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Martedì 27 Ottobre 2020




Il disagio psicologico e l’istituzione dello Psicologo di Base

Ne parliamo con il neo presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania Armando Cozzuto

Armando CozzutoIl Consiglio Regionale ha approvato la legge che istituisce la figura dello psicologo di base per affiancare, in ogni distretto, i medici di famiglia, i pediatri di libera scelta e egli specialisti ambulatoriali nell’assistenza ai pazienti. Il neo presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania, Armando Cozzuto, ci spiega quali sono le caratteristiche e le funzioni che ci si auspica abbia questa figura sempre più necessaria in una società colpita dal Covid e in cui già da anni erano in aumento ansia e depressione.

L’istituzione dello psicologo di base è stata approvata in seguito alla necessità di sostegno dovuta all’emergenza sanitaria in corso?

Non solo, di certo l’emergenza epidemiologica Covid-19  ha fatto emergere tutta una serie di difficoltà e accelerato un processo di fatto inevitabile, favorendo un dialogo con la Regione che si è dimostrata sin da subito sensibile a tali tematiche anche in considerazione delle grandi difficoltà che riguardano le fasce più deboli della popolazione come i bambini, gli anziani o gli operatori sanitari impegnati nell’emergenza. Si tenga conto che oggi nelle Asl sono assunti solo il 5% dei circa 113 mila psicologi italiani. Ad esempio un consultorio familiare si ritrova spesso con un solo psicologo per gestire l’utenza derivante da più comuni. Si può usufruire nel pubblico di pochi incontri gratuiti e spesso in caso di una specifica forma di disagio, mentre per seguire un percorso psicologico più strutturato si finisce spesso nel privato, con un costo in termini economici per i cittadini.  Tutto ciò risulta in contrasto con l’ultimo decreto sui nuovi LEA che sancisce invece il diritto dei cittadini all’assistenza psicologica.

Quale sarà la funzione del servizio?

Il servizio di psicologia di base vuole garantire il benessere psicologico dei cittadini fornendo un primo livello di servizi di cura psicologica accessibile a tutti indistintamente, costituendo così un filtro sia per i livelli secondari di cura che per il pronto soccorso, sostenendo e integrando l’azione svolta sul territorio dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta. Gli obiettivi principali sono la riduzione del disagio psicologico, la prevenzione e la promozione della salute.

Quanti saranno gli psicologi e quali saranno le loro funzioni?

L’approvazione della legge è un primo step. È stato creato un contenitore, la Regione avrà sei mesi di tempo per mettere a punto gli aspetti attuativi. Noi auspichiamo una fattiva e duratura azione sul territorio e stiamo lavorando per affiancare la Regione nella definizione delle prassi per rendere il servizio sostenibile. L’obiettivo sarebbe quello di assumere 2 psicologi per ogni distretto sanitario ovvero 140 psicologi per i circa 70 distretti della Campania. Ovviamente la scelta dipenderà dai vincoli di bilancio ma noi puntiamo a dimostrare che l’intervento dello psicologo di base può incidere sulla riduzione dei costi della spesa sanitaria quali: l’uso degli psicofarmaci, le cure mediche per patologie croniche, l’erogazione di prestazioni improprie. Si potrà ricorrere allo psicologo di base per problemi legati all’adattamento (lutti, perdita del lavoro, separazioni, malattia cronica), per sintomatologia ansioso-depressiva, per problemi legati a fasi del ciclo di vita, per disagi emotivi transitori ed eventi stressanti, per il sostegno psicologico alla diagnosi infausta e alla cronicità/recidività di malattia.

Al di là del Covid che ha acuito la sofferenza psicologica, nella società c’era già un incremento del disagio?

Il Covid ha ulteriormente messo a dura prova le persone costringendole a convivere con ritmi e spazi imposti e del tutto innaturali per la maggior parte di esse. Ciò si aggiunge al fatto che oramai da anni assistiamo ad un incremento del disagio, soprattutto per le fasce più deboli come anticipato, e un aumento di patologie correlate allo stress, insieme ad ansia e depressione. La matrice del disagio è certamente anche storica, culturale e sociale. Nel periodo in cui viviamo, quella che forse non a caso viene definita da Bauman “società liquida” , non ci sono regole chiare e i confini sono sfumati, con la conseguente illusione di poter entrare in ogni ruolo e di poter fare tutto e sempre, sottoponendo così le persone a ritmi frenetici e allo stress di una società che ci vuole indipendenti e sempre performanti. Siamo sempre più connessi, sempre più informati ma sempre più soli, dice Cantelmi. In un contesto competitivo e senza sicurezza lavorativa non tutti hanno le risorse psicologiche adatte ad emergere e molte persone vivono un continuo stato di disagio.

Lei è il presidente più giovane dell’Ordine degli ultimi anni. Ha previsto un’innovazione dell’Ordine?

Al di là del cambio generazionale, ha forse un significato il fatto che io sia il primo presidente psicologo “libero professionista”, cosa questa che mi consente quantomeno di comprendere a pieno i bisogni del 95% dei colleghi che svolgono appunto la libera professione.

Questo nuovo Consiglio ha iniziato a lavorare in pieno lock down, e lo ha fatto sin da subito affinché fossero riconosciute le direttive nazionali che prevedono l’attivazione di quelle associazioni di psicologi dell’emergenza inserite nel Dipartimento Regionale di Protezione Civile, uniche deputate a intervenire in questi casi. Nei prossimi mesi istituiremo anche un gruppo di psicologia dell’emergenza per fronteggiare con maggiori strumenti un nuovo ed eventuale lock down.

Nel frattempo siamo riusciti a creare tutta una serie di contenitori per costruire una struttura di base dell’Ordine: una commissione deontologica con nuovi esperti esterni, una commissione sanità per attenzionare  tutte le tematiche sanitarie e del privato convenzionato, una commissione università con i referenti delle tre maggiori Università: Federico II, Vanvitelli, Suor Orsola. Abbiamo poi creato i primi gruppi di lavoro, che mancavano all’Ordine da oltre 10 anni: uno sulla psicologia scolastica, soprattutto in considerazione di ciò che sta avvenendo con la formazione a distanza imposta dal Covid ed un altro sulla psicologia giuridica e forense.  Infine ci siamo iscritti al tavolo UNI, l’ente italiano di normazione, per impedire la normazione della figura del counselor, a tutela della professione di psicologo ma soprattutto della salute di tutti i cittadini.

Alessandra del Giudice