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venerdì 10 Aprile 2020




Terrorismo e Islamofobia

Tra problematiche e risoluzioni un convegno e un osservatorio a Napoli

islam napoliÈ la creazione di un osservatorio permanente sull'islamofobia l’obiettivo del convegno Terrorismo e Islamofobia. Informazione e integrazione contro gli stereotipi, in programma giovedì 25 febbraio 2016 a partire dalle 15.00 nell’Antisala dei Baroni del Maschio Angioino di Napoli.

Anticipando alcuni dei temi salienti dell'incontro, ci offrono il loro punto di vista: Abdallah Massimo Cozzolino della Confederazione Islamica Italiana che interverrà al convegno ed Ernesto Pagano regista del documentario Napolislam che attualmente si trova al Cairo.

Sarà fortemente partecipato dalle associazioni locali e dalle comunità islamiche il convegno, promosso dal gruppo di imprese sociali Gesco, l’Ossin-Osservatorio Internazionale per i diritti, il Cielm-Coordinamento Internazionale degli Enti Locali del Mediterraneo e la Confederazione Islamica Italiana, in cui interverranno l’On. Khalid Chaouki deputato del Parlamento italiano; Monsignor Mtanios Haddad archimandrita cristiano siriano; il magistrato Nicola Quatrano presidente dell’associazione OSSIN, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris; il direttore di Gesco Sergio D’Angelo, i direttori dei quotidiani Corriere del Mezzogiorno Enzo D’Errico e La Repubblica - Napoli Ottavio Ragone; Enrica Amaturo, direttore del Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II; Abdallah Massimo Cozzolino della Confederazione Islamica Italiana; Dario Scalella, imprenditore; Giacomo Serafini direttore del Cielm Coordinamento Internazionale degli Enti Locali del Mediterraneo.

Napoli, ponte tra culture e centro del Mediterraneo, in una Regione con circa 120 mila persone di religione mussulmana, non poteva che essere promotrice di una riflessione più approfondita sull'Islam e sugli stereotipi ad esso associati che "col tempo e la paura, alimentata ad arte al fine di guadagnare consenso, si trasformano pericolosamente in un vero e proprio stigma piuttosto che essere invece, come la storia avrebbe dovuto insegnarci, un'idea errata che sta solo nella testa di chi guarda" spiegano Sergio D'Angelo e Nicola Quatrano
Nel convegno, si cercherà dunque di capire che cosa sia veramente il terrorismo di matrice integralista e di contrastare la creazione di stereotipi che si stanno facendo sempre più strada nell’immaginario comune e vedono connessi i termini “musulmano” a “terrorista” o “malvagio”.
Napoli centro del Mediterraneo.
Abdullah Massimo Cozzolino, napoletano, dal 2005 alla guida dell’associazione culturale islamica Zayd Ibn Thabit, ovvero della moschea di piazza Mercato a Napoli e membro della Confederazione Islamica Italiana analizza la situazione partendo dalla peculiare esperienza napoletana che vede un incremento delle conversioni all'islam.
"In Campania sono circa 120 mila i mussulmani, ma non c'è un dato preciso, così come non abbiamo un "albo" dei convertiti, tuttavia posso dire che nella moschea registriamo un loro incremento. Le ragioni si possono far risalire da un lato all'integrazione sociale tra le diverse culture, dall'altro proprio al risalto degli stereotipi sui media che, contrariamente a quanto i possa pensare, alimentano la curiosità e dunque la conoscenza dell'islam. Bisogna inoltre sottolineare che il vuoto di riferimenti valoriali e il crollo delle ideologie porta alla ricerca di elementi nuovi che accompagnino il percorso di vita".
Secondo Ernesto Pagano, autore del pluripremiato documentario Napolislam, che tratteggia le storie di napoletani convertiti all'Islam: "la converione all’Islam si lega alla ricerca spirituale, al riscatto identitario, alla scelta(anti)conformista o a quella di convenienza. La gran parte delle conversioni avvengono ancora a seguito di matrimoni misti e per molti pronunciare la shahada non è più che un atto formale. Per altri invece è molto di più. Si tratta di un universo molto complesso in cui è difficile trovare un denominatore comune".
 Napoli è nei secoli interprete di diversità e molteplicità culturali, ecco che non poteva che nascere a Napoli un Osservatorio permanente su Terrorismo e Islamofobia.
"I partenopei hanno avuto la lungimiranza di considerare la diversità come vettore peculiare di sviluppo e non come elemento di limitazione- chiarisce Cozzolino-. Al di là dei fitti rapporti commerciali, che di per se rappresentano un vettore di scambio culturale, il Mare Nostrum è stato da sempre uno strumento di comunicazione e di integrazione. Etnie e religioni diverse hanno in comune le chiuse acque di questo mare interno che ha generato una complessa vicenda di contatti intrecciati, influenze reciproche, scambi e mescolanze". 
La paura e la convenienza politica, alla base degli stereotipi.
"Ci sono delle ansie legittime- spiega Cozzolino-, per gli attentati compiuti nel cuore dell'Europa, ma non bisogna alimentare una nuova intolleranza. L'islam è una religione che rimanda a contenuti sapienziali e di tipo spirituale, il mussulmano uomo di fede è un uomo che ha equilibrio e rifugge dagli eccessi che possono portare a fenomeni di radicalizzazione.
La situazione attuale impone con urgenza un esame autocritico che conduca all'origine delle orribili paure e sospetti che stanno colpendo le società occidentali. Dopo l'abbattimento dei muri dell'89 siamo tornati indietro a fenomeni di isolamento, si parla di "invasione" quando 450 mila rifugiati rappresentano meno dello 0,4% della popolazione europea.

In un paese democratico si possono avere posizioni diverse, ma che si giunga a suffragare con motivazioni razziste e xenofobe le proprie posizioni politiche è un affronto alla democrazia anche perché porta a posizioni populiste che assumono connotati di violenza e che vanno condannate. Questo non vuol dire abbassare il rispetto delle leggi che è un prerequisito per tutti, ma pensare di voler annullare la varietà della composizione sociale del nostro Paese con un modello standardizzato, unico è un atteggiamento miope che non tiene in considerazione i fenomeni di globalizzazione".
Concorde il regista di Napoli Islam che sottolinea. "L’ignoranza è l’humus nel quale si annida e si sviluppa l’islamofobia. Bisognerebbe diffondere più consapevolezza dell’Islam, ma senza apologie, senza dire: “guardate quanto sono buoni i musulmani”. Quello è inutile ed è anche implicitamente razzista. Bisogna partire dallo studio della storia e della geografia del Mediterraneo e poi farsi due chiacchiere ogni tanto con qualche musulmano. Il Mediterraneo è attraversato da un’emergenza umanitaria enorme e la sua gestione rivela quanto sia divisa ed ipocrita l’Europa. Salvini può dire quello che vuole, ma non potrà andare contro la Storia. Gli italiani fanno poco più di un figlio a coppia: se non viene immesso sangue nuovo nella nostra penisola ci moriremo come paese e come popolo". 
La domanda cruciale è a questo punto cosa fare per evitare la deriva razzista e xenofoba che vede i musulmani capri espiatori privilegiati dei problemi europei.
Abdallah Cozzolino fa appello anche la comunità islamica:

"Innanzitutto occorre che a livello degli organi di stampa e delle istituzioni di un paese a maggioranza cattolica come l'Italia ci sia un profondo rispetto verso chi ha un diverso orientamento religioso. Accanto a questo occorre doverosamente, che la comunità islamica favorisca momenti di incontro e dialogo, che forniscano i giusti criteri interpretativi a chi è ignaro rispetto a questo mondo. In particolare vanno aperti i luoghi di culto e va utilizzato un linguaggio comprensibile e semplice anche da chi non parla arabo. Bisogna prendere posizioni precise verso il radicalismo, essere tutti dalla stessa parte della resistenza a fenomeni perversi che erroneamente vengono attribuiti ai mussulmani e che riguardano una limitata percentuale di tribù che sfruttano la religione come strumento di giustificazione della propria visione politica".

Il messaggio che emergerà nel convegno e ancora più forte dalla nascita dell'osservatorio a Napoli è, secondo il responsabile della moschea, che: "pur nella dialettica delle innumerevoli identità e particolarità che ne fanno parte, il Mediterraneo deve tornare ritorni a riacquistare consapevolezza della propria unità in un contesto pacifico, allo scopo di determinare un cammino di collaborazione e integrazione".

Alessandra del Giudice

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