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venerdì 10 Aprile 2020




Droghe, oggi sono sempre più legate a ‘stili di consumo’

Stefano Vecchio (Asl Napoli 1 Centro): “Il primo passo è l’informazione sui rischi”

drogheOggi il dibattito sulle droghe è strettamente legato a quello sui ‘nuovi stili di consumo’. A confermarlo è il direttore dell’U.O.C. (Unità Operativa Complessa) Dipendenze dell’Asl Napoli 1 Centro Stefano Vecchio che, alla luce dell’ultimo report fornito dall’Azienda sanitaria locale, sottolinea: “Più che di dati, bisognerebbe parlare di ‘modelli di consumo’.

I servizi sulle dipendenze, così come li conosciamo, sono ancora organizzati e tarati sull’area ‘storica’ della tossicodipendenza, quella di fine anni ’80 legata prevalentemente all’uso dell’eroina. Così, gli ex-eroinomani, oggi in trattamento, rappresentano attualmente in fondo i principali utenti dei Ser.T.”.

I dati sui Ser.T.

Secondo gli ultimi dati dell’U.O.C. Dipendenze dell’Asl Napoli 1 Centro, nell’anno 2014 gli utenti in carico ai Ser.T. (Servizio per le Tossicodipendenze) sono complessivamente 5643; si tratta soprattutto di uomini adulti. La sostanza più usata è l’eroina (con 3364 casi), segue la cocaina (con 1088 casi); subito dopo c’è l’alcol (501 casi) e, al quarto posto, la cannabis (329 casi).

Entrando più nel dettaglio territoriale, scopriamo che il numero maggiore di utenti si concentra nella zona occidentale e in quella orientale di Napoli: in particolare, nel Distretto 25 (Bagnoli, Fuorigrotta; 829 casi), nel Distretto 32 (Barra, S. Giovanni, Ponticelli, Insediamento 167; con 652 casi) e nel Distretto 26 (Pianura, Soccavo; con 599 casi).

Sorprendente sembrerebbe il dato sul consumo delle sostanze rispetto ai quartieri: l’eroina si consumerebbe soprattutto nel Distretto 25 (Bagnoli, Fuorigrotta; 551 casi) e nel Distretto 32 (Barra, S. Giovanni, Ponticelli, Insediamento 167; 521 casi). Al contrario, i consumi più bassi si trovano nel Distretto 28 (Chiaiano, Piscinola, Marianella, Scampia; 180 casi) e nel Distretto 24 (Chiaia, Posillipo, S. Ferdinando, isola di Capri; con 179 casi).

Il numero maggiore di utenti in carico per consumo di cocaina si trova nel Distretto 26 (Pianura, Soccavo; 302 casi), a seguire il Distretto 25 (Bagnoli, Fuorigrotta; con 154) e il Distretto 33 (Vicaria, S. Lorenzo, Poggioreale, 106 casi). Il Distretto 24 (Chiaia, Posillipo, S. Ferdinando, isola di Capri) - che potremmo immaginarci caratterizzato da un alto consumo di questa sostanza - in realtà, si colloca a metà classifica (89 casi), mentre tra i consumi più bassi troviamo il Distretto 28 (Chiaiano, Piscinola, Marianella, Scampia; 44 casi) e il Distretto 27 (Arenella, Vomero; 44 casi), secondi solo al Distretto 29 (Colli Aminei, San Carlo all'Arena, Stella, 24 casi).

In altri termini, non ci sarebbe quasi traccia di consumatori di eroina e cocaina in luoghi che notoriamente rappresentano “piazze di spaccio” come Scampia, dove invece si riscontrano, eccezionalmente rispetto alla media, grandi numeri sul consumo di crack (99 casi nel Distretto 28) e cannabis (240 casi nello stesso territorio). Stesso discorso vale per i quartieri “bene” di Napoli, come Chiaia e San Ferdinando, dove più ci si attenderebbe di trovare alti consumi di coca e alcol.

L’alcol, in realtà, dai dati che riguardano la tipologia di dipendenza per cui si rivolge ai Ser.T.  sembrerebbe molto diffuso nel Distretto 25 (Bagnoli, Fuorigrotta; 87 casi) e nel Distretto 32 (Barra, S. Giovanni, Ponticelli, Insediamento 167; 69 casi), mentre poco interessato dal fenomeno sarebbe il Distretto 24 (Chiaia, Posillipo, S. Ferdinando, isola di Capri; solo 40 casi), per finire con la punta più bassa riscontrata nel distretto 31 (Avvocata, Montecalvario, Pendino, Mercato, San Giuseppe, Porto; 17 casi)

Anche il gioco d’azzardo patologico è uno dei motivi principali per cui ci si rivolge ai Ser.T. dell’Asl Napoli 1 Centro. Nel 2014 sono stati 177 gli utenti presi in carico, valore in aumento rispetto all’anno precedente (quando i casi erano 116).

Fin qui il dettaglio dei dati. Ma qual è il modo giusto per interpretarli?

A spiegarlo è Stefano Vecchio, direttore del dell’U.O.C. Dipendenze dell’Asl Napoli 1 Centro.

“La distribuzione territoriale dell’utenza in trattamento non è per niente indicativa dei consumi; inoltre i dati fin qui analizzati riguardano i Ser.T. e non i centri diurni, il lavoro di strada e altri servizi – spiega Vecchio – Il fatto che a Scampia, dove in questi anni si è concentrato il mercato dell’eroina, non ci sia un alto numero di utenti ci dice semplicemente che quello è semplicemente un luogo dove arrivano persone da varie parti della città che poi tornano dalle loro parti”.

Cambiare i modelli interpretavi e quelli di intervento

“Alla luce dei nuovi modelli di consumo che emergono – prosegue Vecchio – bisognerebbe cambiare anche quelli di intervento. I servizi non hanno ancora elaborato, soprattutto per alcune tipologie di utenti, strategie adeguate, capaci cioè di lavorare sull’autonomia dei soggetti, sulla loro capacità di ricostruire relazioni lavorative, sociali, amicali; registrano poco le nuove tendenze, come quelle del consumo di coca, alcol o dei cosiddetti policonsumatori, restano ancorati, nella maggior parte dei casi, a un certo stigma e ancora poco aperti alle esigenze delle persone, pensiamo agli orari di apertura dei Ser.T. Poi c’è un ‘nucleo duro’ di soggetti patologici, quelli con problemi psichiatrici, ad esempio, per cui è necessaria una diversa presa in carico.

In tutto questo come si inquadrano i giovani e come è possibile intercettarne i consumi?

“Il consumo giovanile – spiega il direttore delle Dipendenze dell’Asl Napoli 1 Centro - non tende alla dipendenza. In questo caso, parliamo, in genere, di consumo di sostanze illegali in contesti poco attenti ai rischi, dal bar alla festa, dalla discoteca ad altri luoghi informali: è qui che i giovani vanno intercettati, anche attraverso, come in parte già stiamo facendo, èquipe mobili formate soprattutto da giovani, operatori capaci di negoziare con i gestori dei locali sulla possibilità di distribuire materiale informativo o allestire all’interno spazi organizzati, dove ci si può sedere, anche con della musica nel caso, per stabilire un contatto con i giovani, parlare a loro dei rischi, informarli. L’informazione è fondamentale, è inutile fare battaglie contro senza un’informazione adeguata sui rischi”.

Andare verso un modello più coerente e integrato

“Noi, in realtà, come Asl – sottolinea Stefano Vecchio - abbiamo già servizi ‘innovativi’ che vanno in questo senso, centri a bassa soglia, unità mobile, un centro crisi per il gioco patologico, ma tutto questo va messo in rete, articolato in maniera più coerente e integrata, attraverso un modello organizzativo più stabile e capace di adeguarsi ai cambiamenti del mercato e della società”.

“La complessità di agire in questo settore – aggiunge - sta proprio nella molteplicità dei modelli di consumo di sostanze psicoattive, perché, nel tempo, al modello storico non integrato e marginale legato al consumo di eroina, si è affiancato quello più socialmente integrato che riguarda, ad esempio, i giovani. Sarebbe sbagliato ricondurre tutto alla categoria ‘dipendenze’, trattare la questione sotto un profilo esclusivamente patologico”.

 

I servizi ‘innovativi’

Per i consumatori di cocaina, tra cui professionisti, studenti, imprenditori, che difficilmente si riferiscono ai Ser.T. temendo di essere stigmatizzati, a Napoli esiste il progetto MamaCoca, finanziato dal Fondo per la lotta alla droga e realizzato dal Dipartimento Farmacodipendenze della Asl Napoli 1 Centro con il gruppo di imprese sociali Gesco. Il centro di consulenza Mamacoca lavora “in incognito”, garantendo l’anonimato a chi si rivolge all’èquipe di medici e psicologi che ci lavora. Dal 2010 sono 150 le persone prese in carico: si tratta soprattutto di uomini mediamente istruiti, con un’occupazione stabile e un’età media di 40 anni.

Sul versante opposto, nel territorio cittadino è attivo il Drop In Kafila, un intervento integrato di lavoro di strada e accoglienza a bassa soglia rivolto alla popolazione immigrata che consuma sostanze stupefacenti, realizzato sempre da Gesco per il Dipartimento Farmacodipendenze  dell’Asl Napoli 1 Centro attraverso le cooperative Dedalus ed Era. In questo caso parliamo di un target completamente diverso: immigrati, ma sempre più spesso anche italiani, che vivono per strada e hanno difficoltà di accesso ai servizi, non hanno un lavoro o comunque vivono in condizioni di estremo disagio, per cui la dipendenza da sostanze o da alcol è solo uno dei tanti problemi. Nel 2014, il servizio ha raggiunto 766 immigrati: 192 utenti comunitari (di cui 70 italiani) e 573 extra-comunitari, provenienti soprattutto da Africa Settentrionale.

Maria Nocerino

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