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Martedì 11 Agosto 2020




Il cibo al centro della vita sociale degli italiani ma la Campania è in difficoltà

foodI risultati della ricerca del Censis «Gli italiani e il cibo. Rapporto su un'eccellenza da condividere» presentata a Milano e realizzata per il Padiglione Italia di Expo 2015, che affronta il tema chiave «Nutrire il pianeta». La Campania tra le regioni con la quota percentuale più alta di famiglie che vivono in condizione di disagio alimentare.

Sono 29,4 milioni gli italiani che si definiscono appassionati, ovvero persone a cui piace informarsi e parlare di cibo; 12,6 milioni si ritengono intenditori, capaci di discutere con buone nozioni su preparazioni, ricette e tradizioni; 4,1 milioni si considerano veri esperti. E sono 19,7 milioni gli italiani appassionati di vino, 7,2 milioni gli intenditori e 1,9 milioni gli esperti. È quanto emerge dalla ricerca del Censis «Gli italiani e il cibo. Rapporto su un'eccellenza da condividere». L’identità

alimentare italiana appare molto sentita: è la tipicità, fatta delle tante eccellenze dei nostri territori, infatti, a spopolare. Ma non vince l'autarchia gastronomica localistica, bensì l'orgoglio nazional-gastronomico, la predilezione per il complesso delle tipicità italiane intese come garanzia di qualità e di sicurezza alimentare. Un modello virtuoso che ora deve fare i conti con le nuove disuguaglianze alimentari.

La qualità 

Anche negli anni della crisi, per gli italiani la ricerca di prezzi convenienti non è andata a scapito della qualità. Nella scelta di un alimento, per l'87,6% conta la tipicità e il radicamento territoriale del prodotto, per l'86,3% la certificazione Doc, Docg e Dop, per il 59% la marca. Territorialità, trasparenza e certificazione sono al cuore delle scelte alimentari degli italiani come garanzia di qualità, sicurezza e salubrità del cibo. Allo stesso tempo, nel Paese della dieta mediterranea, a oltre 20 milioni di italiani capita di mangiare nei fast food (2,8 milioni lo fanno regolarmente). E i prodotti tipici locali o di sicura provenienza italiana possono convivere con i surgelati (34,3 milioni di italiani acquistano surgelati e 24,7 milioni congelano pietanze preparate da loro stessi).

Le relazioni sociali

Ma il cibo è per gli italiani anche una storia di relazione: per il 27,9% il rapporto con il cibo è salutare, perché è il modo per prendersi cura della propria persona. Per il 26,7% il legame con il cibo è divertente, perché stare a tavola fa parte del nostro modo di stare bene insieme. Per il 17,9% il cibo è anche un motivo di orgoglio e un fattore identitario. Sono poi 36,6 milioni gli italiani a cui capita di mangiare fuori casa e la convivialità è il motivo prevalente; 19,6 milioni quelli che mangiano fuori per incontrarsi con gli amici in un ambiente diverso da quello casalingo; 10,3 milioni lo fanno per svagarsi e non cucinare, quasi 7 milioni per sperimentare pietanze nuove, di cucine etniche e tradizioni diverse. La ragione principale della scelta di un locale in cui mangiare è proprio la ricerca di un ambiente tranquillo che consenta di stare bene a tavola con i propri commensali: lo afferma il 39,4% degli italiani.

La crisi

La tavola però non è imbandita per tutti: 2,4 milioni di famiglie non hanno acquistato alimenti necessari a causa di difficoltà economiche (un milione in più nel periodo 2007-2014: +85%).Sono 2,4 milioni le famiglie italiane (il 9,2% del totale) che però nell'ultimo anno non hanno avuto i soldi sufficienti per comprare il cibo necessario. Sono un milione in più rispetto al 2007, c'è stato cioè un aumento dell'84,8%. La Puglia (16,1%) e la Sicilia (13,3%) insieme alla nostra regione, la Campania (14,2%),  sono le tre regioni con la quota percentuale più alta di famiglie che vivono in condizione di disagio alimentare.

Il 12,2% delle famiglie con figli minori (830.000 nuclei), inoltre, nell'ultimo anno non ha potuto acquistare il cibo necessario a causa di difficoltà economiche. Le famiglie con figli sono anche quelle che hanno subito di più i tagli alla spesa alimentare negli anni 2007-2014: -15,6% le coppie con due figli, -18,2% le coppie con tre o più figli. Le distanze sociali si ampliano anche in ambito alimentare. Con la crisi si sono acuite le preesistenti disuguaglianze alimentari. Nel periodo 2007-2014 le famiglie con capofamiglia operaio hanno registrato una riduzione della spesa alimentare del 17,3% in termini reali, mentre quelle di dirigenti e impiegati del 9,7%, a fronte di una riduzione media del 12,9%.

SDA

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