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Veleno

Il film di Olivares riaccende i riflettori sulla“Terra dei Fuochi”

Veleno Massimiliano GalloIl film “Veleno” riaccende i riflettori sulla “Terra dei Fuochi”, dove il degrado ambientale causato dalle discariche e dai roghi tossici è connesso all’incidenza delle patologie tumorali. Le ricerche e le analisi dei dati si moltiplicano e non sempre sono concordi, ma la morte prematura è una storia vera che si consuma ogni giorno tra la Provincia di Napoli e quella di Caserta.

Trae spunto da una vicenda realmente accaduta il film di Diego Olivares, “Veleno”, quella di Arcangelo Pagano, un contadino che produceva eccellenze agroalimentari nella terra assediata dalle discariche abusive, ed è morto per un carcinoma allo stomaco. Si tratta di una storia comune a tanti abitanti del “Triangolo della morte” deceduti prematuramente di tumore a causa degli sversamenti abusivi che per decenni ha effettuato la camorra e dei roghi tossici che continuano ad inquinare l’aria. Si tratta di un dramma con cui quotidianamente convivono i cittadini e che Gaetano Di Vaio della Bronx Film, coautore della pellicola, e Gesco Gruppo di Imprese Sociali, coproduttore di Veleno, hanno voluto mettere in scena senza alcuna censura. 

La mano della camorra

I roghi tossici che si sviluppano tra le province di Napoli e Caserta sono oltre mille all’anno secondo i dati dell’Utg, Ufficio territoriale di Governo, della Prefettura di Napoli, in media si compiono 10 reati ambientali al giorno (3.728 accertati all’anno) mentre nel 2016 ben 310 persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria. Legambiente nel Rapporto Ecomafia 2017 rivela che la Campania detiene il record di reati contro l’ambiente: se ne commettono 10 al giorno, per un totale di 3.728 reati accertati, pari al 14,7% del totale nazionale, un affare gestito in questi anni complessivamente da 86 clan criminali. La provincia di Napoli è la più colpita per illegalità ambientale con 1.361 infrazioni. La Campania si conferma la prima regione anche in termini di ecoreati: sono 70 quelli contestati, 83 le persone denunciate e 5 i beni sequestrati. Tra il 2010 e il 2017 in Campania è avanzata anche la cosiddetta green corruption con 43 inchieste, pari al 12% del totale nazionale, ben 318 arresti, 329 denunce e 22 sequestri. Legambiente denuncia inoltre come nella “Terra dei Fuochi”, su oltre 2000 siti contaminati, per circa il 74% nessuna attività di bonifica è stata svolta, solo per uno 0,8% sono stati svolti o sono in corso gli interventi di bonifica.  

L’impatto sulla salute.

A squarciare il velo sull’incidenza dei tumori nella Terra dei Fuochi, nel 2003, Sentieri, Studio epidemiologico Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento condotto e finanziato nell'Ambito del Programma strategico Ambiente e salute (Ministero della salute - Ricerca finalizzata 2006 ex art 12 DLgs 502/1992). Le attività propedeutiche alla collaborazione con AIRTUM (Associazione italiana registri tumori) sono state finanziate nell'ambito del Progetto CCM 2009 ”Sorveglianza epidemiologica di popolazioni residenti in siti contaminati” del Ministero della salute. Lo studio prese in esame i dati di 44 “siti di interesse nazionale per la bonifica” (SIN) tra il 1995 e il 2002 facendo emergere nel territorio tra la Provincia di Napoli e quella di Caserta un notevole incremento di alcuni tumori dal 2 al 20% in più rispetto alla media, in particolare al retto e al colon, alla mammella, del linfoma non Hodgkin e dei mielomi. L’aggiornamento dello studio Sentieri nel 2014 ha fornito un quadro epidemiologico aggiornato dell’insieme dei 77 comuni del Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche (SIN) “Litorale Domizio-Flegreo e Agro-Aversano” mettendo in luce che nella Terra dei fuochi c'è una maggiore diffusione di tumori e una mortalità in eccesso rispetto alla media regionale, sia nei 32 comuni che rientrano nel territorio della Provincia di Napoli che nei 23 della Provincia di Caserta, sia tra gli uomini che tra le donne. Gli uomini superano la media regionale (fissata a 100) rispettivamente con 110 e a 104, mentre per le donne: l'indice è a 113 nei comuni napoletani e a 106 in quelli casertani. Il gruppo di patologie per le quali sussiste un eccesso di rischio in entrambi i generi per tutti i tre indicatori utilizzati (mortalità, ricoveri, incidenza tumorale) è costituito da tumori maligni dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas, della laringe, del rene, linfoma non Hodgkin. Il tumore della mammella è in eccesso in tutti gli indicatori.

Nei primi giorni del 2016 l'Istituto Superiore della Sanità pubblica il volume "Mortalità, ospedalizzazione e incidenza tumorale nei Comuni della Terra dei fuochi in Campania" che, a seguito di Sentieri, stabilisce ufficialmente la connessione tra aumento dei tumori e inquinamento ambientale accertando le conseguenze sulla salute delle persone dopo “l'esposizione a un insieme di inquinanti ambientali che possono essere emessi o rilasciati da siti di smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e/o di combustione incontrollata di rifiuti sia pericolosi, sia solidi urbani”.  Lo studio accerta rischi per i bambini ricoverati nel primo anno di vita per tutti i tumori: “in entrambe le province di Napoli e Caserta si sono riscontrati eccessi di tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nella fascia di età 0-14 anni”. Ecco perché l'Iss sottolinea che “i bambini e gli adolescenti debbano essere oggetto di tutela rispetto ai rischi ambientali per la salute, accertati o sospettati, sulla base di un approccio precauzionale”.

Pubblicati nel maggio 2017 i dati del registro tumori della Asl Napoli 2 Nord raccolti negli anni 2010-2012 mostrano che sull’intera popolazione della zona (1.052.000 abitanti) sono stati diagnosticati circa 14.000 nuovi casi di tumore maligno. I più diffusi sono quelli del polmone e della vescica, tra gli uomini, e della mammella e del colon retto tra le donne. Un dato che porta il territorio, ricadente nel perimetro della Terra dei Fuochi, al di sopra della media del Mezzogiorno e del Paese. I tumori più diffusi sono per testa-collo, stomaco, fegato, polmone, e vescica (nei maschi per l’encefalo e nelle femmine per le vie biliari).

Tra i defunti di “malambiente”anche il personaggio a cui è ispirato “Veleno”. “Arcangelo era il marito della sorella di Gaetano di Vaio (produttore del film insieme a Gianluca Curti) – spiega Olivares, sceneggiatore e regista del film–, che ha deciso di prendere spunto dalla sua storia per raccontare il dramma della Terra dei Fuochi dalla parte delle troppe vittime ignorate. La nostra non è un’inchiesta ma un film dal punto di vista umano, sul quale però abbiamo trovato inaspettate resistenze. Per questo quando lo presenteremo a Napoli forniremo tutti i dati scientifici sui reati e sull’incidenza dei tumori nella zona, per sfatare le tesi negazioniste”. Infatti sebbene tanti siano gli studi istituzionali che allertano sulla correlazione rifiuti tossici-tumori nell’area di Napoli-Caserta interessata dagli sversamenti, non mancano dati apparentemente contrari e detrattori di queste ricerche scientifiche, a partire dall’ex ministro Balduzzi che nel 2013 affermò che l’incremento di tumori in Campania era dovuto al cattivo stile di vita, pesantemente criticato dai tanti comitati che nel frattempo erano nati per combattere i roghi e le discariche come le “Mamme Vulcaniche” il “Comitato della Terra dei Fuochi” e il Comitato “Stop Biocidio”.

Nella primavera 2017 quasi contemporaneamente ai dati del Registro Tumori della Asl Napoli 3 Nord, sono stati pubblicati i dati del primo Registro tumori infantili della Campania che fa riferimento ad un periodo che va dal 2008 al 2012 con una copertura di 1,2 milioni di residenti di età inferiore ai 20 anni. In totale, le diagnosi di tumore maligno registrate nel quinquennio esaminato sono state 1.324, di cui 786 nei bambini e 538 negli adolescenti. Secondo la ricerca, rispetto alla media nazionale, l’incidenza dei tumori maligni è inferiore del 3 per cento. Unica eccezione i tumori della tiroide che hanno mostrato un eccesso d'incidenza statisticamente significativo, ma senza differenze nella distribuzione territoriale. "In Campania per le malattie tumorali la regione è in linea con i dati nazionali. Per i dati di mortalità infantile siamo al di sotto di quanto registriamo su base nazionale. Sono dati importanti che si uniscono ad un importante risultato organizzativo – dichiarò il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca a margine della presentazione - Oggi siamo una regione che ha una copertura per quanto riguarda le malattie tumorali del 71%, cioè abbiamo il 71% della popolazione campana monitorata. Entro l'anno avendo l'accreditamento nel registro tumori di Avellino e Benevento, saremo l'unica regione d'Italia ad avere il 100% di copertura".

Forte è stata la reazione dei comitati della Terra dei Fuochi e dell’associazione Medici per l'Ambiente – ISDE. “Raffrontare la Campania alla pessima Italia – ha scritto l’Isde - in cui alcuni registri tumori pediatrici certificano oltre 200 casi fra 0-14 anni per milione di abitanti (Umbria, Modena, Parma e Romagna) può rendere molto contento solo il nostro Governatore, non certamente tutti i cittadini campani né i tecnici indipendenti come noi Medici dell’Ambiente. Infatti, in base a dati ufficiali dei genetisti presentati ormai ben oltre 5 anni fa e che coprono un arco temporale di venti anni e non i soli ultimi cinque come i dati presentati ieri, appare chiaro che il differenziale tra la non industriale regione Campania e il resto della primatista mondiale Italia per tumori infantili si è ridotto da circa meno 23 % nel 1993 al solo meno tre per cento certificato ieri. Questo certifica che in regione Campania la comparsa di casi di tumori infantili in età pediatrica e quindi non dipendenti da cattivi stili di vita individuali, ma da cattivi stili di vita collettivi è cresciuta ad un ritmo molto maggiore pur rispetto della primatista europea e mondiale di tumori infantili che è l’intera Italia. Ancora, venti anni fa (1993) non compariva ovviamente nessun picco di cancro alla tiroide, pur avendo registrato Chernobyl nel 1986 e pur essendo ovviamente il Vesuvio e i Campi flegrei fattori “confondenti” da sempre nella nostra regione, non solo oggi”. I comitati che da anni si battono nella terra dei fuochi hanno replicato a muso duro al governatore Vincenzo De Luca. "L'elaborazione dei dati - dice Enzo Tosti di Stop Biocidio e della Rete di Cittadinanza e Comunità - dimostrano semplicemente che gli studi vengono commissionati ad uso e consumo dell'esigenza politica di turno. Le stesse parti politiche che approvavano il pacchetto leggi "Terra dei fuochi", quando la questione riempiva le piazze ed era impossibile ignorarla, oggi scelgono una linea negazionista sul tema, sperando di nascondere la polvere sotto il tappeto e provando ad deresponsabilizzarsi rispetto alle risposte da dare ai cittadini".  “E’ un dato di fatto che la mortalità che era più bassa rispetto al nord, negli ultimi 15 anni è aumentata, tenendo presente che storicamente il maggior inquinamento era nella pianura Padana e non al sud”, osserva Giuseppe Comella di ISDE, già direttore di Oncologia medica  del Pascale di Napoli.

Uno sguardo a contato con il territorio: i medici di base

I medici di base dell’area colpita dall’incremento di neoplasie si sono mobilitati fin da subito insieme ai comitati, ai ricercatori e ai parroci. Sono infatti coloro che ogni giorno toccano con mano le morti premature a lanciare la proposta di un metodo fornisca dati reali e rilevanti. Epica, un“Osservatorio epidemiologico permanente sul cancro”, è il progetto realizzato in via sperimentale a Casoria (ma nelle intenzioni estendibile ad ogni singolo comune) dai medici di famiglia e pediatri coordinati dal Dr Ferdinando Russo, allora direttore del Distretto. “Abbiamo raccolto i dati geolocalizzati fino al 2015- racconta Luigi Costanzo, medico di base di Frattamaggiore-, quindi siamo più avanti rispetto ai dati del Registro Tumori. Lavorare con i medici di famiglia significa avere un quadro aggiornato e dettagliato strada per strada che possa metetre in luce anche i picchi di tumori in aree circoscritte. Significa che Asl e amministrazione pubblica riescono ad avere a costo zero, in tempi rapidissimi, ciò che il registro tumori riesce a produrre solo in tempi più lunghi. Questo consente di agire con tempismo per sviluppare i piani di prevenzione e di cura. Ciò di cui ci rendiamo conto giorno per giorno è l’incremento delle patologie tumorali, con target sempre più giovane al di sotto dell’età di screening. Penso a donne ben al di sotto dei quarantacinque anni che si ammalano di tumore alla mammella, penso all’incremento di tireopatie, di sterilità, delle allergie e dei disturbi endocrinologici. Tutto questo non si può spiegare con uno stile di vita poco sano perché abbiamo pazienti con stili di vita irreprensibili che si ammalano comunque. I cittadini che abitano in certe aree subiscono un carico ambientale notevole. I dati per tumore della terra dei fuochi sono pari a zone sottoposte anche esse ad una grande pressione ambientale come Taranto o Brescia. Eppure siamo la regione più giovane d’Italia. A questo si somma una sanità pubblica che non risponde in tempi adeguati e che spinge i cittadini a rivolgersi alle cliniche private, che non hanno lo stesso livello di competenza del pubblico. Invece dovrebbe esserci la presa in carico pubblica del paziente oncologico e la creazione di una rete oncologica regionale”.

La mancata bonifica

A nulla sembrano valse le morti, le decine di inchieste giornalistiche, le denunce nelle Commissioni Parlamentari, gli esposti delle associazioni di cittadini. Legambiente ha denunciato come nella Terra dei Fuochi, su oltre 2000 siti contaminati, per circa il 74% nessuna attività di bonifica è stata svolta, solo per uno 0,8% sono stati svolti o sono in corso gli interventi di bonifica.  In occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2017 anche il presidente della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti, Michael Sciascia ha denunciato non solo la mancata bonifica delle discariche, ma anche la sottoutilizzazione degli Stir, gli impianti di tritovagliatura, per la produzione della differenziata. Basti pensare alla maxi-multa da oltre 100 milioni di euro, inflitta nel 2015 all'Italia dalla Corte di Giustizia Europea per le mancate bonifiche di 200 discariche in 18 regioni, 48 in Campania, sulla quale grava una sanzione da 20 milioni di euro. Mentre una seconda tranche di 22 milioni relativa al secondo semestre 2016 si è aggiunta a inizio 2017.  La Corte dei Conti ha aperto un nuovo filone d'indagine sulla Terra dei Fuochi che ha portato fin ora al deposito di 6 atti di citazione, relativi ad altrettanti siti non bonificati - sui 48 presenti nella regione, citati in giudizio anche gli ex governatori Antonio Bassolino e Stefano Caldoro, nonché l'ex assessore all'Ambiente Giovanni Romano.

Alessandra del Giudice