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Mercoledì 2 Dicembre 2020




Napoli ricorda la distruzione di Cipro con una mostra

Fino al 14 novembre nel Complesso monumentale di San Severo al Pendino

CiproNapoli ricorda la distruzione del patrimonio culturale dell’isola di Cipro seguita all’occupazione turca del 1974 con la mostra documentaria “Cipro – Memoria interdetta” allestita nel Complesso monumentale di San Severo al Pendino, in via Duomo 286, dal 28 ottobre fino al 14 novembre. “Non dimenticare”, questa la preghiera dell’ambasciatore di Cipro a Napoli Tasos Tzionis.

“Senza memoria non esiste civiltà. Senza memoria non esiste cultura. Senza memoria l’uomo non sarebbe uomo. La memoria ci infonde il sentimento di appartenenza. Senza la memoria i concetti di popolo e di nazione non esisterebbero. A Cipro, dall’invasione turca del 20 luglio 1974, si commette un orrendo crimine. In cosa consiste il crimine della Turchia contro la memoria? Con la violenza delle armi le truppe turche hanno ucciso migliaia di ciprioti, di tutte le età ed entrambi sessi. Hanno scacciato dai territori conquistati, tranne pochissime persone, tutti i ciprioti di origine greca insieme ai ciprioti Maroniti, Armeni e Latini, originari di quei luoghi che sono attualmente sotto occupazione turca. I beni culturali della storia secolare dell’isola sono stati tolti dal corpo materno di Cipro: venduti in tutti i mercati del mondo dai contrabbandieri che hanno agito in perfetta sintonia con il conquistatore. Si vuole uccidere la memoria, uccidere la storia con l’uso della violenza e l’insensibilità degli usurpatori e con la colpevole tolleranza di chi resta a guardare. Ma il motto principale contro il crimine commesso dalla Turchia a Cipro è costituito da due parole semplici, concise e umane. Parole che hanno un velo di tristezza ma sono piene di volontà di resistere, di desiderio di una vita dignitosa e di un dignitoso futuro in libertà, fondato sul suo passato. “Non dimentico”. “Non dimentico”. In altre parole, mi ricordo. E questo è il dovere delle persone civili contro chi nega la civiltà e la libertà”, afferma Tasos Tzionis, ambasciatore di Cipro in Italia.

Dall’occupazione turca del 1974, il processo di dissoluzione dell’identità culturale cipriota fu sistematico: almeno 55 chiese furono convertite in moschee, altre 50 diventarono negozi, musei, ostelli mentre molte chiese e monasteri furono demoliti. I cimiteri di 25 villaggi furono rasi al suolo. Icone, pale d’altare e tesori archeologici furono trafugati e venduti all’estero, alimentando il mercato illegale di opere d’arte.  Napoli rende quindi omaggio alla memoria dei defunti e del patrimonio distrutto con una mostra- promassa e organizzata dalla Comunità Ellenica di Napoli e Campania, con la collaborazione del Museo Bizantino di Nicosia-Cipro, della Società degli Studi Ciprioti, del Foro delle religioni e delle culture del Monastero di Kykkos, del Comune di Napoli e il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Cipro a Roma e il sostegno del Ministero degli Affari esteri di Cipro e del Consolato onorario di Cipro a Napoli - dedicata alle opere d’arte derubate che sono state recuperate e restaurate attraverso un percorso che ricorda il muro che a Nicosia ancora divide la Repubblica di Cipro dalla autoproclamata Repubblica turca di Cipro del Nord.

“Cipro – Memoria interdetta” si articola in sei sezioni: le prime due illustrano i casi di distruzione dei monumenti religiosi. Nella terza sezione si evidenzia come il regime di occupazione trasformò i monumenti religiosi in moschee o attività commerciali. Nella quarta sezione si affronta il tema della preservazione dei monumenti religiosi presenti nella Repubblica di Cipro e nella quinta sezione ci si sofferma sugli sforzi delle autorità cipriote in tema di rimpatrio. Nell’ultima sezione sono esposti alcuni esempi di restauro e conservazione delle opere trafugate in gran numero dai mercanti d’arte turchi.

Grande sensibilità per questo argomento è stata dimostrata dai napoletani che hanno affollato la Chiesa di San Severo al Pendino, in via Duomo per l’inaugurazione-convegno del 28 ottobre moderato dal Presidente della Comunità Ellenica di Napoli e Campania Paul Kyprianou e animato dalla commuovente esibizione dell’ensemble di musica ellenica “Xenitià” (Simona Schettini, Roberto Trenca, Marco di Palo e Luca Cioffi), cui sono intervenuti l’Ambasciatore di Cipro in Italia Tasos Tzionis, il Direttore del Museo Bizantino di Nicosia Ioannis Eliades, il Presidente della Società di Studi Ciprioti Charalampos Chotzakoglous, il Presidente del Consiglio Comunale di Napoli Sandro Fucito. Il direttore del Museo Bizantino di Nicosia, Eliades, ha evidenziato un ulteriore punto di contatto nel legame millenario tra cultura ellenica e Napoli: nel Museo Nazionale partenopeo si trovano alcune opere rimpatriate, il cui ritorno è stato possibile anche grazie alle battaglie dei ciprioti per ottenere “i tasselli di un mosaico che è la nostra memoria, che è stata interdetta dopo l’occupazione turca”. Eliades ha voluto lanciare un messaggio di speranza: “A Cipro il popolo festeggia ogni piccola icona, ogni opera d’arte che torna in patria. Stiamo recuperando la memoria”. 

Oggi la situazione geopolitica di Cipro non è ancora risolta e ha condotto alla partizione de facto dell'isola tra la Repubblica di Cipro greco-cipriota, riconosciuta internazionalmente e membro dell'Unione europea, e l'autoproclamata Repubblica Turca di Cipro Nord (RTCN) che occupa il terzo settentrionale dell'isola, riconosciuta solamente dalla Turchia. A questo proposito il Presidente della Società di Studi Ciprioti Chotzakoglous, dopo aver sottolineato gli sforzi del suo ente, in collaborazione con le istituzioni cipriote e l’Interpol, per rimpatriare le opere d’arte trafugate e vendute in tutto il mondo, ha dichiarato apertamente: “Noi ci auguriamo la riunificazione”.

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