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Una partita di calcio per i diritti dei bambini figli di genitori detenuti

Foto copertinadi Alessandra del Giudice

Organizzata da Bambinisenzasbarre con il sostegno del Ministero di Giustizia-Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria per il terzo anno consecutivo, ritorna “La partita con papà ”, la giornata di calcio dei papà detenuti coi loro figli, negli istituti penitenziari italiani. Anche la Casa Circondariale Napoli Secondigliano (via Roma verso Scampia n. 350, 80144, Napoli), dove è stato aperto uno “Spazio Giallo”, aderisce all’iniziativa il 6 dicembre dalle 12.30. 

 “La partita con papà” è un’iniziativa unica in Europa che si gioca in tante carceri italiane a partire dal 5 dicembre per sensibilizzare le istituzioni, i media e l’opinione pubblica sulla situazione dei 100 mila bambini in Italia (2.1 milioni in Europa) che vivono la separazione dal proprio genitore detenuto offrendo loro un momento speciale d’incontro. Lo scopo e spingere la società a superare i pregiudizi di cui sono spesso vittime questi bambini, che si trovano a pagare per un crimine che non hanno commesso, perché troppo spesso stigmatizzati ed emarginati, e per ricordare che il figlio di genitori detenuti è innanzitutto un bambino con i suoi bisogni e i suoi diritti.

genitori in carcere 2L’evento si inserisce nella Campagna “Dona un abbraccio”, che pone l’attenzione sulla necessità di preservare il legame affettivo con il genitore, fondamentale per la crescita del bambino e per la sua stabilità emotiva. Un legame che svolge un’importante funzione preventiva rispetto a fenomeni quali devianza giovanile, abbandono scolastico, illegalità, molto più frequenti in presenza di un’interruzione del rapporto genitori figli. Da 15 anni la missione di Bambinisenzasbarre è quella di sensibilizzare la società civile perché si faccia carico dei diritti umani, sanciti dalle convenzioni internazionali, in favore dei minori separati dai propri genitori detenuti, in particolare affinché il diritto alla genitorialità venga garantito, culturalmente assimilato e reso parte del sistema valoriale. L’associazione ha firmato il Protocollo-Carta dei diritti dei Figli di genitori detenuti – la prima in Europa nel suo genere, col Ministro di Giustizia e il Garante dell’Infanzia e dell’adolescenza – che riconosce formalmente i diritti di questi bambini, in particolare il diritto alla continuità del legame affettivo con il proprio genitore in attuazione dell’art. 9 della Convenzione ONU.

bambinisenzasbarrespaziogiallo 1Gli Spazi Gialli. In linea con la Carta dei Diritti, Bambinisenzasbarre, nel 2007 ha realizzato il primo Spazio Giallo all’interno nel carcere milanese di San Vittore per attivare un processo di trasformazione degli istituti penitenziari. Gli Spazi Gialli sono ambienti protetti di attenzione e ascolto, che accolgono quotidianamente i bambini in visita ai genitori e permettono di attenuare l’impatto con il carcere, un ambiente potenzialmente traumatico, garantendo la continuità del rapporto affettivo con mamma e papà e consentendo al bambino di orientarsi (a questo scopo è stato ideato Trovopapà, percorso di accompagnamento del bambino dall’ingresso all’uscita dal carcere). Lo Spazio Giallo nel carcere è un sistema che prevede linee guida e formazione per un approccio relazionale che investe il carcere nell’attività di accoglienza ambientale diffusa e prevede interventi di attenzione e di cura al bambino che entra in carcere, interventi di sostegno al nucleo familiare, un osservatorio di ricerca permanente e un programma di formazione per la polizia penitenziaria che concilia accoglienza sensibile, controllo e sicurezza. Attualmente gli Spazi Gialli sono presenti negli istituti di Lombardia, Piemonte, Toscana e Campania (nel carcere di Secondigliano) e permettono di accogliere 10 mila bambini, ma l’obiettivo dell’associazione è di dotare ogni carcere italiano del proprio Spazio Giallo. Per questo, i fondi raccolti dalla Campagna “Dona un abbraccio” verranno destinati alla realizzazione di nuovi Spazi Gialli nelle carceri italiane, al fine di garantire a tutti i 100 mila bambini che fanno visita al genitore un luogo fatto su misura per loro.

Preservare una buona relazione con i genitori. “Il nostro scopo fondamentale è proteggere e accompagnare i bambini all’interno dell’esperienza carceraria affinché preservino una buona relazione con il genitori-  spiega Lia Sacerdote, analista filosofa, presidente di Bambinisenzasbarre Onlus-. Spesso vengono dette bugie ai bambini o si impedisce loro di vedere il padre perché carcerato. Questo è deleterio per la relazione con la figura genitoriale di riferimento e lo sviluppo della loro identità poiché i bambini intuiscono la verità, ma vivono come una colpa il segreto loro celato. Solo grazie alla conoscenza della verità il figlio può fare una scelta di vita diversa. Infatti dopo che gli viene spiegata la verità i bambini vanno a trovare il padre o la madre in modo più sereno. Un altro grave errore da evitare è che i bambini vengano ingiustamente trattati nel carcere poiché quando accade deducono che anche il genitore sia trattato ingiustamente e possono creare un’alleanza con il suo comportamento deviante. Quando il carcere è un luogo accogliente nel quale vengono rispettati i diritti, tra cui il diritto all’infanzia, diventa un’esperienza di legalità per i bambini”. 

Bambinisenzasbarre nel carcere di Secondigliano. Da un anno e mezzo l’associazione è anche a Napoli nel carcere di Secondigliano dove ha creato lo Spazio Giallo. Napoli è diventata così la città pilota di un’azione che si estenderà a tutto il Mezzogiorno. L’attività a Napoli, coordinata da un’equipe di professionisti della cura come psicologi e pedagoghi, è portata a avanti grazie alla collaborazione con tirocinanti delle università partenopee e giovani del servizio civile nazionale e comporta un lavoro a 360 gradi che coinvolge tutti gli attori del carcere: dai genitori, alle famiglie, alla polizia penitenziaria.

L’esperienza di Bambinisenzasbarre emblematica per l’Europa. Nel luglio del 2016, il Protocollo-“Carta dei figli di genitori detenuti”, rinnovato lo scorso 6 settembre, dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando, dalla Garante nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza Filomena Albano e da Lia Sacerdote, presidente di Bambinisenzasbarre è stato ritenuto dalla Commissione Europea un modello per tutti i Paesi dell’Unione Europea. Testualmente: “La Commissione Europea accoglie con favore il Protocollo italiano e una diffusione dei suoi contenuti presso tutti gli attori in causa che si adoperano per i diritti dei bambini. È competenza di ogni Paese adoperarsi in questo senso”.Il 30 novembre del 2016 il Protocollo-Carta dei figli di genitori detenuti è stato presentato su invito dell’Europarlamento a Bruxelles e lo scorso 1 febbraio all’ONU alla presenza dei delegati di oltre 50 Paesi dei cinque continenti, con l’Argentina che per prima ha dichiarato l’intenzione di seguire l’esempio italiano.partita con papà

Testimonial della onlus è l’artista Maldestro, cantautore pluripremiato (già Premio Ciampi, Premio De André e finalista 2015 del Premio Tenco) che ha abbracciato diverse campagne di Bambini Senza Sbarre.

Guarda la video intervista a Maldestro