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Giovedì 19 Maggio 2022




Studenti con disabilità a Napoli: conoscere per intervenire

pp 15 02 2018Sono quasi 3200 gli alunni dai 3 ai 18 anni delle scuole di Napoli che vivono una disabilità mentale e i disturbi più comuni sono l’autismo (presente soprattutto nella scuola dell’infanzia), i deficit dell’apprendimento (più forte nella scuola primaria), i disturbi del comportamento, il ritardo mentale.

Tutti casi registrati e certificati ai sensi della legge104/92 e 170/2010. Emerge dalla ricerca presentata oggi a Palazzo San Giacomo e promossa dal Comune di Napoli (assessorati alla Scuola e alle Politiche sociali) in collaborazione con l’Asl Napoli 1 Centro e realizzata grazie al contributo dei circoli scolastici della città.

Una fotografia dettagliata della situazione del disagio mentale tra i bambini e ragazzi di Napoli, divisi per Municipalità di appartenenza, classe di età, tipo di disabilità e diagnosi, venuta fuori da una indagine in cui ad essere interrogate sono state le scuole dell’infanzia, quelle primarie e secondarie di primo grado, sia statali che comunali, di tutto il territorio cittadino (complessivamente hanno risposto 124 scuole, la quasi totalità di quelle interrogate). “Fondamentale conoscere con precisione la situazione mentale, psicologica e fisica dei nostri bambini – ha detto nei suoi saluti il sindaco di Napoli Luigi de Magistris – per poter fare rete intorno a loro e alle loro famiglie, perché molto spesso, a questo, si accompagna una marginalizzazione sociale”.

Il sindaco è intervenuto anche sul tema delle baby gang: “Uno studio del genere serve anche a sconfiggere l’ignoranza, il non conoscere i fenomeni, in un momento in cui ci vogliono venire ad insegnare come affrontare il problema delle baby gang, che già è sbagliato chiamare così. Per comprendere perché un bambino fa delle scelte già a 10,11 anni bisogna andare a vedere il contesto sociale in cui si trova e agire già dalla primissima infanzia. Dire che un ragazzo è perso a 12 anni significa che abbiamo fallito tutti, significa dire che dopo il coltello quel bambino prenderà il mitra, e dopo il mitra la bomba a mano”.

“Una indagine preziosa che non vuole mettere in relazione la percentuale di studenti con disabilità rispetto agli altri, cosiddetti normodotati, ma puntare a mettere in evidenza le esigenze di ognuno dei nostri ragazzi speciali”, ha spiegato Annamaria Palmieri, assessore alla Scuola del Comune di Napoli e promotrice della ricerca curata dal professore Paolo Battimiello, preside della scuola Belvedere. “Il valore di questa indagine è quello di fare una fotografia dell’esistente per metterci tutti quanti, istituzioni, scuole, associazioni, ognuno per la sua parte, seduti intorno a un tavolo a discutere su quale è il modo migliore per intervenire”, le ha fatto eco l’assessore comunale al Welfare Roberta Gaeta.

La conoscenza diventa, dunque, fondamentale e preliminare all’intervento, ma non ci può essere intervento senza risorse. “Le risorse devono venire dal livello locale ma anche e soprattutto da quello centrale - ha aggiunto de Magistris – invece il nostro Paese è il primo per investimenti in armi ma tra gli ultimi per quanto riguarda la ricerca”. E con le risorse che ci sono a disposizione lavora in questa direzione anche l’Asl Napoli 1 Centro attraverso il suo Centro Unico Aziendale per la Salute Mentale in età evolutiva, guidato dalla neuropsichiatra infantile Luisa Russo: “Il bambino autistico o con altri problemi non si deve riabilitare, riabilitare è un termine sbagliato, si deve includere ed è possibile farlo davvero soltanto lavorando nei suoi contesti naturali di vita”.

Intervento del sindaco di Napoli Luigi de Magistris

Intervento della neuropsichiatra Luisa Russo

M. N.

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