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venerdì 23 Ottobre 2020




Manhattan

WaitinForWoodySullo sfondo di una Manhattan in continuo cambiamento, un attore (Yari Gugliucci) si pone delle domande esistenziali: perché non è stata inventata una parola magica che cancelli la maleducazione? Il sesso è sopravvalutato come l’uso dell’inglese e delle diete? La tecnologia ci ha salvati o ci ha resi schiavi? Nel frattempo un artista (Marco Gallotta) compie la sua opera. È ammutolito dal caos che lo circonda e dal comportamento nevrotico dell’amico, sull’orlo di una crisi di nervi. Non resta che trovare un genio che abbia le risposte a tutti gli interrogativi sulla vita.

Presentato al “Boat- In Campari” a Venezia.77 “Waiting for Woody”, il cortometraggio diretto da Claudio Napoli, che lo ha anche prodotto per Okozoko, è tutto questo e molto di più: è la creazione artistica che rivela la globalità di “dubbi” esistenziali, sullo sfondo della città che, persino in tempo di pandemia, resta il centro del mondo. Ne abbiamo parlato con il regista, Claudio Napoli, che divide il suo tempo fra New York e l’Italia e la nostra conversazione è partita proprio dal possibile raffronto fra le due realtà.

WaitinForWoody ClaudioNapoli Regista

“Una delle prime scoperte di questa città - spiega Napoli - dove mi sono trasferito 6 anni fa, appena vinta la lotteria per la green card è stata Harlem. Questo, infatti, è diventato, grazie a un amico italiano che già viveva qui, il “neighborhood” della mia vita newyorkese. Uno devi motivi per cui mi è piaciuto, è l’aver scoperto che Napoli ed Harlem hanno più cose in comune di quanto avrei immaginato: dal vociare dei bambini, alle famiglie sedute per strada d’estate, fino alla bellezza nel vedere genitori, figli e nonni fare vita di quartiere insieme; qui tutti si conoscono, proprio come a Napoli, e osservare dalla finestra di casa le routine  quotidiana, fatta di incontri, saluti, litigi, insomma di quella vita “vera” che solo in una città con una forte identità e tradizione può resistere alla globalizzazione, è davvero un privilegio” E negli ultimi anni, proprio qui a New York, Napoli ha deciso di dedicarsi molto alla fotografia. “Io sono stato sempre una persona solitaria, mi piace molto osservare la gente, in maniere discreta, senza che la mia presenza possa modificare ciò che sta avvenendo davanti ai miei occhi. New York è stata ispiratrice di tantissime cose, ma sicurante la più importate è stata proprio la fotografia, nonostante la pratichi da sempre, solo in questa città è riuscita a venir fuori in maniera emozionale e forte. Amo la fotografia ravvicinata, mi piace vivere l’azione e fotografare da vicino il soggetto che scelgo; non uso tele obiettivi, amo i grandangoli, che mi costringono a stare faccia a faccia con le persone, molto spesso inconsapevoli e quindi non condizionate dalla mia azione. Questo mi permette di “congelare” quell’ attimo di vita vera, rubato con affetto e conservato con rispetto nella “scatola della quotidianità” che porto con me”.

Inevitabile chiedere cosa accadrà al cinema dopo questa pandemia che tanto sta togliendo alla vita di tutti. “Innanzitutto, penso, che piattaforme come Netflix, Amazon Prime e altre, avranno sempre più spazio. Il cinema nelle sale, tuttavia, rimarrà insostituibile e si tornerà a vivere l'emozione di fruire un film sul grande schermo. Dopo un periodo così scuro, poi, immagino e spero che le nuove produzioni diano spazio anche a temi più spensierati, sebbene ci saranno sicuramente molti soggetti ispirati alla pandemia, Credo anche che le prossime produzioni saranno realizzate con troupe più “leggere”, meno viaggi  e spostamenti; ho già sentito che molti nuovi progetti saranno dedicati a storie familiari, dal momento che, forse, l’unico aspetto “meno negativo” di questa pandemia è di aver riscoperto i valori  della famiglia”.

Angela Vitaliano

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Martedì, 06 Ottobre 2020
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