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Giovedì 3 Dicembre 2020




Assemblea Pubblica Non Una di Meno per l'immediata riapertura dei centri antiviolenza

non una di menoNonostante durante la Pandemia la violenza sulle donne sia aumentata in modo esponenziale il Comune di Napoli ha chiuso il centro antiviolenza. Sabato 21 novembre alle 17 ci sarà l’Assemblea pubblica on line di Non una di meno per discutere sulla lotta per la riapertura immediata del Centro Antiviolenza e il suo adeguamento nel rispetto dei bisogni delle donne vittime di violenza espresse dalla Convenzione di Istanbul.

Le case non sono un luogo sicuro e lì che avviene circa il 70% dei femminicidi e le decine di migliaia di casi accertati di maltrattamento, abusi sessuali sui bambini e di violenza sulle donne e sulle persone lgbtqi+. Le restrizioni legate all'emergenza Covid hanno aggravato in modo esponenziale la violenza domestica, infatti le chiamate al 1522 sono aumentate del 119% tra marzo e giugno 2020 e tante sono state le richieste di aiuto pervenute anche all'assemblea di Nudm Napoli da parte delle donne e delle soggettività lgbtqi+ di questa città perché vittime di gravi maltrattamenti domestici. Nel mese di luglio, nonostante l'intensificarsi della violenza maschile, il Comune di Napoli ha chiuso il Centro Antiviolenza e al momento non è stato approvato un bilancio che ne finanzi la riapertura.

Inoltre a Napoli c'è una sola Casa Rifugio con soli 6 posti letto e in tutta la Campania i posti letto sono circa 80, un numero irrisorio rispetto a quanto stabilisce la Convenzione di Istanbul (un posto letto ogni 10 mila abitanti).

In questa situazione il Comune di Napoli si limita a proporre un corso di trucco come unica misura di contrasto alla violenza maschile sul territorio di Napoli. Il danno e la beffa per le donne di questa città. Oggi, in questa città le donne che subiscono violenza possono contare, come sempre, ma, da luglio solo, sugli sportelli Antiviolenza attivati dalle militanti e dalle volontarie delle associazioni femministe che lottano al loro fianco.

La riapertura immediata del Cav comunale non è più prorogabile. Ma non ci basta, vogliamo un vero CAV. Dopo gli anni in cui i movimenti femministi sono riusciti a imporre l'apertura dei Cav, ha cominciato a farsi strada il tentativo di neutralizzare il portato politico e trasformativo che i Cav incorporano. Sia attraverso attacchi diretti, chiusure, mancati finanziamenti, sia attraverso il meccanismo dei bandi. Il bando, dietro l'apparente tecnicismo, può imporre il rispetto di criteri aziendalistici e requisiti finanziari che in genere le associazioni femministe non riescono a soddisfare, e imporre figure professionali diverse dall'operatrice antiviolenza. Attraverso queste logiche le associazioni femministe che hanno inventato i Cav sono state estromesse interrompendo la trasmissione di saperi e di pratiche prodotti nel corso degli anni. Abbiamo avuto così CAV coordinati da maschi, personale sprovvisto della necessaria esperienza e della consapevolezza derivante dall'appartenenza ai percorsi femministi a lavorare nei Cav del Comune, e perfino CAV che offrono al loro interno mediazione familiare. Non siamo più disposte ad assistere ad operazioni di questo tipo nella nostra città, vogliamo che i movimenti che hanno dato vita ai Cav, ritornino ad esserne pienamente protagonisti. Non accettiamo nel modo più assoluto di delegare a nessun potere la facoltà di ridisegnare la fisionomia e il posizionamento dei Cav. Il nostro bando lo abbiamo già scritto con la storia di anni di lotte, con la nostra militanza dentro i Cav sui territori, con il Piano Antiviolenza. Per noi i Cav devono essere luoghi di lotta, luoghi politici in cui le donne e tutt@ le soggettività dissidenti che subiscono la violenza eteropatriarcale possano trovare uno spazio di ascolto e incontro, uno spazio da cui iniziare percorsi di fuoriuscita dalla violenza. Il contrasto alla violenza maschile e di genere,necessita di politiche programmatiche condivise e partecipate a partire dalle diverse soggettività/enti organizzazioni di base che lottano contro la violenza maschile sulle donne. Vogliamo la piena applicazione della Convenzione di Istanbul e l'immediato adeguamento ai parametri che stabilisce riguardo alle Case Rifugio. Vogliamo l'immediata riapertura del CAV di Napoli.

Leggi anche l’intervista sul libro di Lella Palladino “La violenza non è un destino”

Quando: sabato 21 novembre alle 17.

Dove: per partecipare ecco il link zoom: https://us02web.zoom.us/j/87996999584 e anche in diretta Facebook sulla nostra pagina Non una di meno – Napoli.

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