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Giovedì 3 Dicembre 2020




L’84% delle donne è vittima di molestie verbali: ecco le parole della violenza di genere da evitare

sessismo linguaggioLe parole sono pietre e costruiscono realtà difficili da sradicare. Pensiamo solo a quanto sia diffuso dire “Guidi come una femminuccia” tanto che una buona parte degli uomini è convinto che le donne non sappiano guidare. E per loro è normale essere discriminatori ogni giorno. Assurdo no? Babbel ha redatto l’approfondimento  “Sessismo e linguaggio: le parole della violenza di genere” per decostruire e modificare il linguaggio molesto.

Spesso le discriminazioni di genere sono più radicate e diffuse di quanto si possa pensare e ancora oggi è comune assistere a episodi, espressioni o comportamenti di questo genere, sia nella vita di tutti i giorni che nelle narrazioni dei media. Per far luce su questi fenomeni e proporre delle soluzioni linguistiche alternative, in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, Babbel ha redatto l’approfondimento  “Sessismo e linguaggio: le parole della violenza di genere”.

Il termine catcalling definisce una tipologia di molestia verbale traducibile in senso più ampio negli apprezzamenti indesiderati perpetrati da sconosciuti ai danni delle donne nella loro quotidianità, mentre camminano per la strada. Secondo quanto riportato dall'organizzazione Hollaback!, movimento internazionale fondato nel 2010 con l'obiettivo di monitorare e contrastare la violenza di genere, l’84% delle donne lo ha subito almeno una volta nella vita. Il quadro attuale non è incoraggiante: il 79% (ossia circa 4 donne su 5) ha subito una molestia per strada prima dei 17 anni, il 57% prima dei 15 anni e il 9% addirittura prima di aver spento la decima candelina. In Francia è considerato un reato penale.

Il linguaggio sessista è molto complicato da decostruire, essendo profondamente radicato nel modo di esprimersi, e oggi scambi di battute o frasi discutibili sono frequenti anche in rete, dato che il 25% delle ragazze subisce molestie online e il 26% è stata vittima di stalking sul web (dati Pew Research Center).

Un altro passo fondamentale consiste nel riconoscere tutti quei comportamenti e toni violenti che potrebbero sfociare in fenomeni più gravi: controllo, manipolazione, colpevolizzazione e altri tipi di violenza psicologica, che spesso sono le donne più giovani a subire (35% per le 16-24enni, contro una media del 26,5% - dati Istat), sono campanelli d’allarme da non sottovalutare.

Ma quali sono le espressioni tipiche della violenza di genere, e come evitarle? Tra quelle più basic troviamo “Non fare la femminuccia!”, che lascia intendere che la fragilità e la sensibilità siano proprietà prettamente femminili e che potrebbe essere sostituita da un semplice “Non lamentarti troppo”. Altro caso è la frase “Guidi bene per essere una donna” che sembrerebbe sì un complimento, ma che dà per scontata la presunta incapacità di tutte le altre donne: in questo caso basterebbe limitarsi ad utilizzare la prima parte della frase.

Questi e altri esempi e approfondimenti sono disponibili online nello speciale realizzato da Babbel a questo indirizzo: it.babbel.com/identificare-discriminazione-di-genere-nel-linguaggio

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