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Martedì 26 Maggio 2020




Campania, regione dell’accoglienza

Presentato il Dossier Statistico Immigrazione 2017

IMG 20171026 111137L’immigrazione in Italia cresce meno che in passato, ma è ormai strutturale. La Regione Campania, quinta per numero di immigrati, è la seconda regione per accoglienza di richiedenti asilo nel 2016.

Queste alcune delle tante novità delle dinamiche migratorie del 2016 fotografate dalla 27a edizione del Dossier Statistico Immigrazione 2017, curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS con il Centro Studi Confronti e con il sostegno dei fondi dell’Otto per Mille della Chiesa valdese presentato in contemporanea nelle varie città italiane il 26 ottobre.

Al 31 dicembre 2016 il numero dei cittadini stranieri residenti in Italia 5.047.028, aumentato di appena 20.875 persone rispetto al 2015. Tra il 2007 e il 2016 la popolazione straniera residente in Italia è aumentata di 2.023.317 unità e nel solo 2016 sono state 262.929 le persone registrate in provenienza dall’estero. D’altra parte assistiamo alla crescita di fenomeni significativi: dei titolari di un permesso Ue di lungo periodo (pari al 63,0% di tutti i soggiornanti non comunitari), delle nuove nascite da genitori stranieri (69.379, un settimo di tutti i nati nell’anno), dei ricongiungimenti familiari (50.000 visti richiesti, come già ricordato) e dell’incidenza complessiva dei minori (20,6% tra i residenti stranieri e 21,9% tra i soggiornanti non comunitari).

L’immigrazione dunque è oramai un fenomeno strutturale in Italia, che tuttavia rimane anche un paese di emigrazione (gli italiani all’estero sono 5.383.199 secondo le Anagrafi consolari (aumentati di oltre 150mila unità rispetto al 2015). Questo il punto focale del Dossier Statistico Immigrazione presentato il 26 ottobre in contemporanea nelle varie città italiane è stato illustrato a Napoli presso l’Università Orientale di Napoli, accolto con entusiasmo dalla rettrice Elda Morlicchio che nel solco dell’auspicio dell’IDOS di considerare l’immigrazione una ricchezza e non un problema ha dichiarato: “Il nostro ateneo si è sempre occupato del dialogo tra culture e ancor di più in questa fase storica difficile, siamo impegnati non solo sotto il profilo scientifico, ma anche sotto quello sociale. Solo attraverso la conoscenza della lingua, della cultura, della religione si possono abbattere i pregiudizi, aprire i propri orizzonti e imparare a confrontarsi con gli altri. L’incontro con un’altra cultura una fonte di arricchimento incredibile. Per questo vogliamo dare ai nuovi italiani figli di immigrati la possibilità di conoscere e recuperare la cultura d’origine”.

Va proprio nel senso della divulgazione chiara delle diverse realtà culturali del Paese la ricerca annuale dell’IDOS che coniuga dati statistici e approfondimento sociale. “L’impegno attuale resta quello di far prevalere l’oggettività dei dati sulle percezioni, come voleva il promotore del Dossier mons. Di Liegro che addirittura hanno indotto a pensare che gli stranieri fossero pari al 30% della popolazione (indagine Ipsos-Mori 2015). Segno distintivo del Dossier è quello di ascoltare e valorizzare le “voci di confine”, come auspicato da un progetto di comunicazione che l’Ong Amref, insieme a molte altre organizzazioni tra cui IDOS, porterà avanti nel 2018 con il sostegno dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo”, sottolinea Rosa Gatti, curatrice della ricerca per la Campania. Nella nostra regione a fine 2016 i residenti stranieri sono 243.694 e rappresentano il 4,8% degli immigrati regolarmente presenti in Italia, con un’incidenza del 4,2% sulla popolazione complessiva della regione (8,3% a livello nazionale).

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Vediamo quali sono i dati più significativi emersi dalla Ricerca:

La nazionalità: i cittadini comunitari in Italia sono il 30,5% (1.537.223, di cui 1.168.552 romeni, che hanno in Italia il loro maggiore insediamento), mentre 1,1 milioni provengono dall’Europa non comunitaria. Africani e asiatici sono, rispettivamente, poco più di 1 milione. Solo 13 paesi hanno più di 100.000 residenti: Romania, Albania, Marocco, Cina, Ucraina, Filippine, India, Moldavia, Bangladesh, Egitto, Pakistan, Sri Lanka e Senegal.

I dieci gruppi nazionali più rappresentati in Campania si confermano gli ucraini (42.845 residenti), i romeni (41.235), i marocchini (20.829), gli srilankesi (16.571), i cinesi (13.996), seguiti dai polacchi (9.740), bangladesi (8.223), indiani (7.631), bulgari (7.414) e albanesi (6.805). Le donne immigrate presenti sul territorio campano sono 125.645 e rappresentano circa la metà dei residenti stranieri là dove in Italia la percentuale delle donne è più alta rispetto a quella degli uomini.

L’antidoto all’invecchiamento della popolazione: Nel 2016, tra i cittadini italiani le morti sono prevalse sulle nascite di 204.675 unità (tendenza in corso da diversi anni). Anche l’intera popolazione residente (italiani e stranieri) è diminuita (-76.106) seppure in maniera più contenuta grazie alla compensazione assicurata dai nuovi arrivi (per quanto meno numerosi rispetto al passato) e alle nascite da genitori stranieri (69.379, il 14,7% del totale). La popolazione immigrata residente in regione Campania è prevalentemente giovane: l’82% ha un’età compresa fra i 18 e i 64 anni, con la maggiore concentrazione nella classe d’età 30-44 (37,6%), seguita da quelle 45-64 (27,2%) e 18-29 (17,2%). I minori sono 37.050 (+1.907 rispetto all’anno precedente), il 15,2% del totale (20,6 % in Italia); mentre gli ultra 65enni (6.680) continuano ad incidere in misura molto contenuta (2,7%).

Intanto, gli arrivi in Italia via mare sono passati dai 153.842 del 2015 ai 181.436 del 2016 (+17,9%) e le richieste d’asilo, secondo Eurostat, da 84.085 a 122.960 (+46,2%). L’Italia si colloca a livello

mondiale subito dopo la Germania, gli Stati Uniti, la Turchia e il Sudafrica per domande d’asilo ricevute (Unhcr). In particolare tra gli sbarcati, i minori non accompagnati sono stati 25.843, mentre sono 6.561 quelli che, censiti, si sono poi resi irreperibili.

Se la Campania è la quinta regione in Italia per numero di immigrati, a fine marzo 2017 la Campania si posizionava al secondo posto in Italia per numero di migranti accolti (15.130, il 9,0% del totale nazionale), preceduta solo dalla Lombardia. Erano presenti 13.749 nelle strutture temporanee e 1.381 erano inseriti nel sistema Sprar (dato aggiornato al 13.03.2017). Sempre a fine marzo in regione erano disponibili 1.731 posti nella rete Sprar, di cui 79 riservati a minori non accompagnati, dislocati nelle cinque province su 43 progetti gestiti prevalentemente dai Comuni (fatta eccezione per 200 posti ordinari gestiti dalla provincia di Caserta), 39 ordinari e 4 per minori non accompagnati. Anche l’esame dei permessi di soggiorno rilasciati per la prima volta nel 2016 mostra un panorama diverso rispetto a quello dell’anno precedente: se nel 2015 i primi rilasci sono stati motivati soprattutto da ragioni familiari (il 46,3%, seguendo la tendenza nazionale del 43,7%), nel 2016 i motivi umanitari e di asilo (il 50,6%, di cui circa nove su dieci per richiesta di asilo) hanno prevalso su quelli familiari (34,8%) e di lavoro (1,7%). I permessi rilasciati per la prima volta per motivi umanitari e d’asilo hanno registrato un incremento di oltre il 50% in un anno.

Gli occupati con cittadinanza straniera in Italia sono aumentati a 2.401.000 (+42.000 unità), con un’incidenza del 10,5% sul totale. Si sono concentrati per i due terzi nei servizi (66,4%), quindi nell’industria (27,5%) e solo in maniera residuale nel settore agricolo (6,1%). Il tasso di occupazione è leggermente risalito (59,5%) e, seppure più basso rispetto al passato, supera di due punti percentuali quello degli italiani. Le donne sono il 44,8% degli occupati stranieri (incidenza in calo). Diversi sono gli aspetti del loro inserimento subalterno. Per oltre i due terzi svolgono professioni non qualificate o operaie (appena il 6,7% professioni qualificate).

I migranti sono spesso sovra istruiti rispetto alle mansioni svolte (lo è il 37,4% contro il 22,2% degli italiani), mentre 1 su 10 è sottoccupato. La loro retribuzione (in media 999 euro netti mensili) è inferiore del 27,2% rispetto a quella degli italiani e l’anzianità di servizio attenua poco questo divario. I disoccupati stranieri sono leggermente diminuiti, sia in valori assoluti (437.000 cioè 19.000 in meno in un anno) sia in valori percentuali (tasso del 15,4%, quasi doppio rispetto all’inizio della crisi, mentre per gli italiani è dell’11,2%), ma non nel Mezzogiorno e in particolare in Campania. L’incidenza degli immigrati sugli occupati complessivi è il 16,6% in Italia, il 10,4% nel Sud Italia e il 9,5% in Campania, con valori leggermente superiori alla media nelle province di Salerno (11,2%) e Caserta (10,6%).

Lavoro. A impiegare quasi i tre quarti (73,4%) degli immigrati occupati in Italia sono le micro-imprese (quelle fino a un massimo di 9 addetti), seppure a bassa tecnologia e scarsamente concorrenziali. È interessante osservare che oltre il 10% dei nati all’estero occupati in Campania proviene dalla Germania e dalla Svizzera: si tratta soprattutto di figli di emigrati italiani che sono rimpatriati in regione al seguito dei genitori o che hanno deciso di farlo successivamente. Oltre la metà dei nati all’estero occupati in regione (58,6%) viene assorbito dal settore terziario. L’industria è il secondo settore di impiego (22,6%, in linea col dato nazionale), con i valori più elevati registrati nel beneventano (34,4%) e nell’avellinese (37,3%); in agricoltura invece lavora l’11,5% degli occupati immigrati, percentuale che cresce nei territori agricoli della regione e in particolare nelle province di Salerno e di Caserta, dove raggiunge circa il 21%. Mentre la crescita delle realtà imprenditoriali autoctone rimane modesta (+1,2%), le attività imprenditoriali a guida immigrata continuano ad aumentare anche nel 2016 (+9,9%), anche se meno rispetto all’anno precedente (+12,8%). Le attività condotte dai nati all’estero in regione sono aumentate di circa il 64,7% nel periodo 2011-2016, più del doppio di quanto è avvenuto a livello nazionale (25,8%).

Colpisce la crescente consistenza del pluralismo religioso in Italia: dai primi anni del 2000 persiste la netta prevalenza dei cristiani (53,0%), tra i quali gli ortodossi sono i più numerosi, seguiti dai cattolici e dai protestanti (rispettivamente circa 1,5 milioni, quasi 1 milione e più di 250.000 tra protestanti e altre comunità cristiane).

Importante a sfatare il pregiudizio degli immigrati criminali i dati Eurostat secondo cui, il tasso di criminalità per 100 mila abitanti è più basso tra gli stranieri che tra gli italiani (500,26 per i primi e 1.076,50 per i secondi); inoltre, l’archivio interforze del Ministero dell’Interno attesta che, sia per gli uni che per gli altri, nel 2016, le denunce sono diminuite rispetto all’anno precedente, mentre nel periodo 2008-2015, secondo Eurostat, quelle contro italiani sono aumentate del 7,4% e quelle contro stranieri sono diminuite dell’1,7%.

Non bisogna dimenticare che la presenza degli immigrati e dei profughi comporta anche notevoli vantaggi. Presentando il bilancio 2016, il presidente dell’Inps Tito Boeri ha sottolineato che senza immigrati il paese nei prossimi 22 anni potrebbe risparmiare 35 miliardi di euro di prestazioni a loro destinate (la cui incidenza più elevata riguarda le integrazioni salariali, le prestazioni di disoccupazione, quelle per i nuclei familiari e gli assegni assistenziali, mentre sono minimali gli esborsi per prestazioni pensionistiche su base contributiva), ma così facendo rinuncerebbe a 73 miliardi di entrate contributive, con una perdita netta di 38 miliardi di euro.

AdG 

In allegato Scheda Riassuntiva dati in Campania

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