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venerdì 27 Novembre 2020




Istat, ci si sposa (e divorzia) di più

Valentina de Giovanni (AMI): “Dalla separazione al divorzio è un attimo. Il motivo principale? Il tradimento”

valentina de giovanniIn aumento i matrimoni, ma anche i divorzi

In Italia ci si sposa di più ma (o forse perciò) si divorzia anche di più. A dirlo sono i dati Istat, secondo i quali i matrimoni celebrati nel 2015 sono stati 194.377, 4.600 in più dell’anno precedente, l’aumento più consistente dal 2008.

Al contempo aumenta il numero di divorzi. Tutta “colpa” del divorzio breve, che ha ridotto significativamente i tempi tecnici del passaggio dalla separazione al divorzio.

L’aumento dei matrimoni riguarda, in parte, le prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana, più in generale aumenta anche la propensione alle prime nozze: 429 per 1.000 uomini e 474 per 1.000 donne. Gli incrementi maggiori si registrano in Piemonte (+8,1%) e in Sicilia (+6,4%). In controtendenza, il Molise, la Puglia e l’Umbria, in cui le nozze continuano a diminuire. In Campania la situazione è sostanzialmente stabile.

Il matrimonio resta un’istituzione e un punto di arrivo

Ma come si interpretano questi dati apparentemente contrastanti?

Ne parliamo con l’avvocato Valentina de Giovanni, presidente dell’Associazione Matrimonialisti Italiani (AMI) Napoli. “I numeri vanno sempre interpretati – dice l’avvocato – intanto l’aumento dei matrimoni ci dice che, nonostante in Italia sia stata recentemente introdotta una normativa a sostegno delle coppie di fatto, come l’unione civile, il matrimonio, in prime nozze, resta una istituzione, come un percorso quasi scontato nella vita delle persone, un punto di arrivo. Al di là dei cliché, al Sud è radicata la cultura del matrimonio, soprattutto di quello officiato con rito civile, come un traguardo per le ragazze, con l’abito da sposa che hanno sempre sognato da bambine, quasi come in una favola”. “Si dovrebbe invece comprendere – prosegue – che unirsi in matrimonio in realtà non è che un punto di partenza, soprattutto quando si vuole costruire una famiglia”.

Si divorzia di più e più velocemente con il “divorzio breve”

Il matrimonio, sempre stando agli ultimi dati Istat, dura in media 17 anni. Oggi si separa una coppia su tre nel nostro Paese. E per divorziare bastano sei mesi, il passaggio dalla separazione al divorzio è un attimo. “Ormai – spiega Valentina de Giovanni – chi avvia la procedura per la separazione, dice agli avvocati di predisporre già l’iter per il divorzio”. I divorzi sono certamente ancora più diffusi al Nord rispetto al Sud, come conferma l’Istat. Tuttavia si assiste, proprio in virtù della nuova normativa introdotta recentemente e con la procedura di negoziazione, a un aumento significativo di divorzi anche nel Mezzogiorno.

Perché si divorzia

Il motivo principale per cui si divorzia, in maniera abbastanza trasversale da Nord al Sud, è la scoperta di un tradimento. Questo dato sembra non subire il segno del tempo, ciò che cambia però, ai tempi dei Social, è il modo in cui avviene la scoperta della relazione extra-coniugale: attraverso Facebook e WhatsApp, in primis. Non è un caso che siano aumentate, anche nel Meridione, le agenzie di investigazione.

“Altre ragioni per cui ci si separa – sottolinea la presidente AMI Napoli – sono l’invischiamento delle famiglie di origine, diversamente da un tempo sempre più presenti, l’incapacità di venirsi incontro e conciliare le esigenze dei due coniugi, e i problemi economici”. A prendere la decisione di separasi, nell’80% dei casi, sono le donne, più determinate, meno disposte a tollerare e perdonare, soprattutto in caso di adulterio. Una volta ottenuto il divorzio, non c’è una propensione particolare alle seconde nozze, almeno al Sud.

E i figli?

Chi ci perde sempre sono i figli, ad essere sconfitta è proprio l’idea di famiglia. “Oggi – dice Valentina de Giovanni - la famiglia si scontra con una società che non è più quella di una volta, in cui mancano sostanzialmente politiche di sostegno alle donne e alla famiglia. Questo dato deve farci riflettere, al di là del facile entusiasmo legato all’aumento dei matrimoni”. “Nella società dell’immagine e dell’egocentrismo, si è molto concentrati su se stessi, sulle proprie esigenze e aspettative; viene meno quello spirito di sacrificio così radicato nelle generazioni che ci hanno preceduto e, anche in caso di divorzio, i figli non vengono considerati o meglio non rappresentano più come prima una ragione sufficiente per non lasciarsi”. “Bisogna considerare la famiglia in un’altra ottica – conclude l’avvocato -  uscire dall’idea favolistica del matrimonio e, al contempo, impegnarsi per politiche sociali più incisive”.

Maria Nocerino

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