L’universalismo diseguale e il caso Campania

Il costo dei tagli alla spesa sanitaria territoriale e le soluzioni innovative per un sistema di servizi più efficace: convegno alla Stazione Marittima

universalismo diseguale e il caso CampaniaLa Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato a febbraio la ripartizione del Fondo sanitario nazionale: 111 miliardi di euro per tutto il 2016.  Ma, nonostante l’incremento di un miliardo rispetto al 2015, la spesa sanitaria italiana è inferiore del 28,7% a quella dei Paesi Ue.

Il Rapporto del Crea Sanità 2015 (Università Tor Vergata) dal titolo emblematico «L’universalismo diseguale» rileva che 2,7 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi per motivi economici e che, tra differenti modi di applicare i ticket, maggiori o minori liste d’attesa, mini prontuari farmaceutici regionali, l’indice di equità per l’accesso alle prestazioni sanitarie mostra differenze abissali e vede la Campania all’ultimo posto.

La Campania ha chiesto da tempo una revisione dei criteri di riparto, fondati principalmente sull’indice di anzianità della popolazione, chiedendo con le altre regioni meridionali di considerare altri e più innovativi criteri: dall’inquinamento dei territori, che comporta malattie e quindi spese a carico del Servizio Sanitario nazionale, agli indicatori socio-sanitari. Lo stesso Piano nazionale della Prevenzione 2014-2018 evidenzia che la salute è influenzata da fattori esterni e che è necessario integrare la politica sanitaria con le politiche ambientali, economiche, sociali, per l’istruzione e la ricerca.

In questo quadro si innesta un modello di assistenza socio-sanitaria che in Campania e in particolare a Napoli si è sviluppato nel corso degli ultimi anni, basato sull’integrazione pubblico/privato sociale che segue una logica di cooperazione strategica e di flessibilità. È un modello in continuo mutamento, poco strutturato eppure abbastanza solido e stabile, nelle sue componenti organizzative e nella sua capacità di riadeguarsi alle novità sociali e culturali del territorio. È un modello che non genera un incremento dei costi ma anzi lo riduce e che rappresenta una risposta più idonea per i bisogni di assistenza, attraverso una compenetrazione tra il sistema sanitario e quello di protezione sociale.

Su questi temi il gruppo di imprese sociali Gesco ha organizzato il convegno “L’universalismo diseguale e il caso Campania. I tagli alla spesa sanitaria territoriale e le soluzioni innovative per un sistema di servizi più efficace”, tenutosi martedì 19 aprile 2016 dalle ore 9.30 alle 13 nella Sala Dione del Centro Congressi Terminal Napoli alla Stazione Marittima.

Nel corso dell’incontro si è discusso delle significative evoluzioni che, soprattutto nel corso degli ultimi decenni, ha avuto l’integrazione socio-sanitaria, assumendo progressivamente una propria centralità nella programmazione degli interventi. In particolare, è stato approfondito anche il contributo che il privato sociale può dare all’orientamento della spesa socio-sanitaria.

Per l’occasione, presentata anche una sintesi del report sull’Impatto sociale ed economico dei servizi  psico-sociali e di riabilitazione della Asl Napoli 1 Centro gestiti in integrazione con il terzo settore.

Dopo l’introduzione a cura di Sergio D’Angelo, direttore del gruppo di imprese sociali Gesco, sono intervenuti: Maria Vittoria Musella, esperta in Economia Sociale e in Programmazione e valutazione di piani e progetti; Stefano Vecchio, direttore dell’U.O.C. (Unità Operativa Complessa) Dipendenze dell’Asl Napoli 1 Centro; Raffaele Topo, presidente della V Commissione Sanità e Sicurezza sociale Regione Campania; Fedele Maurano, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL NA 1 Centro; Rosario Stornaiuolo, presidente di Federconsumatori Campania; Caterina Musella, dirigente dell’Asl Napoli 1, responsabile Rete Salute Fondazione AdAstra, presidente AIMA campania; Mario Nicola Vittorio Ferrante, della Direzione Asl Avellino. A moderare i lavori del convegno Rosaria Lumino, Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Napoli "Federico II" e docente a contratto di Sociologia.

Ma quanto costa il taglio della sanità? L'idea di far quadrare i conti dell'azienda per 6 mesi o un anno é diversa dall'organizzarsi per accompagnare le future generazioni. Da questo assunto, moltissimi spunti di discussione e riflessione: "Ci sono molti studi di economisti che raccontano dei costi della sanità, di dove si annidano gli sprechi. - spiega Sergio D'Angelo - La verità è che a furia di tagliare, si arriva a spese sempre maggiori. Se non ci si preoccupa di prevenire delle malattie nei ragazzi come l'obesità, ad esempio, dobbiamo mettere in conto che in un futuro prossimo avranno bisogno di un'attenzione e di una spesa maggiore non solo nel campo economico ma anche sociale".

Una sfida importante che può esser affrontata solo con il supporto di tutta la società, come riconosce anche Raffaele Topo: "Con amministratori che sanno camminare, questi ideali mettono le gambe e diventano cose e fatti concreti".

La necessità di sperimentare il rischio connaturato alla libertà per avere una reale possibilità terapeutica è un altro argomento su cui i relatori si sono confrontati, sullo spunto di Fedele Maurano:"Persone infantilizzate, distaccate dal mondo; luoghi distanti dalla città: non vi sto dicendo niente di nuovo, sono cose di cui porteremo il carico fino a che si continuerà a parlare  di strutture e non di persone" .

Capire quanto costa salvare una vita umana in Campania, sapere chi valuta chi ha bisogno di un servizio, ponendo salute e sanità su due piani in relazione, sono istanze che nascono spontanee in chiusura dei lavori anche grazie agli spunti di Rosario Stornaiuolo e Caterina Musella, convinti che "stare insieme per discutere e capire non é un'opportunità: in Campania si tratta di un obbligo".