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Rom a Miano, i parroci: “Non siamo razzisti”

rogoI parroci di Miano - don Francesco Minervino, padre Lillo Di Rosa, don Salvatore Cinque, fra Gerardo Ciufo, padre Carlo De Angelis - firmano l’appello Miano dice no al razzismo e sì alla vivibilità e all’accoglienza. Accade dopo che una parte del quartiere e alcune associazioni si sono ribellati al possibile spostamento alla caserma Boscariello di alcune famiglie rom sgomberate dal campo di via Cupa Perillo, dopo l’incendio dello scorso 27 agosto.

“Cosa sta succedendo nel quartiere di Miano? Siamo razzisti? Non siamo accoglienti? Troppi titoloni che feriscono la nostra sensibilità e responsabilità di parroci. Tutto è esploso con la decisione delle Autorità competenti di sistemare dei rom "profughi" dall'incendiato campo di Scampia nell'ex caserma Boscariello a Miano. E subito la questione delle baraccopoli e dei campi in cui vivono i rom a Napoli è tornata d’attualità, un problema spinoso su cui si confrontano con gravi limiti e difficoltà tutte le amministrazioni comunali. In questa vicenda le autorità competenti si stanno adoperando con una logica di spostamento emergenziale da un posto in cui i rom vivono in condizioni insopportabili, a un luogo meno visibile ove sia possibile allestire qualche servizio temporaneo e civile”, si legge nella nota.

“Ma l’immediata reazione contraria di alcuni cittadini di Miano non la si può liquidare solo come pregiudizio. La protesta è anche sintomo di uno scollamento tra cittadini ed istituzione, con tanto di smarrimento, di paura e di facile strumentalizzazione”, dicono ancora i parroci rispettivamente delle parrocchie Maria Ss. Assunta in Cielo, di S. Maria della Provvidenza, dei Santi Alfonso e Gerardo, di S. Maria dell’Arco e S. Francesco Caracciolo.

“Ci sentiamo di invitare tutti a recuperare un confronto civile e senza toni arroganti e violenti, poiché in questa vicenda la comunicazione e una certa politica sul problema sta facendo esplodere una ‘guerre tra poveri’, un conflitto sociale tra gli ultimi. Dove l'unica guerra da combattere dovrebbe essere quella alle povertà nel nostro quartiere. Il degrado a Miano non lo porteranno i rom, ma ha cause fortemente radicate in una criminalità organizzata che ha occupato, poi gestito, spazi vuoti.  La gente del nostro quartiere è brava gente solidale e accogliente verso tutti e particolarmente verso coloro che sono in stato di disagio”.

“A Miano il degrado ha una storia antica fatta di non gestione, non soluzioni, rimandi. Questo intossica la convivenza e si arriva paradossalmente a prendersela col più debole. Come in tutte le situazioni che non si affrontano, si accumula delusione e la delusione ha un prezzo: diventano tutti più elettrici, offensivi, difensivi. Ci sono situazioni che durano da anni e che la politica non risolve, distratta e troppo assente”, continua la lettera firmata dagli uomini di chiesa.

E concludono: “La Chiesa è accanto ai poveri, ma non ha il potere di sradicare la povertà. Alle politiche sociali, quando mancano o sono carenti, non è possibile rispondere in termini di supplenza. Come normali cittadini e ancor più come cattolici siamo tenuti a superare e a far superare stereotipi e slogan che non fanno altro che diffondere pregiudizi e soprattutto non bisogna soffiare sul fuoco dell’odio razziale. Dobbiamo essere convinti che ogni essere umano, come ogni vita umana, merita sempre e comunque rispetto, anche chi questo rispetto sembra non meritarlo o volerlo. Può sembrare per alcuni un limite, ma segna la civiltà di un popolo”.