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Lunedì 26 Ottobre 2020




A chi conviene il nuovo ISEE?

La sociologa Enrica Morlicchio: “Riforma giusta e necessaria, ma l’indicatore può essere perfezionato” 

ISEE 2015L’ISEE è l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente che consente ai contribuenti a basso reddito di accedere a prestazioni sociali e altri servizi a condizioni agevolate, configurandosi come strumento di welfare.

Questo indicatore, calcolato come il rapporto tra Indicatore della Situazione Economica, dato dalla somma dei redditi e dal 20% dei patrimoni mobiliari e immobiliari dei componenti del nucleo familiare, e parametro nella Scala di Equivalenza, dopo la riforma scattata il primo gennaio 2015 ha subito dei cambiamenti, a partire dalla forma. L’ISEE si certifica attraverso la Dichiarazione Sostituiva Unica (DSU) che, dal 2015, prevede oltre a un modello base, la cosiddetta DSU mini, che serve per la maggior parte delle prestazioni, una serie di altri modelli che vanno compilati esclusivamente per alcune tipologie di prestazioni (diritto allo studio universitario, prestazioni socio-assistenziali, ecc).

In quali casi si presenta?

In pratica, dalla concessione di bonus come la Social Card o gli assegni per il nucleo familiare, dall’esenzione dai ticket all’iscrizione dei bambini a scuola o del pagamento delle rette universitarie fino ad arrivare al trasporto pubblico, e in altri casi di richiesta di agevolazioni o prestazioni sanitarie e assistenziali, la famiglia deve presentare la certificazione ISEE. Per farlo, si può rivolgere ai CAF  (Centri di Assistenza Fiscale) dei sindacati, delle associazioni e dei Comuni; agli uffici degli Enti che erogano le varie prestazioni richieste; direttamente agli uffici dellInps della sua zona. Tali uffici trasmettono tutta la documentazione alla sede centrale dell’Inps - cui spetta l’ultima parola sul calcolo degli indicatori - che invia l’attestato relativo agli uffici competenti e al cittadino che ne ha fatto richiesta. Per avere un’idea dell’entità del fenomeno, basti pensare che in Italia si compilano quasi 7 milioni di dichiarazioni all’anno (Rapporto ISEE 2010 del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali).

Le novità e i limiti del nuovo ISEE

La riforma ISEE prevede un irrigidimento dei criteri per accedere a prestazioni di welfare. Impone nuovi obblighi dichiarativi sui dati finanziari dei conti correnti (ad esempio, al saldo di inizio e fine anno bisogna aggiungere anche il calcolo della giacenza media) e intensifica i controlli, avvalendosi anche dell’incrocio dei dati dell’Anagrafe Tributaria. Per la metà dei contribuenti, il nuovo ISEE è più favorevole, ma per uno su tre la riforma ha comportato svantaggi. A tracciare il quadro sono i dati del monitoraggio del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per il periodo gennaio-marzo 2015, da cui emerge che la componente patrimoniale diventa più rilevante di quella reddituale, pesando per il 20,5% contro il precedente 13,6%. Ciò significa che l’indicatore è diventato meno vantaggioso con il crescere dell’elemento patrimoniale: prima della riforma il 72,7% dei contribuenti dichiarava un patrimonio mobiliare nullo, oggi la percentuale è scesa al 24,1%. Inoltre, il valore medio del patrimonio mobiliare è raddoppiato (era sotto i 5mila euro, è salito sopra quota 9mila), e quello riferito solo alla fascia più ricca è salito di 13 volte. In altri casi, la misurazione dell’ISEE risulta favorevole, ad esempio, per le famiglie con disabili. Qui, l’ISEE 2015 ha rappresentato un vantaggio per i nuclei a basso reddito. In particolare, fino a 3mila euro di reddito si concentra il 44% dei nuclei familiari in cui ci sono persone con disabilità, mentre sarebbero stati il 29% con le vecchie regole. Anche fra i redditi sopra i 30mila euro si concentra una percentuale più alta, il 6,7%, di contribuenti con familiari disabili rispetto all’ISEE pre-riforma (3,3%). 

Ma quanto l’ISEE riesce a misurare realmente la situazione reddituale di una famiglia?

Secondo la sociologa Enrica Morlicchio, quello che si delinea con la riforma ISEE entrata in vigore da quest’anno è un quadro fatto più da luci che da ombre. “Certamente una riforma era giusta e necessaria e va riconosciuto un grandissimo sforzo nel tentativo di migliorare l’indicatore. Il nuovo ISEE è anche il frutto di un'elaborazione politica molto complessa e di una grande opera di mediazione”. Questi gli aspetti positivi secondo la docente della facoltà di Sociologia della Federico II: “Il nuovo ISEE introduce degli elementi di selettività diversificando la platea e gli interventi, cosa fondamentale perché senza discriminare tra i poveri non si possono dare risposte concrete. Inoltre, prevede più attenzione e controlli, per cui è più difficile che ci siano false autocertificazioni”. Il problema principale, invece, riguarda i trasferimenti sociali e non è, dunque, imputabile direttamente all’ISEE ma alla mancata definizione nel nostro Paese di livelli essenziali delle prestazioni: “Senza uniformare e garantire i servizi essenziali, noi avremo una situazione per cui, a parità di ISEE, alcune prestazioni verranno erogate a Bolzano e non a Napoli, ad esempio. Insomma, va bene ridurre la platea ma poi che prestazioni siamo in grado di assicurare alla famiglie?”. Ci sono, poi, problemi di attuazione nella pratica, perché tecnicamente le certificazioni sono molto complesse, al punto che in alcuni casi gli stessi CAF risultano poco disponibili a supportare i cittadini nella compilazione. “L’indicatore perfetto non esiste, io penso che questo tutto sommato abbia segnato passi in avanti, anche se tutto è migliorabile”.

Maria Nocerino 

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