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Martedì 21 Agosto 2018




Cosa cambierà per i disabili con il Ministero per la Disabilità?

Nocchetti romanoI punti di vista di  Daniele Romano e Toni Nocchetti

Daniele Romano, presidente della Fish Onlus Campania e di Toni Nocchetti, presidente di Tutti a Scuola esprimono pareri divergenti sulla creazione ex novo di un Ministero per la Disabilità e sul contratto tra M5s e Lega. Se Romano afferma: “respingiamo un Ministero che categorizza i disabili”, Nocchetti è convinto che sia ben venuto un interlocutore unico per le persone con disabilità.

 Lorenzo Fontana, 38 anni è il nuovo ministro per la Famiglia e le disabilità del Governo creato da Lega e M5s. E’ nuovo in tutti i sensi, perché un Ministero con la dicitura “Famiglia e disabilità” non c’era mai stato, d’altra parte, è scomparso il Ministero al Welfare. Fermo restando che non si può giudicare l’operato di un Governo prima che inizi ad agire la scelta stessa della sua composizione e dei suoi componenti ha già una forte valenza politica e culturale. Pertanto siamo andati a testare l’impressione dei presidenti di due associazioni che si occupano a diverso titolo di disabilità a livello locale: Daniele Romano, presidente della Fish Onlus Campania FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) che accoglie in modo molto critico la novità e Toni Nocchetti, presidente di Tutti a Scuola che vede di buon occhio l’istituzione di un ministero specifico per la disabilità. 

Alessandra del Giudice

 daniele romano 

Respingiamo un Ministero che categorizza i disabili

 

Il punto di vista di Daniele Romano, presidente della Fish Onlus Campania FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap).

Cosa cambierà nella visione culturale della disabilità con il nuovo Governo?

Il punto di vista della Fish nazionale è uguale al nostro: il Ministero per la disabilità è un passo indietro da un punto di vista culturale. Prima l’area della disabilità rientrava nella macro area del Welfare:  le persone con disabilità studiano, lavorano, hanno una famiglia, si spostano come tutte le altre quindi le loro problematiche specifiche vanno incardinate nelle diverse aree del Welfare. Questo ministero invece crea confusione e categorizza di nuovo le persone con disabilità, così come Salvini categorizza i migranti e lo stesso Fontana categorizza le famiglie Arcobaleno. Associare poi la disabilità alla famiglia mi fa venire in mente non solo una visione cattolica, ma anche l’idea che sia solo la famiglia a doversi occupare dei disabili, come è accaduto fin ora.  E’ un inammissibile passo indietro considerando che la Convenzione dell’ONU 18 del 2009 delle persone con disabilità parla di politiche di mainstreaming, ovvero che vanno declinate nelle varie aree di intervento. Per questo lo respingiamo.

Un Ministero specifico rappresenta un interlocutore diretto sui temi della disabilità?

Avevamo già un interlocutore. La Convenzione ONU prevede l’istituzione di osservatori per la disabilità sia a livello nazionale sia a livello regionale che si occupano in modo trasversale dei temi che toccano le persone con disabilità, dalla scuola alla cooperazione internazionale. Questi osservatori in Italia esistono dal 2013 e in Campania stiamo lavorando ad una legge per dare più potere al nostro osservatorio. L’anno scorso l’osservatorio nazionale ha approvato il programma biennale di azione sulla disabilità con le linee guida a cui anche il nuovo Governo dovrebbe attenersi, ma nel contratto non viene menzionato. Ciò che viene proposto dal nuovo Ministero cozza con ciò che abbiamo fatto fin ora.

Uno dei problemi atavici delle politiche per le disabilità è la scarsità delle risorse economiche. Crede che questo Ministero riesca a reperirle?

Il Ministero per le disabilità è senza portafogli. Questa scelta la dice lunga sulla mancanza di risorse specifiche. Quindi anche da questo punto di vista si fa un passo indietro. La creazione di questo Ministero mi sembra più fumo negli occhi che non indice di una precisa e concreta strategia politica, di fatto non sappiamo quante risorse abbiamo a disposizione e quanto si voglia investire per le disabilità. Con questo Governo si mettono in discussione i diritti acquisiti in questi anni e vengono fornite risposte populiste di fatto inattuabili come il reddito di cittadinanza. L’idea di Brambilla di ripartire con la lotta ai falsi invalidi dimostra che la Lega persevera con l’atteggiamento di prendersela con i più deboli, basti pensare che la lotta ai falsi invalidi di Tremonti è costata 4 milioni di euro e ha recuperato solo lo 0,03 % della spesa. Lo stesso Fontana vuole rivedere la legge sul Dopo di Noi che rappresenta un grande risultato ottenuto dopo 30 anni. Non vogliamo che ci si metta un giorno per cancellare ciò che abbiamo realizzato con tanti anni di lotta.

AdG

Toni Nochetti

Ben venga un interlocutore unico per le persone con disabilità

Il punto di vista di Toni Nocchetti, presidente di Tutti a Scuola che vede di buon occhio l’istituzione di un Ministero specifico per la disabilità. 

Cosa cambierà nella visione culturale della disabilità con il nuovo Governo?

Voglio mettere per un momento da parte la visione culturale e ideologica. Se guardiamo in modo laico e non pregiudiziale al contratto tra M5s e Lega dobbiamo considerare le modifiche in senso positivo delle politiche per le disabilità. Quindi abbiamo due possibilità: o sono parole al vento o sono cose vere. Bisogna aspettare i fatti per vedere se il Ministero è una bandierina o è espressione di una volontà politica. Io che non li ho votati, e che anzi mi sono presentato alle elezioni con un altro partito, penso che se hanno creato un Ministero specifico un pensiero politico sulla disabilità ce l’hanno, altrimenti  questa azione si tradurrebbe in un boomerang clamoroso. Continuando a ragionare in modo laico, consideriamo che il Ministro ha 38 anni ed è della Lega. La storia politica degli ultimi 15 anni ci dice che i leghisti sono degli ottimi amministratori locali, vicende familiari di Bossi a parte. Ebbene, Fontana, giovane politico di professione con un incarico ministeriale delicatissimo perché innovativo, se è intelligente si impegnerà per portare a casa un risultato. Se non lo fa ce ne accorgeremo nell’arco di qualche mese.

Un Ministero specifico, rappresenta un interlocutore diretto sui temi della disabilità?


La disabilità si articola in tutti gli aspetti della vita e per questo si potrebbe controbattere che bisognerebbe occuparsene a tutti i livelli, come affermano alcune associazioni che ritengono che un ministero specifico ghettizzi i disabili. Io credo invece che significhi fornire un interlocutore ad una parte del mondo che ha le sue specificità, ghettizzante e molto brutta è invece la questione degli asili nido per italiani. Guardiamo l’aspetto pratico: veniamo da cinque anni in cui sulla disabilità sono stati fatti solo annunci, tutti i Ministeri che avrebbero dovuto occuparsi di disabilità, a partire da quello al Welfare, hanno fatto a scarica barile. Troppe volte mi sono sentito dire “questo lo deve fare il Ministero della Salute”, “quest’altro lo deve fare quello dell’Istruzione” e così via. Ben venga quindi un interlocutore unico e non quattro che spariscono di fronte alle responsabilità. Se anche questo Ministero non si atterrà al contratto che, tra l’altro, prevede l’implementazione degli insegnanti di sostegno, con Tutti a Scuola saremo a Montecitorio già il primo settembre, a metterci la faccia come sempre.

Uno dei problemi atavici delle politiche per le disabilità è la scarsità delle risorse economiche. Crede che questo Ministero riesca a reperirle?

Uno dei punti del contratto è proprio quello di aggiustare i fondi per le disabilità, se fossero parole lo denunceremo con un’energia poderosa. Per ora ci auguriamo che questo possa essere il primo governo che mette a disposizione risorse specifiche per la non autosufficienza. Nel contratto mancano riferimenti alla legge sui care giver e all’autismo, tuttavia è scritto che bisognerà riproporre i temi emergenti. Per dare risposte concrete sui temi fondamentali bisognerebbe arrivare a 3 miliardi di spesa ordinaria corrente, oggi abbiamo solo 450 milioni. Soltanto la legge sul dopo di noi ha bisogno di 2 miliardi di euro per non restare una legge ad appannaggio delle famiglie molto ricche che possono stipulare assicurazioni per i figli con disabilità. Solo per attuare un terzo di ciò che è scritto sul contratto ci vogliono circa 5, 6 miliardi di euro. Sono tutti fondi che non esistono al momento, ecco che scopriremo subito di che pasta è fatto questo Governo che presto dovrà dirci quali sono le risorse a disposizione e quale la fonte.

AdG