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Giovedì 17 Ottobre 2019




Destra Volturno : dal degrado ai segni di rinascita

destraVVDestra Volturno è una delle aree più abbandonate e fatiscenti della provincia campana. Si trova poco lontano da CastelVolturno paese e si estende fino al litorale. Un tempo deve essere stato un paradiso naturale, macchia mediterranea e litorale sabbioso che si estende per chilometri, ma al giorno d’oggi è un territorio martoriato sia da un punto di vista ambientale che di criminalità. Destra Volturno, come d’altronde buona parte della zona, conta migliaia e migliaia di costruzioni abusive costruite nel periodo del boom economico del litorale, quando fu costruito anche Villaggio Coppola. Molte, se non la maggior parte di questi edifici sono stati abbandonati a sé stessi, case cadenti o cadute che sono talvolta occupate da migranti, usciti fuori dai sistemi di accoglienza o sfuggiti completamente a questi ultimi, che trovano in questi quartieri rifugio.

La vegetazione, un tempo rigogliosa e che arrivava fino a mare è stata rimpiazzata da cemento armato, strade e costruzioni, distruggendo habitat di flora e fauna e modificando per sempre l’ecosistema di questa zona. CatelVolturno, comune di appartenenza di Destra Volturno detiene oltre un altro primato: 700 arresti domiciliari segnalati nella zona. È quindi un territorio molto complesso, che vede come suoi abitanti gli strati più poveri della società odierna: gli immigrati africani, arrivati qui in Italia con poco o niente e spesso senza documenti, ed una popolazione italiana estremamente povera ed ai limiti della devianza. Queste due popolazioni vivono insieme una situazione di estremo disagio, di mancanze di servizi che spesso vedono una recrudescenza di conflitti, etnici o religiosi.  “Dalla mia esperienza molto di questo disagio economico lo subiscono anche gli italiani – racconta Paola Russo dell’associazione Casa Del Bambino di Destra Volturno – la popolazione castellana sopravvive, galleggia. Ma certo non si può dire che vive in situazioni dignitose. Spesso in quest’area ci sono panne di corrente, di acqua, o nel caso contrario ci si ritrova con l’acqua di mare e la sabbia fino a dentro casa”

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In questo territorio abbandonato completamente dallo Stato, l’unica via per creare legame interetnico è l’associazionismo, sia religioso che laico. Un esempio sono le esperienze create grazie anche a Libera, dando ad associazioni il comodato d’uso di beni confiscati alla camorra o ancora le numerose moschee e scuole coraniche che, ovviamente all’interno dei diktat religiosi, creano legame sociale e rete di sostegno. O ancora le associazioni cattoliche come la missione Comboniana che riesce a federare fra i suoi ranghi moltissime etnie nel nome della religione ma anche le chiese presbiteriane, a CastelVolturno se ne contano più di 40.

Una di queste realtà è la Casa del Bambino, un progetto nato nel 2004 sulla Domiziana come asilo per i bambini delle ragazze che si prostituivano e che avevano bisogno di un posto dove lasciare i loro figli poi tramutatosi in DopoScuola. La Casa del Bambino è un progetto patrocinato dall’Associazione Black&White. Negli anni ha modificato il suo target aprendosi a tutte le realtà castellane, non solo la prostituzione, diventando un luogo di socialità per bambini e ragazzi che offre un gran numero di corsi e workshop che vanno dalla musica e danza alle arti creative e manuali.

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“Il sociale è l’unico modo di creare un legame interetnico qui a CastelVolturno – racconta Paola Russo dell’Associazione la Casa del Bambino- la situazione qui a Destra Volturno non è semplice, le realtà etniche sono di solito molto separate, posti come la Casa del Bambino sono fondamentali perché aiutano a mescolare le carte”

I bambini, secondo Paola Russo, sono quelli meno influenzati dalla divisione etnica, e questo anche grazie alle numerose attività organizzate dalle associazioni “I giovani immigrati sono come degli acrobati far le varie culture, da un alto parlano in italiano ed in dialetto castellano con gli amici e dall’altro parlano in inglese, un inglese meticciato alla lingua parlata in Nigeria, con i genitori che si rifiutano di imparare l’italiano. Anche se qualche volta si insultano, sono ragazzini dopotutto, loro sono quelli che meno vedono le differenze, sono nati qui, i loro amici sono quelli che hanno conosciuto nei centri delle associazioni ed il resto per loro conta poco”.  Il 5 maggio presso l’Associazione Black&White ci sarà una festa per raccogliere fondi per tutti i progetti, tra i quali anche la Casa del Bambino,  alla sede della Missione Comboniana via Matilde Serao 3, CastelVolturno.

foto cortesia di Lorenzo Giroffi

Eva de Prosperis