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Lunedì 14 Ottobre 2019




Le 10 cose da fare per il sociale nel 2017

Giancamillo Trani, Toni Nocchetti, Stefano Vecchio, Fedele Maurano, Tania Castellaccio, Carlo Cremona, Loredana Rossi, Rosario Stornaiuolo, Giovanni Zoppoli, Antonio Mattone, fanno un bilancio di fine anno e ci raccontano il welfare che verrà

napoli panorama 4Come è stato quest’anno per il sociale? E come sarà il welfare per l’anno che verrà? Quali le aspettative e le proposte concrete di cambiamento? Napoli Città Solidale lo ha chiesto a dieci esperti della realtà napoletana. Ecco cosa ci hanno risposto, tra bilanci stentati e speranze di miglioramento.

IMMIGRAZIONE

Giancamillo Trani, vicedirettore della Caritas Napoli

Come si chiude il 2016?

È sempre relativo fare bilanci perché l’immigrazione è un fenomeno in continua evoluzione, ma se proprio dobbiamo, certamente il saldo è negativo. Dal nostro osservatorio vediamo che aumenta sempre più la precarietà tra i migranti: molti vedono fallire i propri progetti migratori, troppi chiedono l’elemosina e finiscono per strada andando ad infoltire il popolo già grande dei senza dimora a Napoli. La crisi colpisce duro ormai sempre di più anche le famiglie italiane: dall’ultimo rapporto Caritas si evince che su dieci poveri, sette sono italiani e tre migranti. Questo non è certo da interpretare come una nota positiva, significa semplicemente che siamo tutti, italiani e non, molto più poveri di prima e c’è il rischio di alimentare la cosiddetta guerra tra poveri. In questo senso, Napoli è uno specchio abbastanza fedele di quello che accade a livello nazionale.

Quali le proposte per il 2017?

Anzitutto la politica deve fare la sua parte, l’Italia ha già dato in termini di accoglienza, sono altri i paesi europei a doversi chiamare dentro adesso. Invece di continuare ad accogliere, si diano risposte concrete a chi arriva sui barconi ma anche a chi già risiede sul nostro territorio in termini di inclusione attiva, formazione, alfabetizzazione, reale inserimento sociale. Va bene aprir loro le porte, ma che futuro assicuriamo a chi viene da noi, ma anche a chi soggiorna da anni nel nostro paese?

DISABILITÀ

Toni Nocchetti, presidente dell’associazione Tutti a Scuola

Come si chiude il 2016?

IL 2016 è stato un annus horribilis per la disabilità in Campania. E pensare che era stato inaugurato con il presidente della Regione Vincenzo De Luca che prometteva più fondi ai disabili, la sua è stata solo demagogia. Per non parlare del disastro del Comune di Napoli, sotto gli occhi di tutti: la condizione dei disabili è solo che peggiorata e ad oggi, dall’inizio dell’anno scolastico, è negato a moltissimi ragazzini il diritto alla scuola, dall’accompagnamento all’assistenza. L’amministrazione locale, insomma, ha dimostrato il suo totale disimpegno, non c’è molto da discutere, lo dicono i fatti.

Quali le proposte per il 2017?

Il Comune dovrebbe attuate una variazione di bilancio che sia strutturale, non solo a parole. Basterebbe semplicemente tradurre in pratica e far funzionare il Sistema integrato del welfare, sempre se lo conoscano. Per cambiare nei fatti la situazione occorrono scelte politiche concrete, tutto il resto è propaganda.

DIPENDENZE

Stefano Vecchio, direttore dell’Unità Operativa Complessa Dipendenze dell’Asl Napoli 1 Centro

Come si chiude il 2016?

Il mio è un bilancio positivo, tutto sommato. Siamo riusciti a realizzare una serie di attività, organizzare un sistema complesso di servizi, dai centri diurni e residenziali all’unità mobile di strada passando per servizi integrati come Mama Coca. In questo senso, abbiamo consolidato l’esistente malgrado la mancanza di risorse pubbliche.

Quali le proposte per il 2017?

Partirei proprio dalla criticità evidenziata prima: la riduzione delle risorse, nazionali e locali, che ci pone in difficoltà. Bisogna tornare ad investire per l’innovazione e per la stabilizzazione degli interventi. Dove ciò non sia possibile, è necessario arginare il problema attraverso una maggiore concertazione ed integrazione tra pubblico e privato per una programmazione comune degli interventi. Altre cose da fare sono: la riorganizzazione di alcuni servizi, dall’accoglienza a bassa soglia, per differenziare le risposte facendole sempre più corrispondere ai nuovi e diversi bisogni. Ormai il problema non è più solo l’uso di sostanze, emergono nuovi modelli. Al contempo l’altra parola chiave è informare: informare sui rischi legati a nuove sostanze psicoattive, perlopiù sconosciute e in alcuni casi pericolose, informare i consumatori perché la loro vita sia più sicura, intervenire più incisivamente nelle carceri e nell’ambito dell’inserimento sociale e lavorativo.

SALUTE MENTALE

Fedele Maurano, direttore del Dipartimento Salute Mentale dell’Asl Napoli 1 Centro

Come si chiude il 2016?

Diverse le novità positive nel 2016 per la salute mentale: abbiamo avviato il progetto di inserimento lavorativo con 40 borse lavoro di persone già in carico ai servizi sanitari con problemi seri di sofferenza psichica, e un programma di assistenza domiciliare che coinvolge 40-50 persone che ha il significato di spostare le azioni dalla residenzialità verso la domiciliarità. Il paziente viene assistito nel suo luogo di vita, sul territorio. Poi è stato avviato il programma di  assistenza territoriale nelle carceri sperimentale a Poggioreale che ora estenderemo ad altre carceri napoletane, così da riconoscere la storia pregressa di salute mentale del detenuto. Finalmente sono funzionanti in tutti i distretti i nuclei di neuropsichiatria infantile, il che dimostra un grande investimento sull'adolescenza e l'infanzia partito a fine 2015.

Quali le proposte per il 2017?

Le criticità sono sempre le stesse: finanziamento al di sotto di quanto previsto dalle leggi, così come si può rilevare nel rapporto del Ministero della salute del 15 dicembre, la spesa è meno della metà di quanto prevista per legge, ovvero del 5%. Nel 2017 bisogna continuare ad insistere sull'inserimento lavorativo e una salute mentale di comunità radicata sul territorio. Bisogna anche impegnarsi ancora di più nella lotta allo stigma e al pregiudizio.

DONNE

Tania Castellaccio, responsabile area accoglienza donne vittime di violenza Dedalus, ex-coordinatrice di casa Fiorinda

Come si chiude il 2016?

Nel 2016 sicuramente si consolida ulteriormente l'intervento di contrasto della violenza maschile sulle donne, con la convenzione di alcuni enti locali con case per donne maltrattate al cui interno vi sono operatrici che lavorano sul tema della violenza con i principi dettati dalla convenzione di Istanbul, c’è attenzione maggiore degli enti locali rispetto agli anni precedenti al tema sulla violenza sulle donne e sulla violenza assistita in ambito familiare. Ma ancora tante sono le criticità poiché i principi della convenzione di Istanbul non sono attuati né a livello nazionale né locale.

Quali le proposte per il 2017?

Non c'è reale investimento sul tema della formazione: non sempre gli assistenti sociali riescono a riconoscere gli indicatori della violenza; bisogna lavorare su questo. Inoltre, occorre implementare i posti letto: Istanbul lo dice in modo chiaro, ci vorrebbe 1 posto letto ogni 10 mila abitanti, la Campania invece conta solo un centinaio di posti. Bisognerebbe poi investire in politiche attive del lavoro a favore di donne che subiscono maltrattamenti e, non per ultimo, sull'empowerment, potenziando i centri antiviolenza, anche quelli da realizzare secondo dettami precisi.

GAY

Carlo Cremona, presidente dell’associazione I-Ken

Come si chiude il 2016?

È stata una vittoria civica del 2016 quella della sentenza per la cittadinanza a Ruben, figlio di due mamme, benché le aspre critiche sulla bacheca di fb di De Magistris su questa battaglia dimostrino che sono necessari investimenti seri sulla cultura dell'antidiscriminazione, la non violenza, delle differenze. Un esempio positivo di integrazione tra realtà diverse quest’anno è stato Omovies 9, realizzato grazie ad un accordo con la regione Campania, che per la prima volta ha fuso la programmazione lgbt con iniziative culturali dell’università e di alcune associazioni che si occupando di diritti; cito anche l’esperienza di CorAcor, il coro gay che ha l'obiettivo di coinvolgere i cori scolastici attraverso esperienze corali come avvenuto con piazza Incantata. Grazie a questo genere di iniziative oggi non siamo più invisibili. Ovviamente, anche il mio matrimonio con Marco è stato un grande risultato privato e pubblico del 2016: ho lottato personalmente per 10 anni con tutte le forze e i mezzi anche presidiando Palazzo Madama perché la legge Cirinnà sulle Unioni Civili andasse in porto scontrandomi con poteri forti locali e nazionali. La legge è arrivata imperfetta, ma perfettibile.

Quali le proposte per il 2017?

Confidiamo nell'azione culturale dell'assessore comunale alle Pari opportunità Daniela Villani a cui abbiamo rimesso la nostra collaborazione per la costruzione di linee guida culturali e sociali del mondo lgbt integrate con la programmazione sociale della città di Napoli. Crediamo che il Comune debba investire in politiche culturali che riguardino minoranze e marginalità sociali così come sottoscritto dalla convergenza europea. Attualmente ci sono pochissime sedi associative: l’amministrazione comunale deve dare più spazi, investire in progetti duraturi che creino impresa sociale e benessere, mettere a disposizione dello stesso assessorato alle Pari opportunità più risorse per renderlo operativo.

TRANS

Loredana Rossi, vicepresidente dell’AtN (Associazione trans Napoli)

Come si chiude il 2016?

L’anno si chiude con un bilancio in parte positivo: dobbiamo ringraziare l’amministrazione comunale che sostiene i diritti delle persone trans e ne ha dato prova attraverso un progetto che ha inserito al lavoro estetico quattro persone che, in questo modo, si sono salvate dall’unica via possibile per la maggior parte di noi, la prostituzione. Anche noi, come associazione, abbiamo un traguardo importante da rivendicare: abbiamo aperto a Napoli da qualche mese il primo sportello di volontariato per persone trans, gestito da esperti capaci di accogliere e offrire assistenza legale e psicologica a chi ne abbia bisogno.

Quali le proposte per il 2017?

La prima proposta è sempre la stessa da cinque anni: aprire a Napoli una casa di accoglienza per trans, una struttura che non esiste in tutta Italia. Tempo fa abbiamo partecipato a un bando del Comune di Napoli che assegnava a questo scopo un bene confiscato alla camorra, ma non ne abbiamo saputo più nulla: grazie alla delegata alle Pari opportunità del Comune Simona Marino abbiamo cercato di fare pressione, ma al momento è tutto bloccato. Dunque, speriamo che qualcosa si muova in questo 2017 perché ancora tante sono le trans cacciate di casa che non hanno scampo e finiscono in strada o sono vittima di maltrattamenti. Qui tocchiamo un altro tema caro da sempre all’AtN, il motivo per cui 11 anni fa circa è nata questa associazione: le quote rosa. Il problema principale per noi, infatti, resta quello del lavoro: ancora una volta chiediamo alle istituzioni, Comune e Regione in primis, che si possa promuovere l’inserimento lavorativo delle trans come diritto fondamentale a una vita alternativa alla prostituzione, che resta ancora purtroppo oggi l’unica via percorribile per la sopravvivenza. Altrimenti c’è da chiedersi: quale welfare oggi esiste per le persone trans?

CITTADINANZA

Rosario Stornaiuolo, presidente Federconsumatori Campania

Come si chiude il 2016?

Anche quest’anno ci accorgiamo che la crisi è enorme e c’è sempre più disuguaglianza: le battaglie principali da fare sono sulla sanità perché non è possibile che la Campania sia costantemente ultima in classifica per qualità dei servizi e prima per liste d’attesa. Non può esistere una regione in cui si cura solo chi ha i soldi e chi non li ha deve morire. Seconda battaglia importantissima: trasporti, altro settore in cui ci allontaniamo anni luce da altre regioni. Così c’è la Emilia Romagna che può permettersi 100 treni e la Campania dove ci sono pochi treni e malmessi, che a stento funzionano. Terza battaglia imprescindibile: il lavoro, senza occupazione aumenta la diseguaglianza e crollano i consumi. La Campania è una delle regioni più povere d’Italia e non si può lasciare senza sostengo chi non ha  lavoro. Napoli è la terza città d’Italia ma viaggia a una velocità tutta sua.

Quali le proposte per il 2017?

Bisogna assolutamente intervenire sui punti sopra descritti: sanità, trasporti e lavoro. Una prima proposta concreta è quella di introdurre un Reddito di dignità per le famiglie senza lavoro, che rischiano di non portare il piatto a tavola, il che è gravissimo considerando che già adesso un bambino su tre a Napoli non mangia a sufficienza. Altro nodo fondamentale: ripristinare subito l’assistenza per i disabili. Non è possibile che chi ha più problemi sia anche chi deve subire i maggiori tagli al sociale! Per il momento, gli interventi nel Mezzogiorno sono solo enunciazioni.

SCUOLA

Giovanni Zoppoli, responsabile del Centro territoriale Mammut

Come si chiude il 2016?

Non benissimo. La scuola napoletana non sembra essere in buona salute. Napoli ha il 35% (e fino al 45% negli istituti tecnici) di studenti che non riesce ad arrivare al diploma. Di sicuro la situazione campana è svantaggiata, a cominciare dalla possibilità di scelta: mentre in altre grandi città, come Milano e Roma, al genitore si presentano possibilità di iscrivere il proprio figlio a scuole alternative come quelle montessoriane e steineriane (anche pubbliche), a Napoli di scelta c’è n’è davvero poca.  La scuola è trattata male, basta confrontare lo stipendio e le garanzie della maestra con quelle di un professore universitario. Poi ci sono le classi troppo numerose, insomma i problemi non mancano. Inoltre, c’è un problema di risorse: i fondi, se ci sono, vengano dati per emergenze conclamate, non per alzare la qualità del metodo quotidiano.

Quali le proposte per il 2017?

Più risorse, ovviamente, ma non solo. Il cambiamento deve partire da dentro. Da ciascun insegnante. Non bisogna delegare la risoluzione dei problemi emergenziali all'operatore di turno o prendersela con il dirigente scolastico, ma impegnarsi per cambiare la scuola dall'interno, per fortuna l'insegnante ha ancora grande libertà di insegnamento. Uno dei principali ostacoli all’affermarsi di una pedagogia attiva sembra essere proprio l’atteggiamento di attesa messianica, aspettare che arrivi qualcuno dall’esterno a risolvere una situazione.

POVERTÀ

Antonio Mattone, portavoce della Comunità di Sant’Egidio 

Come si chiude il 2016?

Non bene, in Campania si conferma anche quest’anno il dato di una povertà sempre più diffusa che colpisce anche le persone che prima avevano un lavoro e lo hanno perso e con esso hanno perso la famiglia, c’è un aumento di stranieri poveri e poi negli ultimi anni si è acuito il problema degli anziani sempre più soli e più malati. Come è emerso dal recente rapporto Istat, in Campania aumenta il rischio povertà. A Napoli, c’è tanta gente disperata che però in un modo o nell’altro resiste.

Quali le proposte per il 2017?

Indubbiamente il welfare continua a subire tagli e questo si traduce in carenza dei servizi pubblici, ma è anche vero che la cosa più importante è saper utilizzare al meglio i fondi a disposizione e questo talvolta non avviene. In questo senso, non vogliamo fare i censori delle istituzioni, piuttosto collaboriamo con loro per aiutare chi è povero secondo quello che è lo spirito cristiano. Sui tavoli istituzionali portiamo la nostra esperienza e facciamo delle proposte. Ad esempio, grazie alla nostra conoscenza trentennale della terza età, abbiamo ideato il progetto “A casa è meglio” che aiuta gli anziani a stare a casa loro. Si tratta di progetti che hanno costi limitati, ma che riescono ad aiutare concretamente le persone. Per il nuovo anno mi aspetterei più attenzione agli anziani e più trasparenza nella gestione dei servizi.

Maria Nocerino

Alessandra del Giudice