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Mercoledì 25 Novembre 2020




La pandemia è un trauma collettivo

La presidente di EMDR spiega come avremmo tutti bisogno di un sostegno psicologico

EMDR psicologiaBambini, ragazzi, medici cono più colpiti psicologicamente dalla diffusione covid 19. Ma c’è anche chi ha avuto un parente o un amico malato o scomparso. Tutti in modo più o meno diretto siamo traumatizzati e se sentiamo il bisogno di un sostegno dovremmo semplicemente chiederlo. Ne abbiamo parlato con Isabel Fernandez, presidente dell’associazione europea EMDR, che riunisce i terapeuti che utilizzano un metodo strutturato che facilita il trattamento di problemi legati ad eventi traumatici.

Terremoti, crolli, attentati. Dal 2001 EMDR ha contribuito alla formazione di volontari e funzionari della Protezione civile e supportato Croce Rossa Italiana, Polizia di Stato, Vigili del Fuoco, Esercito, Arma dei Carabinieri e Polizie locali. L’Associazione nata nel 1999 attiva in 34 paesi è diventata un punto di riferimento in Italia e all’estero per la gestione dei disturbi psicologici delle vittime e dei testimoni di eventi traumatici tanto che il presidente Mattarella ha consegnato agli psicologi di EMDR l’onorificenza dedicata a chi si è distinto per atti di eroismo, per l’impegno nella solidarietà , nel soccorso, per l’attività  in favore dell’inclusione sociale, nella cooperazione internazionale, nella tutela dei minori, nella promozione della cultura e della legalità.

Durante il lock down l’associazione che conta 8000 psicologi in tutta Italia è stata in prima linea nel sostegno del personale scolastico, dei gruppi scuola e del personale medico nonché con il numero verde dedicato all’ascolto e al supporto psicologico.

Come siete intervenuti durante la pandemia e quale è l’impegno attuale?

Da marzo a giugno abbiamo realizzato 210 interventi di supporto psicologico specialistico con la popolazione, con le scuole e con il personale sanitario degli ospedali. Eravamo raggiungibili sia attraverso il numero verde del Ministero della Salute, sia attraverso un progetto del Ministero dell’Istruzione rivolto a insegnanti, genitori e ragazzi. Attualmente il numero verde non è più attivo ma continuiamo a gestire due progetti: uno con il Ministero dell’istruzione e uno con i medici. L’intervento è svolto dagli psicologi EMDR presenti nelle singole regioni.

Iniziamo con il parlare del problema della scuola. Molto attuale soprattutto in Campania dove tutte le scuole sono chiuse.

Gli insegnanti sono particolarmente stressati perché da un lato sono stati esposti al rischio di contrarre il virus, dall’altro hanno dovuto cambiare completamente la struttura del loro lavoro. Genitori e ragazzi si sono dovuti abituare ad una convivenza forzata. Ma chi sta soffrendo di più sono i bambini e i ragazzi sotto i 18 anni: la socializzazione svolge una parte fondamentale nel loro sviluppo mentale. Isolati e privati di condividere esperienze di gruppo soffrono tanto. A ciò si aggiunge la difficoltà di concentrarsi davanti ad uno schermo. Nei primi 18 anni il cervello si sta sviluppando, non è ancora strutturato in tutte le sue funzioni ed è più vulnerabile ai traumi. Perciò durante la pandemia il supporto psicologico è un fattore di protezione importantissimo per bambini e negli adolescenti.

Voi siete stati in prima linea anche accanto ai medici.

I medici hanno vissuto lo stress estremo di vedere tante vittime, di non avere i mezzi sufficienti per curare tutti ed essere loro stessi esposti. Il personale medico quando cura una malattia in genere non è esposto a quella stessa malattia, ad esempio se cura i tumori non ha a sua volta un tumore, mentre il covid mette i medici in una situazione di vulnerabilità psicofisica che non c’è in altre situazioni altrettanto gravi. La vestizione con l’attrezzatura per proteggersi è complicata, i turni di lavoro molto lunghi, i medici non possono tornare in famiglia oppure restano separati per evitare eventuali contagi.

Qual è la reazione psicologica delle persone e voi come intervenite?

La situazione è sconvolgente e durerà ancora molti mesi. La nostra mente è fatta per affrontare lo stress e per riprendersi, ma se viene aiutata a farlo prima, nella fase acuta, si prevengono disturbi futuri. Se non si fa nulla si da per scontato che ognuno deve recuperare da solo. Molti ce la faranno, altri, no. Non possiamo sapere prima chi ce la farà e chi no. Ma tra qualche anno qualcuno potrebbe dire che sta male da quando c’è stata pandemia, oppure che è iniziato tutto allora. Uno dei rischi è sviluppare una fobia rispetto ai contatti sociali: ci sarà chi eviterà i gruppi e vedrà il gruppo e il contatto fisico come situazioni pericolose.

L’iter che seguiamo è standardizzato anche se viene tarato asseconda del target: si lavora sul vissuto traumatico e sul fare defluire le esperienze più pensanti. Poi si attua un rafforzamento e il trasferimento degli strumenti necessari a capire le proprie reazioni e attivare strategie per gestire lo stress.Il supporto telefonico individuale dura in genere 3, 4 incontri. Con insegnanti, genitori e ragazzi lavoriamo con il gruppo classe. Per quanto riguarda i medici lavoriamo con tutto il reparto e anche con sedute individuali.

L’intervento spesso è in video conferenza.

Isabel

Cosa è cambiato nelle reazioni psicologiche tra prima e seconda ondata covid?

L’isolamento è traumatico per tutti: siamo una specie sociale e ci hanno tolto una delle nostre funzioni vitali, in più in una situazione di grandissimo stress pertanto c’è un effetto negativo sull’umore e la regolazione dell’umore. In più non ci è permesso di fare molte cose e questo lede la nostra libertà e la precarietà intacca la possibilità di progettare. Prima il bisogno di sostegno era legato sia alla paura del virus sia agli effetti del lock down, tra i quali l’isolamento, adesso le reazioni sono legate soprattutto alla difficoltà di gestire la quotidianità da un punto di vista familiare, professionale ed economico. In generale si stanno riattivando le sensazioni peggiori che ci hanno colpito durante la prima ondata. E a questo si aggiunge la confusione nella gestione della pandemia.

Secondo lei il Governo ha gestito la comunicazione sul covid in modo tale da non determinare traumi?

La cosa probabilmente da fare dall’inizio era mettere in chiaro che la pandemia sarebbe durata oltre un anno. La stessa OMS  non ha dato disposizioni chiare. In Italia a inizio agosto avevamo 150 contagi al giorno tra fine luglio e inizio agosto, eravamo ad un buon punto. Ora ne abbiamo 22 mila. Quando siamo arrivati a quell’ottimo risultato avremmo dovuto essere rigidi, evitare gli assembramenti tipici delle discoteche e di far andare le persone all’estero. 

Eppure non ci riusciamo a rassegnare al coprifuoco.

Ci troviamo in una situazione diversa da 100 anni fa, la società è ad un altro livello di sviluppo tecnologico non riusciamo più a concepire la rassegnazione. Ciò che ci ha colpito di più negli interventi è stata l’incredulità della gente.

D’altra parte il covid è  qualcosa fuori del nostro controllo e lo stiamo vedendo con i numeri di contagi che ci sono in tutti i paesi del mondo. Non dobbiamo pensare che il Governo sia colpevole delle restrizioni. Dobbiamo entrare nell’ottica che questa come tutte le pandemie è complicatissima da gestire perché si è impreparati e i mezzi sono ridotti. Tutti esprimono la loro opinione e quindi creano confusione, in realtà dobbiamo stare su ciò che dicono i tecnici, la parte scientifica. Protestando e prendendocela con l’uno e con l’altro usciamo dal vero problema che è la pandemia che va affrontata come fossimo in guerra. Con rassegnazione.

La chiusura pesa particolarmente in aree povere come la Campania e le manifestazioni lo stanno dimostrando.

Significa che c’erano un’instabilità e una precarietà pregresse che potevano far precipitare la situazione in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo. Se le chiusure colpiscono le situazioni più vulnerabili comunque non si salva nessuno, siamo tutti sulla stessa barca. E’ inutile protestare. È già tanto ricevere un sostegno economico statale. Dobbiamo solo accettare la situazione.

In quali casi è maggiormente consigliato rivolgersi ad un terapeuta?

Tutti hanno il diritto di provare un malessere e hanno il diritto a chiedere un supporto.  In particolare è consigliabile per chi non ha avuto supporto nella prima ondata e adesso che le terapie intensive si stanno di nuovo riempiendo e sente riattivare lo stress dei primi mesi. Chi aveva già una vulnerabilità psicologica.

 Chi ha avuto una perdita ne ha bisogno. Una delle cose terribili della pandemia è che chi ha avuto un lutto spesso non ha potuto stare accanto al parente defunto e non ha potuto svolgere il funerale, il rituale di conforto di parenti e amici che aiuta a elaborare il lutto.

Sono ancora attivi i servizi psicologici del lock down?

Il numero verde non è stato riattivato per il momento.  Chi ha bisogno dello psicologo può rivolgersi ai consultori del servizio sanitario nazionale o contattare la nostra associazione che può dare i riferimenti, sia a livello nazionale che regionale, degli psicologi specializzati sugli eventi traumatici.

Continua ad essere attivo il progetto di assistenza alle scuole che possono fare una richiesta a EMDR e gli stessi genitori possono sollecitare un intervento alla scuola.

Continua anche il nostro supporto volontario e incondizionato al personale medico e paramedico anche grazie al sovvenzionamento della casa farmaceutica Boehringer (l’EMDR è un’associazione senza scopo di lucro che opera grazie al sostegno dei soci e alle donazioni).

Cosa consiglia alle persone?

Tenere presente che è qualcosa che non dipende da noi ed è più grande di noi e che è temporaneo. Dovremmo usare questa situazione per capire le cose che vogliamo cambiare della nostra vita e su quello che ci servirà in futuro per attuare il cambiamento. Dobbiamo fare dei sacrifici e pensare che potremo riprendere a progettare dopo che la pandemia sarà finita. Dobbiamo cercare di non chiuderci e di non farci appesantire dai pensieri ed evitare quelli catastrofici. Bisogna usare tutti i mezzi tecnologici per restare in contatto con il gruppo e trovare strategie individuali che possano aiutare a calmare le emozioni. L’importante è sapere che ci sono dei metodi e degli strumenti terapeutici che permettono di riprendersi anche velocemente e chiedere aiuto se ci si sente male.

Consigli pratici e numeri utili per affrontare psicologicamente la pandemia : https://emdr.it/index.php/emdr-e-covid-19/

Terapeuti EMDR in Campania: https://emdr.it/index.php/qualeloc/?%20reg=cam

L’EMDR è un metodo psicoterapico strutturato, scientificamente comprovato da più di 44 studi, ha come base teorica il modello AIP (Adaptive Information Processing) che affronta i ricordi non elaborati che possono dare origine a molte disfunzioni e utilizza il metodo dell’Eye Movement Desensitization and Reprocessing (Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari) che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici, che a esperienze più comuni, ma emotivamente stressanti. EMDR è efficace nel trattamento di numerose psicopatologie inclusi la depressione, l’ansia, le fobie, il lutto acuto, i sintomi somatici e le dipendenze.

Alessandra del Giudice