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Lunedì 19 Agosto 2019




“Cielo Aperto su Napoli”: scende la grazia di Dio in città

Padre Michele Madonna Gesco“Cielo Aperto su Napoli”. A sentir risuonare tali parole di primo acchito sembra tanto che si tratti di un titolo di un film interessante che dovrà uscire a breve nelle sale cinematografiche ma il significato profondo di un manifesto del genere ci rimanda ad un’importanza maggiore di quella di una semplice pellicola: ergo altro non è che la spiegazione sublime di un tempo privilegiato nella città partenopea per essere inondati dalla grazia di Dio che scende copiosa su tutti quelli che invocano e cercano la sua presenza con viva fede.

“Cielo Aperto su Napoli” è una notte di adorazione e di misericordia che si svolgerà sabato 11 maggio dalle 16 fino a mezzanotte presso il Teatro Palapartenope (via C. Barbagallo, 115) e l’ingresso è gratuito: in quella serata Cristo ci invita a vivere con gioia ed intensità la nostra fede ma l’incontro è anche un’occasione colossale per chiunque per conoscere Gesù per la prima volta, chiedere il suo aiuto per essere guarito o per ottenere la conversione del proprio cuore con la certezza che l’Onnipotente esiste ed è pronto a donare tutto il suo amore. A spiegare in che modo sarà strutturato questo evento diocesano che riprende l’attività del Servizio Diocesano “Nuove Forme di Evangelizzazione”, un organismo della Curia di Napoli il cui obiettivo è quello di raggruppare le esperienze della nuova evangelizzazione, ci ha pensato Padre Michele Madonna, parroco di “Santa Maria di Montesanto”, “San Liborio alla Carità” e “Santa Maria ogni Bene ai Sette Dolori”.

In che modo si caratterizza “Cielo Aperto su Napoli”?

È una serata speciale dove ognuno di noi si rapporta con Dio faccia a faccia. Ci sarà una prima parte formativa: si inizia con l’accoglienza dei fedeli alle 16 animata dai giovani per una mezz’ora. Alle 16.30 si terrà la preghiera di lode dove ogni fedele dialogherà intimamente con Gesù. Alle 17.45 andrà in scena la drammatizzazione organizzata sempre dai giovani che introdurrà alle 18 la predicazione di Padre Raniero Cantalamessa che è il predicatore della Casa Pontificia. Seguirà una pausa e subito dopo inizierà la Celebrazione Eucaristica alle 19.15 con il cardinale Crescenzio Sepe. La Santa Messa introduce la seconda parte, quella principale, di “Cielo Aperto su Napoli” scandita da un momento di lode, adorazione eucaristica e misericordia. Inoltre i fedeli potranno confessarsi per tutta la serata fino a mezzanotte e la Penitenzieria Apostolica, che è il primo dei tribunali della Curia romana ecclesiastica e che riguarda soprattutto le materie relative al foro interno e alle indulgenze, ci dà la possibilità di assolvere anche i peccati riservati. Il Santissimo Sacramento è Gesù vivo e vero come 2019 anni fa. Non mancheranno momenti di guarigione interiore e di riconciliazione tra i sacerdoti, i consacrati nonché le consacrate e la gente. Quindi si chiederà perdono a vicenda per tutte le cose che si sentono in giro e ci saranno delle dinamiche, così le chiamiamo, che sono dei segni che rappresentano il perdono stesso. Dopo tutto ciò terminerà l’evento con un momento di gioia.

Lei recentemente ha dichiarato che «chi non prega è come un morto che cammina». In che modo si può cambiare il cuore della gente spiegando loro che la fede è importante e che Gesù può operare miracoli?

La fede è una forza dirompente: se osserviamo la storia dei santi notiamo che erano delle persone apparentemente deboli che riuscivano a realizzare progetti incredibili. Tutto ciò ci sembra umanamente impossibile soprattutto se si pensa che quelle loro azioni speciali erano accostate incompatibilmente al loro carattere. Ecco quindi che ci rendiamo conto che la fede è capace di spingere l’uomo a scoprire la magnificenza della sua esistenza.

Come si può ottenere la fede?

La fede è una virtù teologale quindi viene da Dio e significa che va chiesta al Signore. Se non c’è questo dialogo, nel senso di un’amicizia profonda con Cristo, è impossibile avere fede e così Gesù ci ha insegnato questa amicizia dimostrandoci che tutto ciò che ha fatto lo ha fatto sempre in relazione con il Padre. Tutti noi dobbiamo seguire le sue orme.

Quali e quante persone si aspetta che vengano al Palapartenope?

Non voglio dire un numero preciso però mi auguro tantissime e non per fare bella figura ma per un’altra finalità: io spero che arrivino quelle persone la cui fede deve essere rinnovata, altre che non ce l’hanno oppure quelli che hanno un passato e una vita nelle tenebre affinché Dio li possa tirare fuori dal baratro come ha fatto con me perché anche io ero uno di questi. Come il Signore mi ha salvato e guarito, e questo processo continua ovviamente ancora fino alla morte perché non sono santo, così può operare nella vita degli altri compiendo innumerevoli prodigi.

Il Santo Curato d’Ars soleva dire: «Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa concedere a una parrocchia, ed uno dei doni più preziosi della misericordia divina». Sulla scorta di quanto detto come è riuscito ad infiammare con la grazia di Dio un quartiere così difficile ed intenso come Montesanto?

Il coinvolgimento di questo quartiere non è da attribuire al risultato del mio carattere né tantomeno agli sforzi pastorali. A volte le persone pensano che sia magari merito mio ma sono consapevole dei miei limiti e quando ci sono da sottolineare i miei fallimenti io non mi astengo nel riconoscerli. Semplicemente Dio ascolta le sofferenze e le lacrime del pastore. Il sacerdote è chiamato anche a soffrire interiormente e non. Bisogna chiedere a Gesù: io mi ricordo ad esempio ai tempi di quando stavo a Portici di aver chiesto al Signore che chiamasse le persone a venire in chiesa. E ciò è avvenuto. Può sembrare banale ma non è così e io ci credo: una delle prime caratteristiche di un prete è quello di essere intercessore tra Dio e il popolo, proprio come fece Mosè, traghettando le persone al cospetto dell’Altissimo con la preghiera e Iddio ascolta perché è fonte di verità. Io chiedo sempre a Dio che le persone si convertano, e per me questo è un miracolo, e possano cambiare la loro vita in positivo.

Se ci affidiamo a Cristo a quanti e quali miracoli possiamo assistere nella nostra vita? Come ci si innamora di Dio?

Gesù nel Vangelo secondo Giovanni dice: «In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado dal Padre». Il Signore ci dà una grande possibilità: se crediamo in lui riesce ad operare prodigi sempre più grandi nel nostro percorso. Il miracolo più importante è il cambiamento di vita attraverso la fede ovvero la conversione che è per sempre e ci conduce alla vita eterna a dispetto di una guarigione fisica che sebbene sia importante comunque rappresenta un limite perché tutti un giorno moriremo distaccandoci dal nostro corpo.

Se rivolgiamo il nostro sguardo per un istante ad uno degli ultimi casi di cronaca, ad esempio alla piccola Noemi di 4 anni che lotta tra la vita e la morte perché ferita in un agguato di camorra, sembra tanto che il male prevalga sul bene. Cosa ha da dire a quelle persone che pensano questo e che rispondono «qui non c’è più nulla da fare», a chi ha perso la fede in Dio o a quelle che non lo hanno mai incontrato nella loro vita?

Rispondo con un episodio concreto: domenica scorsa i fedeli della parrocchia “Santa Maria di Montesanto” si sono organizzati andando a pregare il Santo Rosario all’esterno dell’ospedale Santobono per Noemi. C’era tanta gente e mi hanno raccontato che le persone all’interno delle auto che passavano di lì hanno fatto accostare le loro macchine in corrispondenza dell’ospedale per fare in modo che pregassero. Questa è una risposta tangibile ad un evento malvagio: significa che nel cuore della gente c’è il desiderio del cambiamento. Quindi non è vero che non si può fare più niente: se una persona cambia influenza positivamente i suoi parenti, gli amici e la società intera. Il fatto che dalle avversità nascano i frutti del bene è una prerogativa che spetta solo a Dio.

Come si invoglia un giovane di oggi distratto dai fumi effimeri del mondo a pregare il Santo Rosario, ad entrare in chiesa, a farsi il segno della croce, a confessarsi, a comunicarsi, a credere in Gesù Risorto e a vivere in castità?

I giovani di oggi sono proiettati verso l’esterno (ad esempio l’estetica e i social) e non verso l’interno di loro stessi: sono sempre più tesi all’apparenza dimenticando la propria essenza. Ci devono essere delle guide come gli educatori e i pastori che devono iniziare a saper parlare ai loro cuori: i giovani così si renderanno conto che non si stanno curando, sono smarriti e sono pieni di paure. Al loro grido d’aiuto ecco che bisogna fare in modo che conoscano la figura del Salvatore che è Gesù sperimentando efficacemente tutta la sua potenza. Non si può vivere senza di lui: i giovani quando guariscono imparano che per amor suo occorre fare delle rinunce per non cadere nuovamente in quelle dipendenze e tentazioni al fine di piacere a Dio in tutto e per tutto e percorrere la strada della felicità e della libertà. È Gesù che fa l’uomo.

Dio le ha fatto conoscere la verità nella sua vita come è successo a San Paolo sulla via di Damasco. Come si è manifestato in lei?

Io in passato viaggiavo spesso: a 15 anni sono andato a New York da solo, mi sentivo libero, i miei genitori mi sostenevano pure economicamente e avevo una discoteca tutta per me dove organizzavo delle feste private in qualità di pr e dj. Io mi ricordo che umanamente avevo tutto ma non ero realmente felice. Io dico sempre che Dio si serve delle relazioni: ai tempi delle scuole superiori un amico di nome Salvatore, di nome e di fatto, mi ha letteralmente “salvato” spingendomi ad andare, dopo tante sue insistenze, ad un incontro di preghiera in chiesa. Io da quel giorno di lunedì sera alle 20.30 del mese di ottobre del 1991 sono rimasto folgorato dall’amore di Dio. Da lì è iniziato il mio cambiamento di vita.

Qual è la sua missione per Dio su questa Terra?

Glielo chiedo sempre anche io al Signore: innanzitutto voglio sottolineare che sono un peccatore come tutti però io ci credo che tanti peccatori, come si evince pure nella Bibbia, possono convertirsi e diventare santi. Il compito che mi è stato assegnato dalla Provvidenza è quello di infiammare il cuore della gente di Dio.

Come si passa dalla gioventù bruciata alla gioventù bruciata di Dio?

Bisogna ritornare ad annunciare Gesù: i giovani ricevono oggigiorno solo i proclami del potere, del successo, del denaro, della droga e del sesso. Il mondo è diventato un grande parco divertimenti per tutte le fasce d’età con la presentazione di un variegato menù illusorio: infatti gli omicidi, gli stupri, i suicidi, la depressione e tante altre azioni del male aumentano a dismisura. La salvezza è nella parola di Dio: nessuno ci ha mai amato quanto lui, più dei nostri genitori, e lo fa così come siamo. L’Onnipotente restituisce noi a noi stessi.

Santa Teresa di Lisieux affermava che «Se la gente conoscesse il valore dell'Eucaristia, l'accesso alle chiese dovrebbe essere regolato dalla forza pubblica». Perché non comprendiamo l’incommensurabile valore dell’Eucarestia?

Perché non viene più predicato: oggi si annuncia altro invece di divulgare che Gesù Eucarestia è Cristo vivo e vero. La gente non lo sa e sono anni che le persone quando entrano in chiesa non si inginocchiano, non spengono i cellulari, mangiano le gomme o si mettono a parlare durante la Santa Messa. Ciò è evidente che loro non lo sanno e non viene neanche spiegato che il lumino acceso in corrispondenza del tabernacolo indica la presenza reale di Cristo. Il fondamento della Chiesa Cattolica è riposto nell’Eucarestia. E a partire dal Catechismo che i bambini devono fare conoscenza del Re dei Re.

Napoli come può guarire dalle oppressioni sociali e dalla schiavitù imperante della camorra?

Ciò che distrugge le catene del male è l’amore reale, quello che ci insegna Gesù. Se ognuno si infiamma dell’amore di Cristo, così come lui ama gli esseri umani, si può fare solo del bene e nient’altro.

Alessio Bocchetti

Cielo Aperto su Napoli