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Martedì 16 Ottobre 2018




Abuso di Alcol: la soluzione è prendersi cura dei giovani e della notte

di Alessandra del Giudice

abalcdrgNiente emergenza botti, la notizia bomba di Capodanno nel capoluogo partenopeo è quella dei tanti adolescenti giunti in Pronto Soccorso in coma etilico. Stefano Vecchio, direttore UOC Dipendenze Asl Napoli 1 Centro invita a evitare gli allarmismi e criminalizzazioni e a promuovere politiche informative, mentre Fabrizio Caliendo sostiene una movida di qualità insieme all’associazione “Notti napoletane”.

Oltre 200 ragazzi sono finiti in Pronto Soccorso per coma etilico a Napoli a Capodanno. Più che di un caso unico si tratta di un fenomeno ciclico che si ripete in particolari momenti. Ci spiega questo nuovo modo di consumare le sostanze stupefacenti  Stefano Vecchio, dirigente del Servizio Farmacodipendenze della Asl Napoli 1 Centro. “E’ difficile avere un osservatorio chiaro sull’abuso di alcol - spiega -, le ricerche fatte a livello europeo e a livello italiano sull’uso di sostanze stupefacenti tra i giovani in età adolescenziale evidenziano più che un aumento dei consumi, delle “abboffate” in particolari momenti ricreativi, come il sabato sera o in caso di eventi speciali. Va considerato che la maggior parte delle persone si autoregolano nel consumo di alcolici. Duecento ragazzi, rispetto ai migliaia di giovani in città, sono una percentuale molto limitata. La tendenza all’eccesso e al rifiuto alle regole è tipica dell’adolescenza pertanto più si criminalizzano questi comportamenti più la reazione è negativa.  La modalità attraverso cui gli adolescenti cercano di misurare i propri limiti è oltrepassarli, poi l’esperienza porta a ad apprendere i propri confini e ad autoregolarsi. Non per tutti è così o non lo è in momenti di fragilità emotiva. Inoltre i grandi eventi legali e illegali fanno abbassare le difese ai giovani che tendono a non considerare il proprio limite”. Sebbene il problema non sia allarmante, va compreso e affrontato per evitare di arrivare a situazioni estreme. “In un’epoca di grandi incertezze- continua il dirigente della Asl - è cambiato il modo di concepire il divertimento. Il modello è quello del consumo continuo e senza limite e anche il divertimento passa attraverso il consumo delle merci. Il problema più grave è l’uso contemporaneo di più sostanze come alcol e cannabis che assunte insieme potenziano l’effetto sedativo e possono condurre a crisi respiratorie e al coma. Inoltre bisognerebbe auto valutare sempre il proprio stato d’animo, perché in una situazione psicologica difficile le sostanze potenziano tutti gli elementi emotivi negativi”. Oltre alla condizione psicologica personale influiscono sull’abuso di sostanze il contesto sociale e culturale ed è in questi ambiti che si può intervenire per prevenire situazioni di pericolo. “L’abuso di alcol e droghe- spiega Vecchio- è spesso la spia di un disagio culturale. I comportamenti di consumo sono influenzati dalla proposta consumistica dominante veicolata dai mass media e dal contesto sociale: la mancanza di alterative per la fruizione del tempo libero della città. L’intervento da fare è fornire un’informazione chiara, ma non terroristica per rendere consapevoli i giovani dei rischi dell’abuso di sostanze stupefacenti e metterli in condizione di controllare il proprio consumo e ridurne i possibili danni”. In questo senso un progetto attivo da una decina di anni, che vede l’integrazione tra settore pubblico e privato sociale, è Hybrid attualmente realizzato dalla Asl con la cooperativa sociale Il Pioppo: quattro operatori giovani, dunque vicini all’età dei consumatori, si spostano con un’unità mobile nei luoghi della movida napoletana dal Centro Storico fino a Bagnoli: distribuiscono materiali informativi e accolgono i giovani in uno spazio di “chill out”, un’area di relax e decompressione in cui si intercetta il malessere da “abbuffata” prima che causi episodi drammatici. Un progetto così importante sconta tuttavia la carenza di risorse. “All’inizio il progetto era realizzato insieme al Comune di Napoli - chiarisce Stefano Vecchio-, ma in seguito al finanziamento a singhiozzo, lo abbiamo fatto rientrare negli interventi ordinari del dipartimento delle dipendenze della Asl con l’integrazione del terzo settore. Il progetto a bassa soglia andrebbe assolutamente potenziato, per questo abbiamo chiesto un finanziamento regionale e lo stiamo aspettando. L’idea è quella di organizzare eventi aggreganti e iniziative culturali di qualità che implichino una certa lucidità e scongiurino l’abuso di sostanze. Al contempo bisognerebbe lavorare con le scuole e i mass media nell’organizzazione di campagne di comunicazione con consigli per il controllo dell’uso nonché moltiplicare le azioni pubbliche che più che stigmatizzare il fenomeno diano segnali concreti per affrontare il problema in positivo”.

Un altro progetto finalizzato a sostenere i giovani nella giusta gestione del tempo libero, nato nel 2017, è la Consulta della Notte realizzata con la seconda Municipalità e il suo presidente Chirico.

“Già a Parigi sono state realizzate le consulte della notte - continua Vecchio-  con l’elezione di un sindaco della notte. Il primo tentativo in Italia è stato fatto a Firenze, mentre Napoli è la prima metropoli che ha pensato di muoversi in questo senso realizzando una consulta nel tentativo di realizzare forme di accordo tra gestori e abitanti su quali dovrebbero essere i parametri del divertimento consapevole. L’idea è che più che repressi i fenomeni vadano regolamentati. Abbiamo iniziato con un tavolo di discussione e un primo momento sperimentale ed il feed-back è stato positivo. I gestori si sono resi disponibili poiché non sono contenti di essere individuati come coloro che offrono merci da consumo bieco. Questo lavoro di connessione tra operatori della notte, istituzioni e servizio sanitario, andrebbe però fatto su tutta la città”. Va sempre nel senso della promozione di una movida di qualità l’associazione “Notti napoletane” messa in piedi nel 2016 dai gestori della “notte” che hanno anche creato un’apposita area in Conf Commercio. Sono circa 150 gli esercizi commerciali coinvolti, centinaia i lavoratori tra imprenditori e gestori di quattro aree molto diverse della città: Centro Antico, Aniello Falcone, Bagnoli e Chiaia. “Stiamo lavorando per attuare un progetto di qualità per la notte - spiega Fabrizio Caliendo, gestore del locale Kestè, che da anni si batte per una movida consapevole promuovendo eventi culturali in orari sostenibili -. Gli eccessi dei giovani sono motivati dalla bassa qualità dell’alcol e dal prezzo non consono al prezzo di produzione. Lo sballo è diventato economico: il fumo, la coca e l’alcol sono accessibili a tutti. Un'altra problematica è l’assenza di alternative valide praticabili di giorno: centri sportivi, parchi, luoghi di intrattenimento. Abbiamo richiesto l’istituzione di un assessorato per la notte e stiamo pianificando la promozione di un progetto che stabilisca una serie di parametri, regolamentazioni e tutele che valorizzino il “turismo notturno”, vogliamo inoltre realizzare festival ed eventi di grande valore e spessore che coinvolgano i giovani in modo sano. Invitiamo tutta la cittadinanza attiva, ogni intellettuale, artista e sostenitore della notte ad unirsi alla nostra voce”.