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Mercoledì 27 Gennaio 2021




Un Natale povero, ma ricco di amore

A Napoli esempi di volontariato al tempo della pandemia

natale dei poveriPersone senza casa, famiglie povere, o impoverite dalla pandemia hanno festeggiato il Natale con il pacco solidale. File di persone fuori le chiese, ma anche squadre di volontari invisibili per un Natale miracoloso.

La Comunità di Sant’Egidio raggiunge circa 2500 persone a Napoli, ma in pandemia la situazione si è ovviamente aggravata. “Abbiamo notato un aumento esponenziale di persone che prima non venivano: padri di famiglia che hanno perso il lavoro, carcerati, persone che facevano lavoretti e non riescono più ad andare avanti. Abbiamo distribuito circa 1500 pacchi a partire dal lock down” racconta il referente della Comunità Antonio Mattone.

Per Natale il classico e famoso pranzo per i poveri che si tiene a San Marcellino si è trasformato in una consegna di un pacco di Natale e di un pranzo caldo distribuito da tanti allegri volontari travestiti da Babbo Natale, mentre i volontari della Comunità hanno continuato a consegnare nei vari quartieri spese speciali per le feste.

La farina donata da Caputo, pasta, pelati, olio, ananas, tortellini, salumi e cotechino, lenticchie, dolci natalizi. “Abbiamo distribuito un pacco enorme, facendo attenzione che ci fossero soprattutto dei secondi che sono i più cari. Desideravamo che tutti festeggiassero il Natale come noi- racconta Patrizia Mascolini, volontaria di Sant’Egidio nella Sanità dove la Comunità raggiunge circa 400 famiglie -. Ci siamo trovati di fronte a qualcosa di nuovo e inaspettato, che non si vedeva dal tempo della guerra se penso ai racconti dei miei genitori. Una lunga fila fuori la chiesa Succurri Miseris dove prepariamo i pasti per i senza casa. In coda non solo senza dimora, ma anche famiglie che hanno una casa, ma che con i pochi soldini che hanno pagano le utenze e l’affitto e poi quasi muoiono di fame. Tante famiglie, sia italiane che straniere, in particolare salvadoregne e cingalesi, vivono con il lavoro ad ore che con la pandemia è venuto completamente meno. Penso ad una coppia di domestici albanesi che lavorava ogni giorno in una famiglia di Posillipo, senza contratto a causa della lentezza burocratica italiana che ancora non gli ha consentito di avere il permesso di soggiorno, che sono stati cacciati dall’oggi al domani per la pandemia senza alcun sostegno economico. Penso ad un uomo italiano che ha pianto davanti a noi perché non ha modo di mettere un piatto a tavola. Ma ci sono anche famiglie che normalmente vivono bene che sono cadute in disgrazia: un ragazzo che fa il tassista che con grande vergogna ci è venuto a chiedere aiuto. Un’altra famiglia nella quale lui gestisce una cartoleria, ma con la pandemia non ce la fa a pagare l’affitto di casa e del negozio. Noi li abbiamo sostenuti pagando affitti e bollette. La disperazione li ha fatti venire da noi. Tanti sono caduti in depressione e non ce l’hanno fatta. Purtroppo non si muore solo di covid.

La cosa meravigliosa di questo periodo è stata che accanto alla povertà drammatica c’è stata tantissima solidarietà, sia di famiglie anche esse povere che venivano comunque a portare qualcosa per chi è poverissimo o donavano da mangiare ai vicini, sia di persone benestanti riunite nel gruppo Spesiamo che ci hanno sostenuto in modo ingente e sono venute con noi a distribuire le spese casa per casa. Per Natale c’è stata una gara di solidarietà magica. Direi miracolosa. Il nostro impegno è pienamente ripagato dai sorrisi dei nostri amici. Basta pensare ad un bambino della Sanità a cui abbiamo dato in dono un giubbino nuovo in una bella busta rossa. La mamma ha detto che era talmente felice non se l’è tolto neanche per andare a dormire per paura che qualcuno potesse toglierglielo”.

natale dei poveri scampia

I panari solidali di Scampia

Il Coordinamento territoriale di Scampia coinvolge diverse realtà sociali del territorio e nasce un anno e mezzo fa con l’intento di portare avanti diverse istanze politiche per il benessere delle persone del quartiere, in particolare promuovere l’occupazione, il diritto alla casa, all’istruzione, alla salute. Durante il lock down tuttavia si è rivelato essenziale per venire incontro all’esigenza primaria delle persone del quartiere e non: nutrirsi.

“Da marzo a giugno abbiamo distribuito 5.000 derrate alimentari. In quel periodo bisognava aiutare tutti e l’abbiamo fatto. A volte distribuivamo la spesa anche più di una volta a settimana, la situazione era veramente grave: gli assistenti sociali del territorio ci segnalavano dei contatti, ma tante altre famiglie venivano direttamente da noi. Se fosse andata avanti così staremo parlando di rivoluzione sociale. Abbiamo avuto un grande sostegno da parte di piccoli imprenditori come Davide Virgilio che ha messo a disposizione un capannone che ci serviva come luogo di stoccaggio e distribuzione. Nei quartieri popolari si vive di lavoro nero, di economia sommersa. Con il lock down queste entrate non ci sono state più, ma anche tante famiglie che avevano piccole attività sono andate in crisi: penso a quella di un giovane che ha un’officina di cambio gomme e bimbi piccoli che ci ha chiesto aiuto perché la sua attività non è ripartita dopo la chiusura. Il primo problema da risolvere, non in emergenza è il lavoro. Scampia ce la può fare. Si è fatta promotrice di lotte esemplari: quella del diritto all’abitare col comitato Vele, quella del verde pubblico dal momento che siamo il quartiere con il numero più alto di associazioni che hanno adottato aree verdi. Ora tocca ripartire dal lavoro per stabilire la tranquillità e assicurare anche gli altri diritti essenziali” spiega Salvatore Martelli, vice presidente del coordinamento.

Con la seconda fase della Pandemia molte persone sono tornate al lavoro e il bisogno si è un po’ attenuato così il Comitato ha concentrato l’aiuto verso le famiglie più povere insieme al banco alimentare gestito da I.ra.de.mu. assicurando settimanalmente la spesa a circa 40 famiglie con un reddito inferiore ai 5.000 euro. Contemporaneamente il Comitato ha continuato ad aiutare oltre 50 famiglie raccogliendo donazioni alimentari fuori i piccoli negozi con dei panari solidali e fuori ai supermercati con i carrelli solidali.

“A Natale abbiamo distribuito anche i panettoni- ricorda Giuseppe Mancini, volontario e referente della comunicazione del Comitato-  e abbiamo pensato ai bambini con la consegna di regali nel Lotto P il 23 dicembre. Quello che mi ha colpito più di tutto è stata la solidarietà delle persone di tutta Napoli nei riguardi di Scampia. Non dimenticherò il gesto di un ragazzo di 20 anni che non conosceva direttamente nessuno di noi, ma che aveva letto delle nostre azioni su fb, che dal centro di Napoli è venuto in metro e poi a piedi fino in sede per regalare una bellissima spesa”.

E’ stato attivo anche durante il periodo di Natale in tutta la città  Ti sostengo il progetto solidale del Gruppo Gesco che oltre ad effettuare tamponi low cost e gratuiti a domicilio sta sostenendo con la spesa solidale le famiglie in difficoltà.

Alessandra del Giudice