| SEGUICI SU seguici su Facebook seguici su Twitter youtube
venerdì 23 Ottobre 2020




Giornata Mondiale della Vista

A Napoli, complessa situazione per ciechi e ipovedenti

brailleL’8 ottobre 2020 si celebra la Giornata Mondiale della Vista che, sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica, rappresenta l’evento annuale dedicato alla salute del senso più importante per l’uomo. A Napoli i servizi e il supporto per ciechi e ipovedenti sono insufficienti, come spiega Mario Mirabile.

L’iniziativa del 2020, promossa da IAPB Italia Onlus, l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità, vuole attirare l’attenzione sulla centralità della vista nella salute della persona. L’uso quotidiano della vista, induce a sottovalutare i rischi e considerarla invulnerabile. Soltanto quando insorge un problema si realizza quanto la vista è indispensabile nel compiere la stragrande maggioranza delle azioni quotidiane.

Per dare un’idea della vastità del problema, basta considerare che nel mondo secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le persone interessate sono 2,2 miliardi. Si tratta di malattie che possono essere prevenute nella maggior parte dei casi e la cui incidenza è destinata ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione. Per questo lo slogan “Guarda che è importante!” è una raccomandazione da tenere a mente tutto l’anno.

Agli eventi previsti per la Giornata partecipano oftalmologi, ricercatori, pazienti, rappresentanti delle istituzioni nazionali e internazionali, per offrire una panoramica a 360 gradi su cosa è davvero importante per prendersi cura della vista. Oltre all’incontro stampa online, l’appuntamento è sulla pagina Facebook di IAPB per seguire da vicino la maratona streaming dell’evento. Come avere cura della vista. Per salvare la vista c’è bisogno di una diagnosi precoce. Per una diagnosi precoce c’è bisogno di una visita oculistica. La maggior parte delle malattie oculari si può trattare se esse vengono affrontate per tempo. Al crescere dell’età cresce il rischio delle malattie che tolgono la vista.

“Dalla cura al prendersi cura” è il cambio di paradigma che vogliamo raccontare in occasione della Giornata Mondiale della Vista. Sappiamo che quando gli occhi si ammalano è alle volte troppo tardi per intervenire e, per questo, servono più prevenzione e riabilitazione. Curare la vista significa avere cura degli occhi ancor prima che la malattia sopraggiunga. La Cura della vista, perciò, inizia prima dei dispositivi medici, dei farmaci e degli interventi chirurgici, perché i rischi per la vista sono uguali per tutti. Sapere tutto questo è l’inizio della cura. Prendersi cura della salute degli occhi vuol dire allora sottoporsi a controlli ed esami periodici della vista, che consentano la diagnosi precoce, spesso l’unico strumento per limitare gli effetti invalidanti di alcune patologie.

Anche la riabilitazione visiva è parte rilevante della cura, perché permette di allenare il recupero visivo e di riconquistare, tramite l’uso di ausili, spazi di autonomia e libertà a chi ha perso tutta o parte della vista. Con la Giornata Mondiale della Vista vogliamo allora richiamare l’attenzione dei decisori politici, delle Istituzioni e della popolazione sull’importanza della vista e sulla necessità di tutelarla e prendersene cura in ogni fase della vita. La Sezione di Napoli dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, da sempre, è a fianco di IAPB Italia ONLUS per portare avanti iniziative finalizzate alla prevenzione delle patologie oculari e per cercare di diffondere la cultura della prevenzione in tutta la popolazione.

La situazione dei ciechi di Napoli è molto difficile. “L’area metropolitana è una realtà molto complessa - spiega il neo presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Mario Mirabile - che comprende circa 2000 persone tra ciechi e ipovedenti perlopiù ultrasettantenni, i servizi sono molto ridotti. È stato davvero molto complesso tutelare i diritti dei disabili visivi nella complessa realtà della Città Metropolitana di Napoli e per il prossimo futuro ci attenderanno sfide che potremmo affrontare soltanto tutti quanti insieme. Istruzione, inserimento lavorativo, anziani e pluriminorati: sono questi i principali temi su cui dovremo lavorare tutti insieme nella consapevolezza che ancora troppi sono i disabili visivi che non riescono a soddisfare a pieno i propri obiettivi a causa di una realtà troppo spesso miope ed indifferente, ma sono più che sicuro che lavorando in squadra, ascoltando le varie esigenze ed istanze, potenziando i rapporti con le istituzioni e gli altri enti del terzo settore, faremo un buon lavoro. Le leggi in maniera di assunzioni obbligatorie vengono eluse, l’ispettorato è fermo e non collabora e là dove la Regione non ritiene di voler assumere centralinisti, i piccoli comuni seguono questo cattivo esempio. La cosa importante è prevenire il disagio, quindi sarebbe importante che le amministrazioni ci coinvolgessero nella fase progettuale di nuove strade e nuovi edifici e questo non sempre avviene. L’istituto Colosimo sforna ogni anno centralinisti e operatori socio sanitari, ma sono pochissime le realtà che assumono. La persona anziana che diventa cieca ha bisogno di abituarsi a vivere in modo diverso - ad esempio nell’utilizzo dei supporti informatici o nell’autosomministrarsi medicine - e per questo sono necessari corsi di orientamento e mobilità e per l’autonomia personale che non sono previsti e organizzati dalla Regione Campania. Attualmente i ciechi pluriminorati per l’accoglienza e la riabilitazione possono andare solo ad Assisi o a Osimo, mente a Napoli abbiamo una struttura enorme e abbandonata, quella del Martuscielli che potrebbe essere utilizzata sia per i ciechi pluriminorati che per realizzare appartamenti per anziani ipovedenti. Scaduto il commissariamento nel 2019 l’ex istituto per ciechi è abbandonato a sé stesso con una grave situazione debitoria, ma anche con un patrimonio di 50 milioni di euro che, gestito in modo oculato, potrebbe essere usato per realizzare strutture e servizi per ciechi e ipovedenti”. 

Bisognerebbe intervenire fin dalla prima infanzia, ma si è ancora molto indietro rispetto all’inserimento.

“Come è giusto che sia non ci sono più istituti specifici né classi ghetto- continua il presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Sezione Provinciale di Napoli -, d’altra parte la scuola spesso non è pronta per un buon inserimento dei bambini: sono necessari insegnanti di sostegno preparati sulla cecità che costruiscano con loro un percorso personalizzato- ad esempio spesso ai bambini viene preclusa l’attività motoria perché gli insegnanti pensano che possano farsi male, mentre così si nega loro una opportunità importante -, è necessario fornire un supporto psicologico per i genitori che devono innanzitutto elaborare la cecità dei figli e interagire con le istituzioni scolastiche”.