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Mercoledì 27 Gennaio 2021




Il distanziamento sociale? Lo viviamo da anni nei confronti dei migranti

I migranti in Italia  

A fronte di un lievissimo aumento netto annuo di residenti stranieri in Italia, che a fine 2019 sono in totale 5.306.500 (appena 47.100 in più rispetto all’anno precedente: +0,9%), l’8,8% della popolazione complessiva del paese, i soli non comunitari regolarmente soggiornanti hanno conosciuto, per la prima volta dopo vari anni, una diminuzione del loro numero, calato di ben 101.600 unità (-2,7%) e giunto così a poco più 3.615.000 (erano 3.717.000 a fine 2018).

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Di riflesso è probabilmente aumentata la presenza di non comunitari irregolari, i quali, stimati in 562.000 a fine 2018 (Ismu) e calcolato che – anche per effetto del Decreto “sicurezza” varato in tale anno – sarebbero cresciuti di ben 120-140.000 unità nei due anni successivi (Ispi), a fine 2019 erano già stimati in oltre 600.000 e a fine 2020 avrebbero plausibilmente sfiorato o raggiunto i 700.000 se, nel frattempo, non fosse intervenuta la regolarizzazione della scorsa estate a farne emergere (almeno temporaneamente) circa 220.500, in stragrande maggioranza dal lavoro in nero domestico e solo in minima parte dal lavoro nero in agricoltura.

Del resto, l’ulteriore crollo del numero di migranti forzati sbarcati nel paese (11.471: -50,9% rispetto ai 23.370 del 2018 e -90,4% rispetto ai 119.369 del 2017), non solo ha confermato la fine della cosiddetta “emergenza sbarchi”, ma ha contribuito a svuotare i centri di accoglienza, in cui i migranti sono scesi da circa 183.700 nel 2017 a poco più di 84.400 a fine giugno 2020: quasi 100.000 persone fuoriuscite in appena 2 anni e mezzo, moltissime delle quali si sono disperse sul territorio, andando a ingrossare le fila già assai nutrite degli irregolari.

Il processo di inserimento e radicamento degli stranieri nel tessuto sociale è confermato da diversi indicatori, ma si congiunge a crescenti evidenze di fragilità ed emarginazione. Sebbene nell’a.s. 2018-2019 gli 858.000 alunni stranieri siano arrivati a incidere per il 10,0% sull’intera popolazione scolastica nazionale e ben 2 su 3 (64,5%) siano nati in Italia (553.000), restano alte le difficoltà di partecipazione alla didattica e di conseguimento di livelli medi soddisfacenti di preparazione, condizionando la marcata canalizzazione, alle superiori, verso gli istituti tecnici (38,0%, contro una media complessiva del 31,3%) o professionali (32,1% contro 18,7%) piuttosto che verso i licei (29,9% contro 50,5%), oltre che un progressivo calo dell’incidenza di studenti stranieri nei gradi superiori (dall’11,5% della primaria al 7,4% e all’università (5,4%, pari a 15.900 immatricolati su un totale di 297.000 nell’a.a. 2019/2020).

E benché gli stranieri che nel 2019 hanno acquisito la cittadinanza italiana (127.000) appaiano in crescita rispetto all’anno precedente (+14.500), tra loro sono ancora esclusi i 63.000 nuovi nati in Italia da coppie straniere (il 15% delle 435.000 nascite complessive avvenute in Italia nel 2019: il numero più basso degli ultimi 102 anni, che conferma la duratura crisi demografica del paese).

I 2.505.000 stranieri che hanno lavorato regolarmente in Italia nel 2019 (solo per il 43,7% donne) costituiscono il 10,7% di tutti gli occupati del paese, a fronte di altri 404.000 stranieri disoccupati (di cui le donne rappresentano stavolta ben il 52,7%) che incidono per il 15,6% tra tutti i disoccupati del paese.

Il mercato del lavoro italiano appare ancora una volta rigidamente scisso su base “etnica”, con le occupazioni più rischiose, di fatica, di bassa manovalanza e sottopagate ancora massicciamente riservate agli stranieri, che vi restano inchiodati anche dopo anni di servizio e di permanenza nel paese: circa 2 su 3 di essi svolgono lavori non qualificati o operai (63,6%, contro solo il 29,6% degli italiani), mentre ha un impiego qualificato solo l’8% (tra gli italiani ben il 38,7%). Del resto, se gli occupati stranieri si concentrano per oltre il 50% in solo 13 professioni (e in appena 3 se sono donne: servizi domestici, cura alla persona e pulizie di uffici e negozi), la metà dei lavoratori italiani ne copre almeno 44 (20 se donne).

Sono continuate ad aumentare, d’altra parte, le imprese gestite da immigrati, arrivate nel 2019 a 616.000 (+2,3% annuo), ovvero al 10,1% di tutte le attività autonome operanti nel paese. Tuttavia, anche in questo ambito la crisi prodotta dall’emergenza Covid ha provocato, nel primo semestre del 2020, una contrazione di ben il 40% delle attività rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

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