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venerdì 22 Giugno 2018




Preoccupanti le politiche migratorie del nuovo Governo

MorniroliIl punto di vista di Andrea Morniroli

 

Il Ministero degli Interni affidato a Matteo Salvini preoccupa non poco coloro da anni si battono concretamente contro il razzismo e per l’uguaglianza dei diritti degli esseri umani. Tra questi uno dei maggiori esperti di migrazioni in Italia, Andrea Morniroli.

Andrea Morniroli , impegnato da decenni nelle politiche e nelle azioni di inclusione in Campania, è socio della cooperativa sociale Dedalus, dove coordina gli interventi di contrasto al traffico di esseri umani e segue gli interventi rivolti alle marginalità urbane e al fenomeno della tratta, e collaboratore dell’Assessorato alla Scuola e Istruzione del Comune di Napoli, con responsabilità sui temi della dispersione scolastica e sul sostegno all’inclusione degli alunni con background migratorio e di seconda generazione. Abbiamo raccolto il suo punto di vista sul nuovo Ministro degli Interni.

Cosa pensa del Ministro degli Interni, Salvini?

Ho una forte preoccupazione per uno spostamento a destra del Paese. Le posizioni del Primo Ministro preoccupano perché sembrano più attente a parlare con la pancia della gente, in una sorta di campagna elettorale permanente piuttosto che a fare i conti con la complessità delle politiche di accoglienza. Certamente è la strada più semplice ma anche più rischiosa perché in tal modo si alimentano le pulsioni e le rabbie dei cittadini che rischiano di tramutarsi discriminazione e razzismo. Mi preoccupa vedere ad esempio che i parlamentari della Lega abbiano applaudito Liliana Segre quando ha parlato delle leggi razziali di Auschwitz, ma siano rimasti seduti quando ha detto che si opporrà alle leggi speciali contro i rom e i sinti.  Così come mi preoccupa un Primo Ministro che si dichiara antirazzista: chi è antirazzista non ha bisogno di dichiararlo.

Il Ministro, però, sembra essere razzista solo con gli irregolari…

Considerare gli immigrati “buoni” e “cattivi” non regge, così come non sono mai serviti approcci in bianco e nero. Basti pensare che a causa della chiusura di tanti anni delle frontiere, la maggior parte di coloro che oggi lavorano regolarmente come badanti, nei campi o in fabbrica, hanno vissuto una fase di irregolarità. D’altra parte se Salvini dice che gli immigrati regolari non si devono preoccupare perché i loro figli sono anche figli suoi, devo presumere che adesso sia d’accordo con lo ius soli a cui si è sempre opposto?

Uno dei temi caldi delle politiche di accoglienza sono state già a partire dallo scorso Governo le sue storture...

Rispetto al business dell’immigrazione e della speculazione di singole associazioni che si sono occupate in particolare dell’accoglienza nei Cas, sono d’accordo con il controllo e l’eventuale denuncia ed estromissione, ma non vorrei che si buttasse il bambino con l’acqua sporca, spazzando via tutte quelle associazioni e cooperative che hanno lavorato onestamente in tutti questi anni, cercando strutturare un’accoglienza di qualità. Lo stesso dicasi per le infiltrazioni camorristiche nelle Ong, se anche esse vanno scoperte e denunciate, trovo inaccettabile che diventino la scusa per dire che le Ong, che svolgono un lavoro fondamentale di prima accoglienza, non debbano più entrare nei porti. Non vorrei che le storture presenti nel sistema possano diventare l’alibi per ristrutturare verso il basso il sistema di accoglienza che è già stato messo in discussione da Minniti che ha privilegiato l’emergenza decretando l’abbassamento della qualità dei servizi.

Quali conseguenze ha un sistema di accoglienza di bassa qualità?

Abbassare la qualità riducendo o eliminando le attività di mediazione, formazione e impiego significa non solo impedire una vita dignitosa ai migranti, ma anche ostacolare la loro integrazione pacifica nel Paese. Infatti, se tante persone circolano in strada senza fare nulla, alimentano il timore di “invasione” degli italiani. Insomma è un cane che si morde la coda: meno qualità significa più paura. La preoccupazione è che il Ministero piuttosto che farsi carico della complessità dell’accoglienza e colpire le storture in modo pragmatico smantelli il sistema di accoglienza costruito fin ora a favore dell’investimento in grandi centri per il rimpatrio.

Alessandra del Giudice