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Mercoledì 27 Gennaio 2021




L’anno che verrà

coverIl 2020, anno bisestile e per molti aspetti infausto, volge al termine lasciandoci con tanti vuoti e la grande speranza che si attui, finalmente, un cambiamento.

Come di consueto, abbiamo fatto il punto su ciò che stato e sulle aspettative per il 2021 con alcuni rappresentanti delle associazioni che a Napoli sono più attive nel mondo sociale e culturale cittadino.

Ve li proponiamo qui di seguito, con la certezza che questo piccolo contributo di Napoli Città Solidale possa servire a fare rete e a restituire il senso di una società ancora coesa e impegnata per i più deboli.

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Antonio Mattone, portavoce della Comunità di S. Egidio di Napoli 

Un bilancio del 2020…

Ovviamente, nel 2020, tutto è stato condizionato dalla pandemia, che ha complicato una situazione già difficile. Le criticità maggiori hanno riguardato, in particolare, gli anziani e i senza dimora. I primi sono rimasti isolati, spesso i servizi sociali sono stati assenti, ci hanno segnalato, dal centro alla periferia, di uffici chiusi e numeri di telefono cui non rispondeva mai nessuno, con una serie di difficoltà di interlocuzione per chi volesse chiedere aiuto. Molti anziani negli ospizi hanno vissuto un lungo lockdown, alcuni non hanno ricevuto visite per molto tempo, altri sono morti da soli, senza nessuno. Certamente la solitudine è stato il maggiore problema. Per i senza dimora, poi, a fronte di tutti gli aiuti che erano stati promessi, non è stato fatto nulla o comunquw molto poco anche rispetto all’emergenza freddo di questi giorni. Purtroppo, cose positive non ne vedo. 

Auspici per il 2021…

Speriamo che con la nuova consiliatura (un nuovo sindaco) cambi qualcosa, bisogna ripensare da capo al welfare, mettendo in pratica economie di scala e un modello di assistenza integrata, sanitaria e sociale. Insomma, per rendere la vita meno complicata agli anziani (che pure sono in aumento, nonostante la nostra sia una delle città più giovani d’Europa) e agli ultimi, c’è davvero bisogno di un cambio di rotta.

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Raffaele Iovine

Filosofo, imprenditore, presidente dell’associazione polo culturale Pietrasanta onlus 

La cultura nel 2020, segnata dal coronavirus. Qual è il bilancio?

è positivo, anche in chiave prospettica: il mondo della cultura ha dimostrato di saper resistere e adeguarsi alle nuove modalità di fruizione imposte dai vari lockdown. Anche se è, naturalmente, un settore in grande sofferenza, tuttavia non si può non ricordare che ci sono stati anche esempi importanti di mostre virtuali, e dal Mann a Capodimonte a Città della Scienza al Madre, tutti si sono attrezzati per colmare in maniera dignitosa l’impossibilità di una fruizione dal vivo. Allo stesso modo il teatro, il cinema, le librerie e le associazioni culturali. La sensazione è che a Napoli la condizione di sofferenza è stata lo stimolo per affrontare la sfida culturale con rinnovato slancio. Anche noi della Pietrasanta siamo chiusi ma non fermi.

Nel 2021 che cosa possiamo aspettarci?

Noi torneremo con grandi novità che presentiamo la prossima primavera, come il Museo dell’acqua nel sottosuolo della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, in collaborazione con l’azienda comunale ABC, diverse mostre come quella su “Monne e Madonne” insieme con la Fondazione Diodato De Maio e la mostra sul cibo degli antichi, in collaborazione con il Mann. E poi contiamo di realizzare una grande Insula della musica insieme con il Conservatorio di San Pietro a Majella, a piazza Miraglia e dintorni del centro più antico di Napoli.

Cosa può servire alla cultura per un rilancio nell’anno nuovo?

Dobbiamo costruire adesso nuove alleanze territoriali, coinvolgendo attori pubblici e privati, per mettere in moto processi di rigenerazione e di creatività urbana capaci di stimolare nuove forme di aggregazione sociale coerenti, se vogliamo che siano durature ed efficaci, con le vocazioni naturali dei territori. L’Insula della musica risponde a questo obiettivo.

Gli ultimi eventi dimostrano che il paradigma classico dell’economia politica che si fonda sulla divisione tra Stato e Mercato non funziona più perché produce e sta continuando a produrre grosse diseguaglianze. È un modello escludente, basato sul concetto hobbesiano dell’homo homini lupus. Occorre invece assumere un nuovo paradigma, quello dell’homo homini natura amicus, l’uomo è amico di altri uomini, come sosteneva il grande economista napoletano Antonio Genovesi. È un modello includente in cui agli attori classici - Stato e Mercato - affianca la società civile organizzata secondo gli insegnamenti più validi dell’economia civile, che si ispirano al modello della “civitas” di Cicerone, di città inclusiva e aperta.

La precarietà esistenziale si combatte con la cooperazione di tutte le forze sociali e, quindi, in definitiva con la socialità.

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Samuele Ciambriello

Garante dei diritti dei detenuti per la Regione Campania

Che hanno è stato per i detenuti? Sono stati fatti passi avanti per i loro diritti?  

È stato un anno complicato per i diritti. L’emergenza Covid ha spezzato le vite di molti detenuti e di generosi agenti penitenziari, e continua a contagiare persone che non hanno possibilità di tutelarsi e curarsi. La pandemia ha aggravato tutti i più grandi e irrisolti problemi delle carceri, dal sovraffollamento che io definisco il cancro del sistema penitenziario ai problemi della sanità e dell’accesso alle cure. Strettamente legato a questi temi è lo scarso ricorso da parte dei giudici di sorveglianza all’utilizzo di misure alternative al carcere, che già scontavano ritardi, carenza di personale ed altri problemi che il Covid ha ulteriormente peggiorato. Di fronte a questo scenario, come Garanti non si può che chiedere in maniera ancora più forte l’adozione di misure alternative alla detenzione. 

Auspici per il 2021…

Io sono abolizionista ma anche realista. Il 30% di quelli che escono dal carcere poi ci ritornano, dobbiamo annullare l’effetto di quelle leggi che hanno aumentato, inutilmente, il numero di reclusi, da quelle sulle dipendenze a quelle sull’immigrazione, come la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi, per allentare un sistema carcere-centrico. In poche parole, chiediamo la de-carcerizzazione e de-penalizzazione del sistema penitenziario, perché, dove non ci sono condizioni per amnestia e indulto, possiamo costruire un sistema che anche culturalmente sia orientato alla certezza e alla qualità della pena, una pena che non deve essere contraria al senso di umanità. Come si può fare questo? Agendo su una pedagogia e su una mentalità, che sia a livello politico sia a livello di opinione pubblica, non faccia pensare alla pericolosità dell’ex detenuto ma all’opportunità che può essere per sé e per la comunità.

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Antonello Sannino, vicepresidente di Arcigay Napoli 

Che anno è stato per i diritti LGBT? Quali sono state le conquiste e quali le criticità nell’anno della pandemia? Nel parliamo con Antonello Sannino, vicepresidente di Arcigay Napoli. 

Un bilancio del 2020…

È stato un anno difficile per tutti, il primo anno dal 2009 che Napoli non ha visto un Pride (in Italia non accadeva invece dal ’94) ma è anche l’unica città, insieme a Padova, che ha fatto una manifestazione stanziale in piazza del Plebiscito, cui hanno partecipato moltissime persone, seppur nel rispetto delle norme anticovid.

Da sottolineare l’arrivo in Parlamento della legge contro l’omotrasfobia. Sul piano regionale, una grande conquista è stata, anche a seguito della nostra mobilitazione, in agosto, l’approvazione della legge regionale, una legge importantissima che fa della Campania una regione all’avanguardia in Italia e in Europa e prevede una serie di interventi concreti, come la nascita di case di accoglienza per vittime di violenza e dell’Osservatorio LGBT che monitora i crimini d’odio legati all’identità di genere, insieme a una serie di azioni di contrasto alla discriminazione da realizzare negli esercizi pubblici e nelle scuole.

Alla fine del 2020, è finalmente nata la casa di accoglienza per persone LGBT vittime di violenza e discriminazione, un progetto con Antinoo Arcigay capofila, realizzato con altre associazioni come l’ATN.

È andata peggio sul piano della salute: dall’inizio della pandemia, molte persone non fanno controlli per le malattie trasmesse sessualmente, come Hiv e sifilide. Per aiutare un sistema sanitario in affanno, ora, grazie al progetto HIV test Express in collaborazione con Gilead, stiamo spedendo a casa test rapidi combinati a chi ce li chiede, oltre ad avere un occhio sempre attento alla prevenzione, grazie anche al protocollo che abbiamo col Cotugno. Continua il nostro impegno per la popolazione lgbt delle carceri, una situazione che ci preoccupa particolarmente, perché i detenuti sono già al limite dei diritti. 

Auspici per il 2021…

Deve partire la casa di accoglienza: siamo ancora al palo un po’ per una burocrazia lenta un po’ perché aspettiamo gli arredi già ordinarti da Comune di Napoli, contiamo di essere operativi per inizio febbraio.

Poi, aspettiamo i decreti attuativi della legge regionale contro l’omotransfobia, che, a livello nazionale, ci aspettiamo venga votata anche alla Camera, dopo il Senato.

L’auspicio è anche quello di conquistare diritti come quello del matrimonio egualitario, una realtà già in molti paesi occidentali, che dovrebbe sostituire l’unione civile. Più in generale, ci auguriamo che si riducano le diseguaglianze sociali anche se, con le profonde differenze che questa pandemia non ha fatto che alimentare, non sarà cosa semplice. Bisogna resistere e imporci la massima vigilanza sul principio di uguaglianza come principio di libertà, per sperare di uscirne migliori.

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