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Domenica 22 Maggio 2022




Licei napoletani: ecco perché i ragazzi non vogliono entrare

classroom 2093743 960 720Prima dicevano di volere la Didattica a distanza perché non volevano essere buttati nella mischia ma trattati al pari dei loro “colleghi” di elementari e medie; ora utilizzano nuovi motivi per non frequentare, tra cui il timore per l’escalation dei casi e l’ansia di portare il Covid all’interno della famiglia.

Sono varie le motivazioni adottate dai ragazzi dei licei napoletani per “non entrare” e scioperare in favore della Dad, al ritorno dalle festività natalizie. Una finestra sul mondo ce la offre la docente di lettere Classiche del liceo Umberto I di Napoli Angela Iannuzzi: “In tantissimi mi hanno scritto personalmente i loro perché, a volte un po’ qualunquistici, io rispetto tutti, purché ci sia un ragionamento, un dialogo, non venire a scuola è una mancanza di fiducia, rompe il patto fiduciario che si instaura nel dialogo educativo tra alunno e professore”.

Ieri e oggi classi semideserte dalle materne alle superiori 

Sta di fatto che oggi, martedì 11 gennaio 2020 - nello stesso giorno in cui le scuole materne ed elementari di Napoli sono state riaperte dopo la revoca da parte del Tar della sospensione delle attività didattiche disposta da De Luca – molti licei napoletani, esattamente come gli istituti di altri ordini e gradi, sono rimasti semideserti. Basti pensare che all’Umberto su una popolazione studentesca media di 1200 unità, erano presenti oggi circa un centinaio di ragazzi.

“Stamattina ho detto a chi si è presentato di entrare, almeno ho fatto del mio meglio per convincere chi c’era, gli altri mi hanno scritto le loro motivazioni in privato, spiegando che non si erano neanche affacciati davanti alla scuola per evitare assembramenti, ma la verità è che nel bel mezzo di questo ‘guazzabuglio’ generale, i ragazzi stanno sguazzando, protestando per tutto e il contrario di tutto!”, racconta la prof.

A Milano occupano perché vogliono presenza sicura e non Dad, a Napoli non entrano perché vogliono la Dad, sostenendo che la presenza non è sicura.

Le ragioni dello sciopero: “Non ci sentiamo tutelati e vogliamo la Dad”

“Molti studenti affermano che con lo sciopero non solo intendono chiedere una Dad temporanea per sfoltire i casi accumulatisi in queste vacanze, ma anche che docenti e studenti positivi non siano esclusi dalle lezioni, come se fossero sospesi, ma possano attivare la Dad” spiega Angela Iannuzzi. La verità è che se uno studente è positivo sta a casa in malattia, la Dad non è contemplata tranne che in alcuni casi specifici indicati nel nuovo (complesso) decreto.

“Il protocollo studiato dal Ministero fa ridere - commenta la docente napoletana – sta diventando sempre più difficile per il corpo docente lavorare in queste condizioni”.

In pratica, si ricorre alla Dad se ci sono tre casi positivi nella stessa classe. Con un positivo, invece, è previsto un periodo di autosorveglianza per tutta la classe e l’uso delle mascherine Ffp2 per la didattica in presenza (con finestre sempre aperte). Per due casi, c’è una doppia casistica: per chi ha due dosi di vaccino o è guarito da più di 120 giorni e non ha la dose di richiamo, si applica la Dad per 10 giorni, mentre gli altri proseguono in classe in autosorveglianza.

E in ogni caso la Didattica a distanza non può disporla il preside! Secondo la Iannuzzi, quella dell’autonomia dei dirigenti scolastici è una farsa, piuttosto è vero che vengono lasciati sempre più soli in questa emergenza.

La falsa autonomia dei dirigenti scolastici in Italia

“La vita di un preside: sempre connesso, mai, e dico mai, in ferie, figuriamoci in questo momento di caos totale in cui, come sempre, le scuole sono lasciate allo sbando con l'aggravante di liti istituzionali solo strumentali al consenso” dice la docente. Questi dirigenti devono far tutto e su di loro ricade ogni responsabilità: “Secondo voi i presidi sono tutti avvocati amministrativisti, o civilisti? O penalisti all'occorrenza? E gli USR, (Uffici Scolastici Regionali) cosa fanno, se i presidi oramai fanno anche i contratti a personale docente, non docente e a qualunque fornitore passi per la scuola, anche per comprare 100 matite?”.

Questa, sì, che è una vera emergenza nazionale, un duro colpo al sistema dell'istruzione, che nasce ben prima del Covid e che è passato e passa tuttora sotto silenzio. “Perché agli operatori scolastici, compresi i presidi, non si lascia fare soltanto quello per cui hanno studiato e acquisito competenze, cioè gli educatori, i coordinatori delle attività didattiche, i formatori, gli insegnanti?”. Nel bel mezzo del caos, il rischio è che quello di cui la scuola veramente ha bisogno nessuno si occupi. 

Perché i ragazzi fanno vita sociale ma non vogliono andare a scuola?

Resta, intanto un problema: questi adolescenti, che pure escono per frequentare altri luoghi di socializzazione in cui prolificano i contagi, saltano la scuola e più si va avanti, peggio sarà. Il dato oggettivo, invece, è che la situazione che abbiamo di fronte è meno grave di quella dell’anno scorso, grazie alle vaccinazioni: “Oggi i ragazzi sono in gran parte vaccinati, non dico che non ci siano rischi ma certamente oggi mi sento più sicura. Piuttosto le classi sono decimate dalle quarantene (alunni, docenti e personale ausiliario) ed è una scommessa fornire il servizio, anche se occorre resistere per mostrare ai ragazzi che alternativa non può esserci”.

Infine, conto la strumentalizzazione politica che si sta facendo del tema scuola Angela Iannuzzi commenta: “Invece di comunicare a colpi di ordinanze, ricorsi e sentenze, non si può usare l'intelligenza, la diplomazia, la politica da chi è preposto a governare? E vuoi vedere che ora è colpa degli studenti, dei docenti e dei presidi se oggi le aule sono rimaste semideserte pure alle superiori?”.

Maria Nocerino

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