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Lunedì 22 Aprile 2019




Le Lazzarelle di Pozzuoli fra i vincitori del Festival dell’economia Civile

lazzarelleCoverLe Lazzarelle coop è una comunità nata all’interno del carcere di Pozzuoli, uno dei pochi in Italia ad essere esclusivamente femminile e fra questi probabilmente il più grande. Sessanta detenute del carcere che lavorano alla torrefazione e produzione di caffè e tisane. La cooperativa veicola un messaggio importante legato al potenziamento delle proprie capacità, ovvero alla presa di coscienza per le detenute delle loro capacità a sviluppare delle capacità professionali.  

Il progetto ha colpito al cuore la giuria del Festiva dell’economia civile che si è tenuto a Firenze in questi giorni. Lazzarella Coop ha vinto un posto sul podio del festival. Il festival è stato creato dal Federcasse, NeXt e Sec- Scuo

la di Economia Civile per premiare le 10 aziende italiane che hanno raggiunto l’eccellenza mettendo in atto strategie economiche virtuose sia in termini di inclusione sociale che di eco sostenibilità.

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L’idea di Lazzarelle coop nasce dall’adesso presidentessa dell’associazione Lazzarelle, Imma Carpiniello. Dottoressa in economia e diritti umani ha scoperto la realtà del carcere per motivi di ricerca ed ha sentito di dover fare qualcosa “Entrando in carcere per motivi di studio – dice Imma Carpiniello - mi sono resa conto che ciò che mancava era la possibilità per le detenute a fare un lavoro qualificante” Esistevano solo corsi molto stereotipati, cucito o uncinetto. E soprattutto non veniva offerto loro nessun modo di guadagnare”.

 

Il lavoro per le detenute infatti può rivelarsi anche una risorsa economica molto utile. Non è un sentimento isolato in carcere per le detenute di sentirsi un “peso” per le proprie famiglie, l’amministrazione non fornisce tutte le cose di cui una persona ha bisogno per vivere e spesso le detenute si trovano a dover chiedere un supporto economico alla famiglia. Tutte le detenute che lavorano per la coop sono regolarmente contrattualizzate.

I benefici di quest’esperienza sono numerosi, secondo uno studio dell’associazione Antigone sulle condizioni di vita in carcere i detenuti che cominciano a lavorare durante la reclusione all’uscita non ricadono in attività criminali. Le percentuali di non ricaduta sono molto importanti, secondo l’associazione sono pari al 90%. Secondo la presidente della cooperativa Imma Carpiniello una delle cause principali della devianza criminale di molte detenute è dovuto al fatto di non aver altra scelta, o di non vedere altra strada oltre il crimine.

Eva de Prosperis