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Mercoledì 27 Gennaio 2021




Il distanziamento sociale? Lo viviamo da anni nei confronti dei migranti

I migranti in Campania 

Ha curato l’interessante parte della ricerca sulla Campania Rosella Gatti della Federico II.

A fine 2019 gli stranieri residenti in Campania sono 266.753, il 4,6% del totale della popolazione residente. Nel corso dell’anno sono aumentati dello 0,7% (+1.786 unità), valore in linea con quello nazionale (+0,9%), mentre nelle altre regioni del Sud Italia si è registrato un lieve decremento (-0,1%). La crescita è dovuta prevalentemente alle iscrizioni in anagrafe dall’estero (14.167) e in misura minore ai nuovi nati nell’anno (2.542).

Foto 3 dossier migranti

Nel 2019 la regione conta 170 nazionalità differenti; di queste, sei hanno almeno 10mila residenti e insieme rappresentano più del 50% dei residenti stranieri (152.215). La graduatoria delle prime dieci nazionalità per numero di residenti rimane stabile rispetto all’anno precedente: Ucraina (43.397; 16,3%), Romania (42.850; 16,1%), Marocco (23.167; 8,7%), Sri Lanka (18.598; 7,0%), Cina (13.152; 4,9%), Bangladesh (11.051; 4,1%), Polonia (9.340; 3,5%), Nigeria (8.577; 3,2%), India (8.272; 3,1%) Bulgaria (8.135; 3,0%), Albania (7.530; 2,8%), Pakistan (7.497; 2,8%).

L’80,1% degli stranieri residenti ha tra i 18 e i 64 anni; gli over 65 sono solo il 4,0% del totale e i minori il 15,9% (valore più basso di quello nazionale: 20,3%).

La provincia di Caserta registra sia la percentuale di stranieri più elevata sul totale della popolazione residente (5,4%) che l’incremento percentuale più consistente nel 2019 (+2,1%), mentre le province di Avellino e Benevento si confermano quelle con una minore presenza di residenti stranieri sia in valori assoluti (13.993; 10.042) che percentuali (3,4%; 3,7%), oltre ad essere le uniche che nello stesso anno hanno registrato un decremento nel numero (rispettivamente -4,2%; -4,8%).

A livello regionale, la distribuzione per sesso dei residenti stranieri evidenzia un sostanziale equilibrio di genere (il 50,5% sono donne). Considerando solo quelle più numerose, mostrano una netta prevalenza femminile Ucraina (73,8%), Polonia (75,8%), Bulgaria (70,3%), Russia (87,1%) e Romania (58,3%), mentre le donne sono in minoranza tra i cittadini di Sri Lanka (47,5%), Cina (47,0%), Albania (45,3%), Nigeria (39,6%) e Marocco (34,8%). Le donne straniere hanno una struttura per età differente rispetto alla media della popolazione immigrata, con una concentrazione più elevata nell’età adulta (30-44 anni, 31,7%; 45-64 anni, 34,8%) e anziana (65 anni e più, 5,9%) e meno elevata tra i giovani (18- 29 anni, 12,5%).

Nel 2019, l’occupazione in Campania è diminuita più dell’anno precedente, in controtendenza rispetto alla media italiana e meridionale. I settori più colpiti sono stati le costruzioni e i servizi, tra cui in particolare il commercio e gli alberghi e ristoranti. Nella prima parte del 2020 le condizioni occupazionali sono peggiorate, risentendo degli effetti dell’emergenza sanitaria: molti lavoratori campani infatti sono impiegati nel commercio e nel turismo, due tra i comparti maggiormente colpiti dalle restrizioni alla mobilità.

A fine 2019 gli stranieri rappresentano il 7,4% degli occupati in regione (su un totale di 1.647.565 lavoratori) e il 5,9% dei disoccupati (su un totale di 412.569). Il tasso di attività degli stranieri è del 68,0% contro il 51,2% degli italiani. Il loro tasso di occupazione è del 56,7% (contro il 40,6% degli italiani), mentre il loro tasso di disoccupazione è del 16,5% (italiani 20,3%). La maggioranza degli occupati stranieri sono uomini (il 56,8% contro il 43,2% delle donne), mentre la disoccupazione pesa su entrambi i sessi in misura simile (48,8% uomini e 50,2% donne). L’88,1% degli occupati stranieri ha un rapporto di lavoro dipendente (italiani 74,5%) e solo l’11,9% svolge un lavoro autonomo (italiani 25,5%). Gli occupati stranieri svolgono prevalentemente lavori manuali (67,0%; italiani 34,5%), molti dei quali non qualificati (47,1%; italiani 10,1%), mentre resta esiguo il numero di coloro che ricoprono ruoli dirigenziali o svolgono professioni di tipo intellettuale (2,4%; italiani 34,0%), a conferma della difficoltà che incontrano gli stranieri nell’uscire da alcune nicchie occupazionali e sperimentare forme di mobilità sociale.

In regione lo stipendio medio di un lavoratore straniero è di 857 euro al mese contro uno stipendio di 1.272 euro percepito dai lavoratori italiani (416 euro di differenza). Il gap aumenta nel caso dei lavori a tempo pieno (911 euro contro 1.400 euro) mentre si riduce nel caso dei lavori a tempo determinato (647 euro contro 707 euro). Banca d’Italia, Economie regionali. L’economia della Campania, Roma, 2020, in www.bancaditalia.it

Alla fine del 2019, le imprese a conduzione immigrata in regione sono 47.126, il 7,9% del totale delle imprese campane - dato più basso di quello nazionale (10,1%) - e il 7,7% delle imprese “immigrate” in Italia. Considerando le sole imprese individuali, i titolari nati all'estero sono 41.099, di cui il 22,0% donne. Ad intraprendere un’attività autonoma sono prevalentemente i marocchini (il 16,4% del totale), seguiti da pakistani (10,7%), bengalesi (9,0%), cinesi (8,1%) e nigeriani (6,1%). Il 75,2% di questi imprenditori svolge la propria attività nei servizi, il 17,5% nell’industria e il 3,0% in agricoltura.

Il radicamento sul territorio dei flussi migratori si riflette anche tra i banchi di scuola, dove sono sempre di più i ragazzi giuridicamente stranieri, ma che di fatto sono cresciuti in Italia. Nell’anno scolastico 2018/2019 gli studenti stranieri iscritti nelle scuole campane sono 27.277, il 2,9% del totale (956.133), di cui più del 40% (11.215) nato in Italia. Significativa la differenza tra italiani e stranieri nella scelta dei licei, ma a livello regionale la quota che si registra per gli stranieri è superiore alla media nazionale (29,9%).

Le acquisizioni di cittadinanza sono più che raddoppiate nell’arco di dieci anni (2009-2019), passando da 1.271 a 3.121. Nel 2019, dopo la flessione registrata nel biennio precedente, il numero di stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana è aumentato di 3.121 unità (+23,0% rispetto al 2018), registrando un incremento superiore a quello nazionale (+12,9%).

I dati del Ministero dell’Interno indicano che al 31/12/2019 sono 172.607 i cittadini non Ue titolari di permesso di soggiorno in Campania, di cui il 49,0% (84.521) con un permesso a termine e il 51,0% con un permesso di lungo periodo (88.086).

A fine 2019, le persone presenti nelle strutture di accoglienza della regione erano 7.117, ossia lo 0,1% della popolazione residente in Campania. Di queste 5.340 erano ospitate nei Cas e 1.777 nella rete Siproimi. Rispetto al 2018, il numero degli accolti nelle strutture regionali è diminuito del 40,5%, riduzione che è proseguita anche nei primi sei mesi del 2020 (-11,0%, per un totale di 6.331 unità).

A luglio 2020 risultavano attivi in regione 80 progetti territoriali di accoglienza della rete Siproimi gestiti da 76 Enti locali. Un’accoglienza diffusa che rivitalizza i piccoli comuni. Dal 2018, per opera della Caritas diocesana di Benevento, è attiva la rete dei “Piccoli comuni del welcome”, un’iniziativa che tenta di dare una risposta a due diverse esigenze: l’accoglienza delle persone migranti e lo spopolamento delle aree interne. Da questa rete, grazie al sostegno di Fondazione con il Sud, sono nate sei cooperative di comunità, formate da persone autoctone e migranti ospitate nei centri Siproimi, che alla fine di percorsi formativi hanno scelto di restare nei “Piccoli comuni” insieme ai giovani del posto, per occuparsi del benessere, dei beni e dei servizi del proprio territorio attraverso start-up innovative. (http://piccolicomuniwelcome.it)

L’insorgere del Covid-19 sulla scena mondiale ha portato a spegnere i riflettori mediatici e politici sull’immigrazione, trascurando gli effetti che la crisi pandemica sta avendo e avrà in futuro sui flussi di migranti e sulla loro vita nei contesti locali. Sono stati molti, infatti, i cittadini stranieri che durante la fase di confinamento hanno perso il lavoro o non hanno percepito reddito, con gravi conseguenze sulla sussistenza loro e delle loro famiglie.

L’iniziativa solidaristica nei confronti dei migranti è partita dalla stessa comunità migrante, in particolare a Napoli dall’impegno personale di Fatou Diako, giovane donna di origini ivoriane presidente dell’associazione Hamef Onlus, che di fronte all’emergenza socio-economica in atto nel mese di marzo, attraverso il gruppo WhatsApp dei partecipanti al Tavolo immigrazione del Comune di Napoli, ha lanciato un appello a cui hanno risposto diverse associazioni straniere - l’Associazione senegalesi di Napoli, l’Associazione Bellarus, l’Associazione Vivlaviv e l’Italian-Gambian Association – insieme all’Associazione Uniti (Unione italiana degli immigrati in Campania) del sindacato Uil Campania e alla Ong Slow Food Napoli. Mentre Slow Food e Uil hanno contribuito a coprire le spese iniziali, le associazioni straniere hanno rappresentato il tramite per arrivare alle comunità di riferimento e alle famiglie bisognose di aiuto. Questa prima organizzazione informale su base volontaria è stata valorizzata in breve tempo grazie all’intervento e al sostegno di ActionAid Italia, che ha consentito la strutturazione del progetto Seeds (Saisir l’égalité puor echapper à la destruction de la societé/Seizing equality to escape the distruction of society)che ha come obiettivo concreto la distribuzione di generi alimentari a domicilio nelle zone del Vasto, di piazza Garibaldi e Forcella. L’esperienza napoletana mette in luce il “ruolo delle associazioni di immigrati come parte attiva della società, in grado di intercettare e rispondere ai bisogni del territorio in un momento di crisi” , puntando - attraverso la solidarietà ed il mutuo aiuto - al miglioramento della qualità della vita dei singoli membri e al buon funzionamento delle comunità in cui vivono: un segno tangibile del loro protagonismo e della fase di maturità dell’immigrazione in Campania.

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