionale e internazionale.

Qui il programma del congresso FIAP

Maria Nocerino