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Giovedì 19 Maggio 2022




Morti sul lavoro, la Campania in zona rossa

Morti sul lavoroSono oltre 1100 i morti sul lavoro in Italia nei primi undici mesi del 2021, con la Campania che si posiziona in zona rossa: è la seconda regione per morti bianche, la prima per incidenza.  È quanto emerge dai dati pubblicati dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, una indagine che fotografa, alla stregua della pandemia, l’emergenza morti bianche nel Paese.

Dalla zona rossa alla zona bianca: il rischio di morte, regione per regione da gennaio a novembre 2021

Oltre alla Campania, in zona rossa ci sono la Puglia, la Basilicata, l’Umbria, il Molise, l’Abruzzo e la Valle d’Aosta. In zona arancione, invece,  il Trentino Alto Adige, il Piemonte, le Marche e il Friuli Venezia Giulia. In gialla la Liguria, il Lazio, Sicilia, Veneto, Emilia Romagna, Sardegna e Toscana. In zona bianca, la Lombardia e la Calabria.  

«Manca ancora un mese al bilancio di fine anno – spiega Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega Engineering di Mestre -  e sono già 1.116 i morti sul lavoro nel 2021. Un dramma che non conosce fine. Ma i numeri assoluti non bastano a definire l’emergenza nel Paese. Perché, come diciamo da sempre, è l’indice di incidenza della mortalità, cioè il rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa a descrivere correttamente e obiettivamente l’emergenza, regione per regione».

I numeri assoluti delle morti sul lavoro in Italia da gennaio a novembre 2021

Numeri assoluti e incidenze producono graduatorie differenti. E infatti la classifica cambia. Tant’è che a guidare la classifica del maggior numero di vittime in occasione di lavoro è la Lombardia (107). Seguono: Campania (101), Piemonte (79), Lazio (77), Emilia Romagna (76), Puglia (73), Veneto (70), Toscana (46), Sicilia (42), Abruzzo (35), Marche (25), Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (23), Liguria (22), Umbria (21), Sardegna (17), Molise (15), Basilicata (14), Calabria (13) e Valle d’Aosta (3).

I numeri in dettaglio

Delle 1116 vittime registrate,  882 (– 7,4% rispetto al 2020) sono quelle rilevate in occasione di lavoro, mentre 234 (+ 17,6 % rispetto al 2020) sono quelle decedute a causa di un incidente in itinere.

A fine novembre 2021 si registrano 99 vittime in più rispetto a fine ottobre 2021.

Ancora il settore delle Costruzioni quello che conta il maggior numero di lavoratori deceduti in occasione di lavoro (111 dall’inizio dell’anno).

Seguono: Attività Manifatturiere (98), Trasporto e Magazzinaggio (87), Commercio, Riparazione di autoveicoli e motocicli (73).

La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è quella tra i 45 e i 64 anni (606 su un totale di 882). Ma anche qui, valutando il dato rispetto al numero di occupati per fascia di età, si scopre che è più a rischio il lavoratore over 65, con un’incidenza di mortalità del 196,7, mentre tra i 55 e i 64 anni l’incidenza scende a 90,2, tra i 45 e i 54 anni a 38,6 e tra i 35 e 44 anni a 15,7. L’incidenza di mortalità minima è nella fascia di età tra 25 e 34 anni, pari a 11,3, mentre nella fascia dei più giovani, ossia tra 15 e 24 anni, l’incidenza risale a 28 infortuni mortali ogni milione di occupati. Questo dimostra che le fasce di età dei più giovani e soprattutto dei più anziani sono quelle più a rischio di infortunio mortale. Aspetto da tenere in considerazione vista la propensione del legislatore di posticipare l’età di pensionamento.

Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro nei primi undici mesi del 2021 sono 85 su 882.

Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro da gennaio a novembre del 2021 sono 132.

Il lunedì continua ad essere il giorno in cui si è verificato il maggior numero di infortuni nei primi dieci mesi dell’anno.

Le denunce di infortunio sono in aumento (+2,1 %) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Da gennaio a novembre 2021 sono 502.458. Erano 492.150 a novembre 2020. Quindi sono stati rilevati oltre 10 mila infortuni in più nel 2021 rispetto al 2020. 

Edilizia e agricoltura: in Campania i settori con il maggior numero di vittime

«L’edilizia – spiegano i rappresentanti di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil Campania - è il settore, insieme all’agricoltura, che fa registrare il maggior numero di morti.  L’immediata sospensione dell’impresa che non osserva le norme sulla sicurezza con l’abbassamento dal 20 al 10% dei lavoratori in nero, l’assunzione immediata di ulteriori ispettori e tecnici della prevenzione, una campagna straordinaria di formazione e informazione anche con il coinvolgimento delle Regioni e l’istituzione della Banca dati Unica degli infortuni, sono proposte serie e condivisibili, ma insufficienti per contrastare efficacemente le morti sul lavoro.   Occorre - sostengono i sindacati di categoria degli edili - l’introduzione della patente a punti per premiare le aziende più virtuose e, contemporaneamente, sanzionare quelle non rispettose delle norme, e l'applicazione è la diffusione di una maggiore cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro, con il coinvolgimento degli enti bilaterale del settore edile (CFS E CPT), nonché un maggiore coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza (RLS e RLST). E, ancora, chiediamo che venga introdotta una specifica aggravante nel codice penale, in caso di condanna dell’impresa, per infortunio mortale sul lavoro. E il riconoscimento, ai lavoratori edili, usurati ed esposti da troppo tempo sui cantieri, di una pensione anticipata favorendo un giusto riconoscimento a chi ha dato tanto e consentendo quel ricambio generazionale di cui il settore potrebbe avvalersi».

Donatella Alonzi