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venerdì 27 Gennaio 2023




Bentornata Agata

museo filangieriUna sala meravigliosa, come poche se ne vedono non solo a Napoli ma nel mondo. Riapre dopo sedici anni la Sala Agata del Museo civico Filangieri che il fondatore, il principe Gaetano Filangieri, dedicò a sua madre Agata Moncada.

Un lungo restauro reso possibile anche da finanziamenti privati e vendite all’asta di opere donate da artisti contemporanei, che hanno ridato la luce a 46 quadri – firmati da artisti come Mattia Preti, Ribera, Vaccaro, Guido Reni – curati gratuitamente dagli allievi dell’Istituto Superiore per il Restauro e la Conservazione, e 386 porcellane e terracotte antiche e altri tesori, come il magnifico pavimento del Palizzi.

La restituzione della Sala Agata alla città segue a tre anni di distanza la riapertura della Sala Carlo Filangieri, ed è stata realizzata dalla Direzione del Museo con fondi ordinari della Regione Campania, la collaborazione della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale, del MIBAC e dell’Associazione Salviamo il Museo Filangieri onlus, impegnata in azioni di sensibilizzazione culturale per la raccolta fondi destinati al museo ed al restauro delle sue opere.

 In occasione della riapertura c’è stata una vera e propria festa che ha coinvolto tutti i musei e i siti culturali di via Duomo, che il direttore del Filangieri Gianpaolo Leonetti vorrebbe diventasse la “Via dei Musei”: il Museo Filangieri, il Complesso Museale di San Severo al Pendino, lo Spazio comunale Piazza Forcella, il Pio Monte della Misericordia, il Museo del Tesoro di San Gennaro, il Monumento Nazionale dei Girolamini, il Museo Diocesano, il Museo MADRE.

Leonetti ha acquistato all’asta con soldi propri, e donato al museo per la riapertura un ritratto di Gaetano Filangieri. «Chiudere un museo è relativamente facile – ha detto in occasione della cerimonia per la sala Agata al primo piano - Riaprirlo è difficilissimo, non solo per l’enorme quantità di adempimenti necessari ma anche perché manca tuttp: dall’accesso dei disabili all’uscita di sicurezza della Sala Agata, al bookstore e alla caffetteria. È difficile fare cultura e promuovere la crescita sociale: abbiamo bisogno di un business plan serio, perché i luoghi di cultura devono ricavare delle risorse dalle loro attività, e rinnovare la convenzione con l’amministrazione comunale risalente al 1982». Leonetti ha rilanciato anche il progetto di “Via Duomo-Via dei musei”: «è un progetto nato dalla volontà di sei gestori di musei della strada. Nell'area gravitano 27 luoghi di valenza culturale, come san Lorenzo, San Gregorio Armeno, le Anime del Purgatorio. C'è un museo diffuso sul territorio. La stazione della metro si deve chiamare Via Duomo-Via dei Musei. Credo che il mio compito sarà finito quando il sogno del principe non correrà più il rischio di diventare un incubo».

Il Museo Filangieri sorge a via Duomo n. 288 (lato corso Umberto) e fu fortemente voluto dal suo ideatore, Gaetano Filangieri, principe di Satriano (1824-1892), uomo di grande personalità, viaggiatore, collezionista e amante delle “arti maggiori e minori”. Filangieri si adoperò per tutelare il prezioso monumento del quattrocentesco Palazzo Como, impedendone l’abbattimento e facendone la sede della sua collezione.

Convinto sostenitore della funzione sociale dell’arte, dei musei e del collezionismo privato, realizzò in soli 6 anni, il ripristino e l’adeguamento museale del Palazzo, finanziando personalmente i lavori di riedificazione e scegliendo per la realizzazione di questo “sogno” i migliori architetti, ingegneri e artigiani. Lo destinò alla città, e col nome di Museo Civico Gaetano Filangieri, venne aperto al pubblico nel novembre 1888.

Il Museo fu dotato di un catalogo completo che annoverava oltre 2.500 pezzi. Sede di preziose raccolte di porcellane, reperti archeologici, armi, merletti, dipinti, monete, contiene anche nella ricca biblioteca, i manoscritti della “Scienza della Legislazione” e la celebre corrispondenza del filosofo illuminista Gaetano Filangieri, suo nonno, con illustri personaggi come ad esempio Benjamin Franklin.

Il progetto del nuovo Museo si collegava al Museo Artistico Industriale Scuola Officine di Napoli, da lui stesso fondato nel 1878, insieme a Morelli e Palizzi, con il quale aveva tentato di riunire in un’unica istituzione le diverse necessità dell’epoca: l’istruzione industriale ed il design, la teoria e la pratica, il recupero del passato nelle forme e l’aggancio del futuro nelle tecniche.

ll Museo Civico arricchisce la formazione degli allievi: diventa il luogo dove studiare e copiare quei modelli, nelle varie pratiche artistiche dall’ oreficeria all’ebanisteria, dalla ceramica alla lavorazione dei metalli. Due istituzioni sono unite, grazie a Filangieri, da un unico obiettivo ideale: il museo inteso come strumento didattico, luogo di studio e di crescita per gli allievi artisti.

Durante il secolo scorso, il Museo ha avuto vicende tormentate, con alterne aperture e repentine chiusure. Nel secondo dopoguerra il Sovrintendente Bruno Molajoli riuscì a farlo riaprire. La ormai mutilata Collezione Filangieri, passata attraverso saccheggi e incendi, venne generosamente arricchita da donazioni di famiglie napoletane che consideravano quel luogo un “Museo della città per la città”.

Nel 2005 dopo anni di oblio, il Museo è stato affidato all’attuale direttore Gianpaolo Leonetti, che lo ha riaperto dopo 13 anni, grazie anche all’ intervento di validissimi membri della Sovrintendenza ai Beni Artistici di Napoli, nella primavera del 2012.

 (Ida Palisi)

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