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Martedì 16 Ottobre 2018




Fashion blogger: un lavoro serio

Intervista a Mariagrazia Ceraso

di Giovanni Salzano 

Mariagrazia CerasoUn mercato del lavoro con tassi di disoccupazione giovanili tra i più alti nella storia del nostro paese ma anche un mondo in piena rivoluzione digitale. Le aziende oggi sono alla ricerca di nuove figure professionali che nascono da un nuovo modo di comunicare. Nuove competenze e skills sempre più interfunzionali e crossmediali si richiedono ai giovani.

Un mondo nuovo talvolta vittima di approssimazioni e generalizzazioni: ne parliamo con Maria Grazia Ceraso, una delle fashion blogger più influenti del Paese che con il suo blog Venus at her mirror è diventata il simbolo di queste nuove professioni che stanno cambiano il mondo del lavoro e della comunicazione in generale (il blog è tra i top 15 Italia secondo il Politecnico di Milano e tra i primi 50 Blog più seguiti a livello europeo secondo TopFashionInfluencers).

Mariagrazia è una giornalista, storica dell’arte che sul web è ormai una celebrità in fatto di moda e lifestyle, ricercatissima da brand internazionali (ha appena concluso una campagna con Yves Saint Laurent).

Le abbiamo fatto un po’ di domande per capirne di più.

Quali sono le competenze tecniche che deve avere una fashion blogger o in generale una persona che vuole approcciare alle nuove professioni del web?

Narrazione digitale, smart e grammaticalmente corretta alla base di qualsiasi tipo di attività di blogging. Costruzione empatica con chi legge e segue costantemente i contenuti, processo che richiede tempo e dedizione. Conoscenza di dinamiche web, SEO, tassi di conversione engagement, evoluzione dei social network, approccio professionale alla fotografia e a tutti i programmi di editing correlati (due su tutti Photoshop e Lightroom), creazione di un team che ti aiuti e ti segua. Oltre a questo, come qualsiasi libera professione, pazienza e costanza, gestione e attività di segreteria che non sono da sottovalutare.

Quali sono state le difficoltà iniziali?

La difficoltà è crearsi uno storico di lavori e collaborazioni con aziende che abbiano una certa reputazione nel settore. Lavorare con brand medio bassi è di sicuro più semplice, ma anche ai primi approcci può risultare difficile. È proprio come quando un giovane, ancora non inserito nel mondo del lavoro, trova molte difficoltà a causa del suo curriculum ancora vuoto. Molto spesso, in questo lavoro e soprattutto all’inizio, è ricorrente sostenere delle spese (prendo come esempio viaggia proprio carico, shooting con capi di abbigliamento comprati di propria tasca, acquisto di attrezzature fotografiche o tecnologiche costose) che, se si lavora bene nel tempo, possono costituire un investimento per presentarsi alle aziende.

Altra difficoltà, al giorno d’oggi con un mercato così saturo, è la concorrenza. Dieci anni fa quasi nessuno era a conoscenza di questa professione, oggi, un po’ improvvisandosi un po’ tentando di farsi strada, occorre sgomitare più di ieri.

Il mondo del web è in continua evoluzione. Come riesci ad aggiornarti?

Devo dire che mi viene molto naturale, sarà che lo faccio in continuazione tutti i giorni ma quasi non me ne accorgo. Mi documento sui forum, chiedo a chi ha più conoscenze di me in ambito web, cerco sempre nuove ispirazioni fotografiche da chi è più bravo, creo progetti inediti per le aziende dove mi è possibile, mi aggiorno costantemente sui cambiamenti delle dinamiche web e social, allargo la professione anche ad altri settori (ultimamente, ad esempio, curo diverse pagine Instagram di alcune aziende, dalla creazione di contenuti alla ricerca di pubblico, oppure svolgo attività da digital pr).

Quello che conta è non abbandonare mai il motivo per cui si è nati: nel mio caso? Non toglietemi la penna. Anche sotto una foto di Instagram, le mie didascalie hanno un perché, sono pensate e studiate per essere meglio intese dal lettore. Ogni giorno cerco di scrivere articoli, documentarmi e scrivere come giornalista, perché avere più competenze è fondamentale.

Quali sono le complessità di questo mestiere che generalmente nessun considera?

Si tratta di fare self branding e di veicolare verso un unico insieme tante skills differenti. Non solo scrittura, ma anche capacità di utilizzare tantissimi software, social, interazione con le aziende, curare la parte commerciale, contrattualistica, di calendario. Oltre che generare ogni giorno idee originali, che si differenzino dalle altre, che portino ispirazione per chi ti segue. La complessità sta nell’approccio multisettoriale sia nella parte di back-office (che nel mio caso viene curata da me e da un mio collaboratore) che di argomentazione: io per esempio abbraccio moda, viaggi, benessere, bellezza, food, eventi, quindi in ogni settore occorre avere un’identità specifica e ben riconoscibile dai followers.

Riusciresti a quantificare le ore lavorative?

Direi di no! È  una libera professione e come tale porta via molto più tempo e soprattutto a tutte le ore del giorno e della notte. Mi capitano settimane in cui non vado a dormire prima delle due di notte e mi sveglio alle sette, altri giorni vuoti perché i progetti si accumulano sempre tutti insieme. È chiaro che, anche nei giorni di stasi, cerco di anticiparmi tutto il lavoro che posso, dato che so che verranno giorni così. In genere sono al pc almeno 6 ore al giorno tra editing di foto, scrittura di articoli, risposte a email, oltre al tempo trascorso in esterna per scattare (contiamo almeno 3 ore per shooting) o ad eventuali viaggi e incontri di lavoro. Quando sono in viaggio non dormo più di 4 ore a notte, le ragioni sono varie. La prima è che si scatta sempre in orari morti, quindi sveglia all’alba. La seconda è che, dopo aver esplorato la città e scattato anche più look (quindi devo cambiarmi più volte al giorno e non si tratta di viaggi da semplice turista), torno in albergo e lavoro al pc. Senza contare l’attenzione alla struttura alberghiera o alla compagnia aerea che ti hanno proposto l’ingaggio, anche quelle da sottoporre alla costruzione di un racconto. Quando sono dall’altra parte del mondo, resto sveglia la notte per incrociare l’ora esatta (di giorno) in Italia. 

Com’è cambiato il “tuo” mondo da quando hai cominciato e come ti immagini il futuro?

Tantissimo. Ad oggi non penso di poter fare a meno della mia professione, sia perché è appunto la mia fonte di guadagno e in seconda battuta perché mi piace da morire.

Ti faccio solo qualche esempio di attività svolte nel lavoro di blogger (che sia di moda, di viaggi, di lifestyle, io per esempio abbraccio tutti i settori).

Sveglia presto per controllare la posta (in genere ci sono almeno 20 email di richiesta collaborazione). Rispondi a tutte le email, proponendo, dove necessario, media-kit (già in precedenza preparato), preventivi e piani comunicazione che includano blog e social. Quindi svolgi attività di commerciale e contatto diretto con aziende e multinazionali. Una volta fatto questo, si esce per scattare le campagne già calendarizzate in precedenza con altri brand (questa parte dipende sempre dal meteo e dalle ore di luce). Già avrai scelto location (ultimamente sono andata in cerca di alberi di ciliegio per scattare una campagna per YSL e mi sono trovata a chiedere ospitalità ad una signora con un giardino bellissimo!), mood, copy da girare all’azienda. E, ovviamente, il tutto con fotografo e collaboratore. Una volta scattato lo shooting, si torna al computer per editare le foto. Mandale al brand e attendi l’approvazione. Nel frattempo si prepara l’articolo o gli articoli da pubblicare relativamente a un progetto e si aspetta la data di uscita per pubblicare. Prima c’è uno studio attento di SEO, statistiche, engagement, orari, parole chiave.

Se il contenuto non è ok per l’azienda, si può riproporre la campagna anche più di una volta, dipende dal contratto. Nel mentre si inseriscono tutta una serie di attività: seguire eventi (che di solito non mi godo per niente perché devo seguirli tramite social), tornare e scrivere gli articoli per gli altri magazine, skype call in lingua inglese, weekend e viaggi fuori città per seguire delle attività - esempio Fashion Week, Pitti, convention.

Come fai a programmare tutto?

Quando capitano cose del genere, si programma l’attività per tutti i giorni a seguire (oggi è il mio ultimo giorno libero prima di partire per la fiera Vinitaly e ti lascio immaginare cosa sto facendo per restare sul pezzo!).

Altro esempio. Viaggiare. Per me staccare la spina ha un significato tutto suo. Durante i miei viaggi dormo circa 4 ore a notte, perché oltre all’attività che si svolge durante il giorno, la sera si torna in albergo e si scrive, si editano foto, si programma il calendario delle uscite sul blog delle collaborazioni in attivo e su tutti i social. Se sei dall’altra parte del globo, la sveglia di notte è d’obbligo per pubblicare un contenuto che sia efficace.

Il tutto corredato da un bellissimo sorriso stampato sulla faccia, tasse come se piovesse e mille vicissitudini e responsabilità. Perché l’azienda vuole il risultato, engagement, brand awareness, il resto non conta.

È  un lavoro bellissimo, da libero professionista, con tantissimi stimoli, ma estremamente impegnativo e a ritmi serrati.

Che consiglio daresti a chi vuole o sta cominciando a fare questo lavoro?

Di non dare mai il tempo e la qualità per scontati. Il web corre veloce ed è il terreno più fertile per critiche e opinioni negative. Sa essere terribilmente democratico ed è questa la parte più bella e stimolante: se non vali, sei fuori, per selezione naturale. Il mio consiglio è quello di aggiornarsi sempre. Il secondo consiglio è quello di lavorare sull’originalità e sulla qualità. Un esempio? Linguaggio semplice, scorrevole, veloce, ma senza errori grammaticali. Il terzo consiglio è di non approcciarsi solo ed esclusivamente ai social. I social cambiano, corrono in modo estremamente rapido, quindi non bisogna mai abbandonare il proprio blog. Il blog è il biglietto da visita, quello che mostra realmente ciò che sei, la qualità di ciò che produci, mostra alle aziende come lavori con loro e crea per loro un modo per farsi "tracciare" su internet. Solo con i social questo non è possibile. Ma quando è bello digitare il nome di un marchio di accessori o di un hotel e trovare l’opinione di un blogger certified che l’ha provata? E soprattutto non cominciare in modo superficiale. O lo fai bene o non lo fai per niente. Tanto, la sovranità assoluta, è del pubblico.