| SEGUICI SU seguici su Facebook seguici su Twitter youtube
Martedì 21 Agosto 2018




Il poeta aspetta casa

La storia di Antonio, 72 anni, affidatario di un alloggio popolare a Soccavo ancora non consegnato 

Antonio nel dormitorioAntonio, da 12 anni nell’ex Dormitorio Pubblico di Napoli attende l’alloggio popolare a Soccavo, pronto da due anni. I futuri abitanti hanno le chiavi, ma non possono dormirci a causa dell’Enel che non aumenta il voltaggio. In attesa della consegna definitiva, con Antonio ripercorriamo la sua storia- “triste” come lo sono tutte le storie di chi è costretto a rifugiarsi a Via De Blasiis-, gli anni nel dormitorio, le sue speranze di ricongiungersi con la famiglia, la passione e il talento altissimo per la poesia.

Antonio: i suoi occhi limpidi e le poesie di raro lirismo, li ho incontrati circa 10 anni fa quando scoprii l’interessante progetto teatrale-sociale permanente realizzato dal regista Davide Iodice con gli abitanti del Centro di Prima Accoglienza di Napoli. Davide è uno dei più cari amici di Antonio e ha reso pubblico il dono del senza casa per la poesia nello spettacolo “La fabbrica dei sogni” in cui Antonio recita una delle sue tante e meravigliose poesie. Incontro spesso Antonio nel Centro storico con la sua immancabile borsa con fogli, penne e scritti pronti ad essere letti a chi abbia un animo paziente e lungimirante. Spesso Antonio è al bar Ciorfito, nei pressi del Centro di Prima Accoglienza di via De Blasis, dove si recano i senza casa per gustare un caffè che non sia quello della macchinetta automatica. C’è chi un caffè se lo può permettere e anche un piatto di pasta in un’osteria ogni tanto grazie alla pensione sociale oppure a qualche lavoretto saltuario. Perché va subito detto che chi abita nel Centro di Accoglienza spesso non è qualcuno che non possiede nulla, ma qualcuno i cui mezzi sono insufficienti ad avere un tetto sulla testa e dunque a vivere una vita dignitosa, cosa che nel nostro Paese evidentemente non è ancora un diritto. 

Il progetto per gli ultra 65enni: la casa è pronta ma non ci si può dormire

E’ proprio ad un gruppo di 18 ultra 65 enni (con pensione sociale e quindi possibilità di mantenersi), abitanti storici di via De Blasiis che è dedicato il progetto comunale di alloggi popolari a canone bassissimo (circa 50 euro al mese a testa) nel quartiere di Soccavo in via Lattanzio. Un progetto, va subito detto, di grande valore sociale, che tuttavia per vari intoppi pratici non è ancora compiuto a pieno. L’assessore alle Politiche Sociali, Roberta Gaeta, che abbiamo sentito, è molto dispiaciuta per il ritardo dovuto ad “una sciocchezza” ovvero al fatto che l’Enel non abbia fatto l’aumento del voltaggio del contatore che non basta a supportare il bisogno di corrente degli alloggi tutti forniti di frigorifero e lavatrice. “Questo progetto di autonomia l’ho voluto fortemente- ci dice commossa-. Mi piacerebbe dare la notizia che possiamo realizzare la consegna definitiva degli alloggi entro i primi 10 giorni di agosto, intanto aspettiamo”.

Antonio, le va di raccontare come è arrivato a via De Blasis?

Nel 2006, a 60 anni, sono arrivato al dormitorio, dopo una brutta storia con mia moglie che a causa di una scappatella mi abbandonò e andò a Mantova con nostro figlio. Fino a 2 anni fa non l’ho più vista né sentita. Poi dietro suggerimento del mio amico Davide Iodice, regista napoletano molto bravo, le inviai una lettera. Lei la ricevette, la lesse in compagnia di nostro figlio e dopo quattro giorni mi chiamò e mi disse “va bene ti perdono”, da allora ci vediamo e ci sentiamo un paio di volte la settimana al cellulare. Mi auguro di riformare la famiglia tra non molto tempo. Dopo aver rotto con mia moglie non ho più lavorato, prima facevo il rappresentate di ricambi per automobili e questo per 38 anni. Quando mia moglie è andata via ho perso tutto, la voglia di lavorare, la voglia di tornare in quella casa e dopo aver consumato le poche risorse che avevo, grazie ad un amico incontrato a Caserta sono arrivato al dormitorio e là ci sto da circa 12 anni. Oggi ho la pensione sociale più i contributi che mi sono stati riconosciuti la cassa previdenziale dei rappresentanti, l’Enasarco, che però mi ha versato solo 9 anni di contributi su 38…all’epoca era così (ndr. Evidentemente chi non ha possibilità economiche non ha neanche la possibilità di difendersi dalle ingiustizie e far valere i propri diritti). Oggi non mi lamento della mancanza di soldi, ma della mancanza di una casa sì, perché non ce la faccio più a stare nel dormitorio.

Come è nata l’amicizia con Davide Iodice?

Ho conosciuto nel 2009 quando si presentò davanti al dormitorio e chiese se qualcuno voleva raccontare la sua storia e lo mandarono da me. Visto che avevo alcune poesie nella borsa gliele lessi e lui rimase esterrefatto, gli piacquero tantissimo. Da allora ho fatto con lui due spettacoli teatrali all’interno del Centro: “La fabbrica dei sogni” e “Mettersi nei panni degli altri”. Le mie poesie sono ispirate dai sensi, dal momento, dal cuore. La passione per la poesia nasce ai tempi del liceo con Carducci, Pascoli, Quasimodo i poeti che più mi hanno affascinato.

Gli spettacoli di Iodice traggono spunto dalle storie e dai racconti fatti in prima persona dagli abitanti di via De Blasis. Quali sono le storie che hai incrociato in tanti anni e ti sono rimaste più impresse?

Le storie sono quasi sempre tristi, ma sono tutte diverse tra loro. C’è chi si trova qui per la droga, chi per il bere, chi per gravi motivi di malattia in famiglia, chi per un divorzio, altri che si sono sempre adattati a mangiare alle mense senza essere mai riusciti a lavorare, molto triste da raccontare. Ascoltando una donna circa tre anni fa ho pianto. ed era stata abbandonata dal marito consumatore di coca. Lei aveva due bambini piccoli ma furono presi dagli assistenti sociali.

Come è sognare di passare dal dormitorio ad una casa vera?

Io non mi sono mai abituato al dormitorio. Gli anni trascorsi qui sono tanti e certe abitudini, certi atteggiamenti non li sopporto più. Tra maschi e femmine siamo cento. Le donne sono sempre una quindicina ma sono le più litigiose, alcune sono state sospese e poi sono tornate. Quando torno qui tra le 18.30 e le 19 aspetto prima che siano andati a dormire tutti e poi salgo. Così quando due anni fa ci hanno detto dell’alloggio sono stato felicissimo, tuttavia i mesi passavano e non ce lo consegnavano. L’appartamento è molto bello, tutto nuovo, la cucina 20 metri quadri, la camera da letto un po’ più piccola, il bagno ben allestito. Carino e accogliente, l’appartamento è all’interno di un parco quindi è molto tranquillo, si dorme bene, lo so perché nel pomeriggio dormo un paio di ore. Il supermercato attrezzato è a 50 metri. Un sogno. Circa sei mesi fa, la funzionaria del Comune, Giulietta Chieffo ci disse che tutto sarebbe stato pronto, non è stato così. Ci hanno dato le chiavi, ma non possiamo dormire in casa. Questa si chiama osservanza delle forme in dissonanza con la coscienza. Non capisco cosa aspettano. Le chiavi le abbiamo, non vogliamo occupare per non fare una cattiva azione, se ci mettessimo tutti d’accordo potremmo restare anche la notte.

Come si svolge ora la sua giornata?

Mi alzo presto col desiderio di trascorrere la giornata nella mia nuova casa. Siamo solo 3 che andiamo ogni mattina, io, Mario che ci arriva con la motoretta perché incapace di camminare e Gennaro che è stato operato ai polmoni e quindi ci arriva tardi perché cammina molto lentamente. Aspetto il bus in via Marina il 151 per poi scendere alla Torretta e aspettare il 618 che ci ferma a Soccavo d’avanti la struttura, ma a volte il bus si aspetta almeno un’ora e il pomeriggio al rientro, col caldo, ancora peggio. Certe volte l’ho aspettato un’ora e mezzo e quindi sono dovuto andare a prendere la cumana al rione Traiano per poi scendere a Montesanto e tornare nel centro storico e per noi di una certa età non è una cosa da fare tutti i giorni, sia col freddo che con il caldo. Quando sono in casa cuciniamo, ma non avendo il frigo non possiamo conservare nulla. Poi leggo, mi riposo, guardo la tv che ci hanno regalato, scrivo. L’acqua corrente c’è, ma è sempre calda perché i tubi sono esterni, quindi è buona solo per lavarsi, non per bere. Io ho perso circa 6 kg per fare avanti e indietro. Spero si metta fine a questo calvario perché è insostenibile.

Alessandra del Giudice 

Ed ecco “Io non voglio dormire”, poesia di Antonio declamata nello spettacolo “La fabbrica dei sogni” con la regia di Davide Iodice per il Napoli Teatro Festival nel 2010. 

Io non voglio dormire.

Io non voglio dormire...  O mia soave insonnia, che sonno avrebbe mai la tua dolcezza?  È sovente illusione la sua ebbrezza.

Tu ineffabile sei, vera, infinita. Che calma aggiungerebbe alla mia calma?  Che riposo più fondo per questa mia ferita? Non oso, no, dormire.

La gioia è troppo pura.

Mi distrarrebbe i sensi, un sogno.

Tornerebbe nel sogno quel ciclone di cui m'incanti, tu, anche il ricordo, tornerebbe l'angoscia del futuro è a occhi aperti è dolce la visione.

Amore ha trasformato il mio destino, quanti segreti mi va rivelando!  Il messaggio è compiuto, riposano le ali. 

"domani"... Ancora mi va sussurrando.

Cullami l'anima nella sua lontananza, mia dolce insonnia, e fa che al suo ritorno mi trovi amore, quando sorga il giorno, tutta ridente come la speranza.

Per rischiarar lo scritto che mi ha posto sul cuore, su questo cuore che ancora ne sobbalza, la lampada ravviva il suo splendore, lascia ai miei occhi ebbri brillar la verità, esilia il sonno, liberami dai sogni.

Mi ama ancora, Dio!  Che menzogna potrebbe mai valer la realtà? (Antonio)