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Giovedì 19 Maggio 2022




Coppie separate: sempre più padri chiedono e ottengono l’affidamento dei figli

Ce ne parla l’avvocato Valentina de Giovanni, presidente dell’AMI Napoli

valentina de giovanni 1La separazione di una coppia è uno dei momenti più difficili e delicati nella vita di due persone. Soprattutto se ci sono di mezzo i figli, talvolta utilizzati come merce di scambio, punto di partenza e di arrivo di tutto il dolore, legame e allo stesso tempo limite per i genitori che decidono di separarsi, di certo i primi a soffrirci.

Nel nostro tempo, un tempo in cui anche i ruoli di “madre” e “padre” stanno certamente cambiando a favore di un sempre maggiore coinvolgimento dei papà nella cura dei figli, anche le cause di separazione subiscono un mutamento. Ce lo spiega l’avvocato Valentina de Giovanni, presidente della sezione Napoli dell’AMI (Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani), che sta per aprire una nuova sede a Benevento: “La nostra giustizia ancora privilegia l’affidamento dei figli alle madri, al punto che una recente sentenza stabilisce che, in caso di separazione, è sempre preferibile che l’affidamento sia delle madri, ‘migliori’ dei padri in quanto tali”. Nel 95% delle separazioni consensuali, l’affidamento è condiviso solo sulla carta: nella pratica, si tramuta in affidamento alla madre.

Ma come funzionerebbe l’affidamento condiviso e perché non viene applicato? Normativa fortemente voluta dall’Associazione padri separati, questa forma di affidamento prevede una parità tra madre e padre nell’accudimento dei figli: questi ultimi dovrebbero restare nella casa coniugale, in cui i genitori si dovrebbero alternare nei tempi di gestione e nelle spese di mantenimento. “Questo è chiaramente impraticabile – sottolinea la de Giovanni – anzitutto perché richiede un grado di civiltà che non può esistere in situazioni di forte tensione e scontro, come sono la maggior parte delle separazioni, non garantendo quindi un clima sereno per i bambini presenti in casa. Poi, motivo non secondario, per un discorso economico: ci si dovrebbe permettere tre case, a parte quella coniugale condivisa con i figli, anche una solo per il padre e una solo per la madre. Il che, soprattutto dalle nostre parti, è quasi impossibile”. Accade così che, nella maggior parte dei casi, i figli restino con la madre, mentre il padre, cui tocca pagare l’assegno di mantenimento, può vederli solo in alcuni giorni della settimana.

Violenza in famiglia

Ma se è vero che le madri hanno, in genere, la meglio nelle cause di affidamento, si sta aprendo una nuova frontiera. Il segno dei tempi che cambiano è dato dal numero sempre maggiore di padri che si sentono legittimati a chiedere l’affidamento dei figli e riescono ad ottenerlo. “Oggi i padri sono molto diversi, alcuni si dedicano completamente ai figli e non capiscono perché non possano permettersi di avere l’affidamento – dice l’avvocato de Giovanni – Due sono i casi in cui avranno ragione: se dimostrano che ha la madre ha seri disturbi psichiatrici o quando sono gli stessi figli a volerlo e a saperlo motivare ai giudici”. Una nuova tendenza, secondo la responsabile dell’AMI, su cui riflettere, anche perché quando sono i padri a togliere i figli alle madri, diventa davvero dura per queste ultime: i figli difficilmente torneranno ad avere rapporti con le mamme, che ne usciranno completamente devastate.

Precisamente in situazioni del genere, quando il livello dello scontro diventa alto, bisogna alzare la guardia rispetto a situazioni di violenza che si possono generare in famiglia. Non c’è solo la violenza di genere, di cui la cronaca ci parla tragicamente quasi ogni giorno (siamo a marzo 2018 e siamo già a 18 femminicidi da inizio anno nel nostro Paese); anche le false accuse da parte delle madri di abusi e pedofilia sui figli per sottrarli ai padri possono rappresentare forme di violenza in famiglia: in questo caso, le donne passano da vittime a carnefici. “Accade in quasi il 30% dei casi – commenta la de Giovanni dal suo osservatorio – Aumenta il numero delle donne che sono disposte anche a mentire, tirando in ballo una presunta violenza subita da loro o dai loro bimbi, facendo male prima a se stesse perché perdono di credibilità. Questo è un dato che noi avvocati non dobbiamo sottovalutare”.  “Io credo, in realtà, che se tutti noi fossimo bravi a contenere questa violenza familiare, si potrebbe anche, in qualche modo, prevenire la violenza di genere” conclude Valentina de Giovanni, che oggi (alle 15) parteciperà al convegno “Strega vittima, strega carnefice. Il duplice volto della violenza in famiglia”, in programma al Museo del Sannio di Benevento.

Maria Nocerino

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