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Sabato 23 Febbraio 2019




L’albergo dei poveri : persa la chiave della stanza dove sono gli arredi

ChiaveUna problema che sembra essere uscito da una commedia dell’assurdo quello che investe il centro diurno inaugurato lo scorso 18 dicembre nell’Albergo dei Poveri : il centro non è stato arredato perché si è persa la chiave della stanza dove sono gli arredi. L’appello di padre Zanotelli “Chiamate un fabbro!”

Le recenti ondate di grande freddo hanno riportato la questione dei clochard sul primo piano del dibattito mediatico. A Napoli le iniziative sono molte ma a volte le lentezze burocratiche, come in un incubo kafkiano, paralizzano la macchina di sostegno per questa frazione della società così a rischio durante l’inverno. Abituati ad un clima più clemente, noi napoletani stiamo in questi giorni, sbattendo tutti i denti dal freddo. Ma quando in casa si trema in strada si muore. Numerosissimi infatti le richieste di riaprire le stazioni di Museo e Municipio come riparo notturno per i clochard, iniziativa purtroppo paralizzata dall’attesa del rinnovo di convenzione con l’ANM, anche se solo per qualche giorno assicura l’assessore al Welfare Laura Marmorale.

albergo dei poveri

Vicenda invece ai limiti del paradossale quella che investe in questi giorni il centro diurno per i clochard in un’ala dell’Albergo dei Poveri, l’imponente struttura borbonica : impossibile arredare il centro perché persa la chiave della stanza con gli arredi. Un infiammatissimo Padre Zanotelli lancia l’appello al Comune “Chiamate un fabbro, sfondate la porta, mettete lo spazio in condizioni di funzionare bene”. E funzionare bene in teoria potrebbe, in una città come Napoli le idee per aiutare il prossimo non mancano, notiamo per esempio l’impegno proprio all’interno di questo centro i parrucchieri volontari dell’associazione “Salvi per un pelo” che offrono un servizio ai senza fitta dimora che lo desiderano. Oppure il servizio docce, funzionante ed apprezzato, o ancora la presenza degli operatori dell’associazione Dedalus. Purtroppo anche la buona volontà ha bisogno di infrastrutture.

(Eva de Prosperis)