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venerdì 4 Dicembre 2020




Nella povertà resta “una questione meridionale”

Secondo i dati Istat, un italiano su tre è povero, al Sud  uno su due

poverta 3Nel 2015 si stima che il 28,7% delle persone residenti in Italia sia a rischio di povertà o esclusione sociale: a rilevarlo è l’Istat (rapporto sulle “Condizioni di vita e reddito - Anno 2015”), da cui emerge un quadro di sostanziale depressione economica, particolarmente forte al Sud.

Le persone che vivono in famiglie con cinque o più componenti sono quelle più a rischio: passano a 43,7% del 2015 da 40,2% del 2014, ma la quota sale al 48,3% (da 39,4%) se si tratta di coppie con tre o più figli e raggiunge il 51,2% (da 42,8%) nelle famiglie con tre o più minori. La metà delle famiglie residenti in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 24.190 euro l'anno (circa 2.016 euro al mese), sostanzialmente stabile rispetto al 2013; nel Mezzogiorno scende a 20.000 euro (circa 1.667 euro mensili).

Stando agli ultimi dati, il Mezzogiorno è ancora l'area più esposta: nel 2015 la quota delle persone a rischio povertà o esclusione sociale sale al 46,4% (nel 2014 era del 45,6%); al contrario al Nord si registra un calo dal 17,9% al 17,4%.

I livelli sono superiori alla media nazionale in tutte le regioni meridionali, con valori più elevati in Sicilia (55,4%), Puglia (47,8%) e Campania (46,1%). Quattro individui su dieci sono a rischio di povertà in Sicilia, tre su dieci in Campania, Calabria, Puglia e Basilicata. La Sicilia (28,3%) è anche la regione con la massima diffusione di bassa intensità lavorativa, seguita da Campania (19,4%) e Sardegna (19,1%).

Il problema principale al Sud resta la pesante disoccupazione, soprattutto quella giovanile e ancor più femminile. Ancora una volta, a venirci in aiuto sono i dati Istat (rapporto sul “Mercato del Lavoro”, III trimestre 2016), secondo i quali il tasso di disoccupazione, in generale, aumenta di più per le donne, i giovani 25-34enni e i residenti nel Mezzogiorno. Dopo quattro trimestri consecutivi di diminuzione, la stima dei disoccupati nel nostro Paese sale, infatti, a 2 milioni 808 mila unità (+132 mila in un anno, +4,9%), con una crescita più marcata tra le donne (+98 mila contro +34 mila degli uomini). L’incremento riguarda, in particolare, il Centro (+41 mila) e soprattutto il Mezzogiorno (+123 mila nel raffronto tendenziale), oltre ad essere concentrato tra le persone in cerca di prima occupazione (+87 mila) e tra i giovani tra 25 e 34 anni (+93 mila).

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