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Sabato 5 Dicembre 2020




Ibrahim, 24 anni, ucciso dal razzismo

La denuncia degli avvocati del centro sociale ex Opg

ibrahimTroppe coincidenze che hanno il sapore amaro del razzismo. Superficialità, indifferenza e malasanità hanno causato la morte di Ibrahim Manneh, ragazzo ivoriano di 24 anni a Napoli il 10 luglio 2017. La denuncia dell’ex Opg Je so Pazz che ha indetto un presidio a piazza Plebiscito davanti la prefettura mercoledì 12 luglio alle 16.00.

“Purtroppo dobbiamo comunicare una notizia terribile, che ci tocca da vicino- scrivono i giovani dell’ex OPG -. Ibrahim Manneh, 24 anni, di nazionalità ivoriana, uno dei tanti ragazzi che assistiamo allo sportello legale dell’Ex OPG, è morto nella notte tra domenica e lunedì al Loreto Mare, pare per una peritonite. Ibrahim era un ragazzo gentile, era in Italia dal 2010, parlava 5 lingue, quando veniva allo sportello dava una mano a tradurre le informazioni ad altri rifugiati e ai ragazzi appena arrivati nei CAS. Non si può morire così a 24 anni, non è giusto quello che è successo. Questa morte non deve essere coperta dal silenzio, ci uniamo al grido di dolore della famiglia e degli amici e pretendiamo verità e giustizia per Ibrahim!”. Questa la cronaca di una morte preannunciata (visto il concatenarsi di indifferenza e malasanità) assurda e inaccettabile a Napoli nel 2017:

Domenica 9 luglio 2017

H 12: Ibrahim lamenta forti dolori all’addome e si reca al Loreto Mare dove, senza che sia fatta alcuna analisi e, in seguito a un’iniezione, viene rimandato a casa, sebbene le sue condizioni fossero molto gravi. Una volta a casa, si aggrava e sopraggiungono dei forti dolori articolari. Resta a casa per tutto il giorno, aspettando che le “cure” mediche riservategli facciano effetto.

H 22.30: le condizioni di Ibrahim peggiorano in maniera definitiva, gli si gonfia molto il ventre, e il ragazzo chiama in aiuto suo fratello e alcuni amici. E, mentre loro fanno di tutto per aiutarlo, l’odissea che attraverserà prima di morire è una lunga e cruenta storia di razzismo, pregiudizi e disumanità. I ragazzi decidono di portarlo in farmacia, e così si rivolgono alla prima farmacia di turno aperta a piazza Garibaldi. Il farmacista non apre nemmeno la porta, ma rendendosi conto della gravità della situazione, chiama ripetute volte un’ambulanza che non giungerà mai. Ibrahim è riverso a terra e i suoi amici chiedono aiuto ad una pattuglia dei Carabinieri che si trovava sul posto, ma questi gli intimano di allontanarsi, sebbene fosse palese la gravità della situazione: Ibrahim era a terra e chiedeva aiuto. Dopo più di un’ora di attesa, gli amici di Ibrahim, si rivolgono dunque a un tassista a Piazza Mancini, lo stazionamento più vicino. Il tassista chiede dieci euro per la corsa fino all’ospedale più vicino, i ragazzi rispondono che i soldi non sono un problema, ma che è necessario sbrigarsi. Ma a quel punto il tassista si rifiuta di accompagnarli perché “non ha l’autorizzazione della Polizia. Perché per accompagnare un “negro” in ospedale bisogna avere l’autorizzazione delle forze dell’ordine”. I ragazzi si rivolgono dunque ad una seconda farmacia di turno in zona: il farmacista, senza alcuna visita medica, gli suggerisce di acquistare un farmaco per un importo di 15 euro. In seguito all’assunzione di tale farmaco, i ragazzi si recano a casa. Ibrahim comincia a vomitare.

H 24: veniamo contattati dagli amici di Ibrahim che ci chiedono di essere aiutati, in seguito alle ripetute omissioni di soccorso che fino a questo punto si sono succedute. A nostra volta, chiamiamo un’ambulanza, chiedendo di recarsi presso l’abitazione del ragazzo. Dal 118 ci dicono che non possono inviare il mezzo di soccorso “per un ragazzo che vomita” nonostante fosse stato precisato che Ibrahim non era in condizioni di muoversi e recarsi in ospedale. Ci forniscono così i contatti della Guardia Medica. Ci confermano che non può essere inviata nessuna ambulanza per un caso simile e che il ragazzo deve essere portato a Piazza Nazionale per poter essere visitato. Così, di peso, i suoi amici trascinano il ragazzo, in stato di incoscienza, verso piazza Nazionale. Nel tragitto, per una seconda volta, incontrano una volante dei Carabinieri, chiedono nuovamente aiuto, ma la volante li evita e rifiuta di soccorrerli. Una volta raggiunta la Guardia Medica, il medico di turno visita Ibrahim e immediatamente si rende conto delle gravissime condizioni in cui versa il ventiquattrenne. Viene così chiamata, ancora una volta, un’ambulanza che, a questo punto, arriva in maniera celere.

Lunedì10 luglio

H 2.30: Ibrahim arriva, infine, in ospedale. Viene trasportato in sala operatoria. A questo punto, nessuno, neanche suo fratello sa più niente di Ibrahim.

H 11.00: Solo dopo un’intera notte passata ad attendere notizie di suo fratello e senza averlo più visto, Bakary apprende della morte di Ibrahim.

H 21.30: Nonostante fosse morto parecchie ore prima, a causa, pare, di una perforazione all’addome, senza che si facesse nemmeno in tempo ad operarlo (a quanto hanno dichiarato in serata i medici presenti nella struttura), le persone a lui vicine non erano state informate su nulla. Perché in sala operatoria, dove in mattinata avrebbero potuto salvarlo, Ibrahim ci è arrivato troppo tardi. A suo fratello e ad i suoi amici, fino alla sera, non era stato detto niente. E, adesso, ancora aspettano di sapere la verità, di sapere cosa sia successo dalle 2.30 in poi.

H 22.30: Nel frattempo, insieme ai familiari e agli amici, con gli avvocati dello sportello dell’ex Opg decidiamo di fare una denuncia contro ignoti di omicidio colposo per questa situazione vergognosa. Dopo aver scritto il deposto e raccolto le testimonianze di quanti ieri notte sono stati vicini a Ibrahim, decidiamo di depositarlo al posto di guardia dell’ospedale. Ma il posto di guardia è stato dismesso, quindi ci rechiamo in Questura. Lì i funzionari si rifiutano di accogliere la denuncia, sostenendo che deve essere depositata al Loreto Mare.

H 23: Una volta che la notizia si è diffusa, nell’arco della giornata, gli amici di Ibrahim sono accorsi sul posto. A causa della loro presenza davanti al Loreto Mare, la direzione dell’ospedale decide di allertare la Polizia. Arrivano immediatamente, questa volta, per intimidire i ragazzi e intimarli ad andarsene. Contestualmente, torniamo sul posto per poter sporgere denuncia presso il suddetto e fantomatico drappello giudiziario.  I poliziotti accorsi sul luogo, con atteggiamento aggressivo, identificano il nostro avvocato e, testuali parole: “Dovete farli andare tutti quanti a casa, altrimenti interveniamo noi, poi non vogliamo sapere niente di video e reato di tortura”. E aggiungono: “La denuncia deve essere depositata presso la Questura Centrale, li abbiamo informati, vi stanno aspettando”.

Nonostante fossero presenti dieci poliziotti e potessero accogliere in loco la denuncia sul luogo, non è stato possibile farlo. L’omicidio colposo di Ibrahim, causato da una serie di assurde ed evitabili cause, è stato denunciato così presso la Questura, allungando i tempi di una già macchinosa giustizia, in una situazione in cui la giustizia è stata già vilipesa e offesa e che è costata la vita di un ragazzo di 24 anni.

“Chiediamo giustizia e verità per Ibrahim! Non si può morire così, di razzismo, fra atroci dolori, pur avendo tutta la vita davanti. Sono passate 24 ore da quando Ibrahim ha chiesto aiuto la mattina a quando è morto al Loreto Mare. Al di là dei problemi di mala sanità causata da tagli assurdi che in Italia stanno determinando il mancato accesso alla cura di chi è più fragile (tra l’altro Ibrahim aveva il tesserino sanitario e il diritto ad essere curato in Italia) è stato perso tantissimo tempo a causa del razzismo dell’autoambulanza non intervenuta, dei medici e dei rappresentanti delle forze dell’ordine. Non sarebbe successa la stessa cosa ad un italiano perciò questa storia ha i chiari connotati di razzismo”, Matteo portavoce dell’ex Opg.

Alla denuncia dell’ex Opg si associa l’associazione antirazzista interetnica 3 Febbraio che dichiara: “Esprimiamo solidarietà e vicinanza alla famiglia di Ibrahim, ai suoi cari, alla gente che lo conosceva e con cui si impegnava. Conosciamo bene purtroppo queste vicende per averle in tanti anni di impegno continuamente fronteggiate. Purtroppo la disumanità, il razzismo, l'indifferenza arrivano a queste conseguenze davvero criminali. Oggi nell'Italia cresce sempre più il razzismo, un nuovo fascismo che attacca la vita delle persone specie degli immigrati. Facciamo appello all'unità della gente solidale degli antirazzisti per lottare affinchè vicende del genere non avvengano più. Ci batteremo insieme perché sia fatta verità e giustizia e appoggiamo tutte le iniziative che vanno in questo senso a cominciare dal presidio che ci sarà mercoledì alle ore 16 davanti alla prefettura di Napoli. Chiunque ha a cuore l'umanità si schieri!”

Alessandra del Giudice

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