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Giovedì 2 Dicembre 2021




“Flasch Mobb all'America's Capp”

Manlio Converti racconta l’ultimo flash mob di “I’m gay any problems?”.

gay-any-probl"Raffa Kinney" Borzacchiello e "Maria Teresa Empty" Marasco hanno fondato, con tanti altri ragazzi e ragazze in Italia, un nuovo gruppo esclusivamente online, anzi, solo su FB: "I'm gay any problems?" da cui partire per organizzare periodicamente flash mob. 
Il gruppo è nato da subito con un errore di inglese, perché fatto da ragazze e ragazzi giovanissimi, ed anche "Flashmob" per loro significava poco di più di vedersi per strada per stare insieme e gridare al vento la propria rabbia.

Le idee però erano chiarissime da subito: siamo uguali agli altri e vogliamo avere gli stessi diritti e la stessa protezione sociale.Quando le ho incontrate ho deciso di accompagnarle per fornire loro quel minimo di "know how" in materia di manifestazioni, accumulato in anni di battaglie perse contro i termodistruttori, per le piste ciclabili vere, contro la distruzione dei servizi di salute mentale pubblici e, appunto, anche per il mio diritto ad essere, in quanto omosessuale, medico ed ambientalista, uguale agli altri cittadini italiani.
La maggior parte del gruppo è fatto principalmente da ragazze e da qualche ragazzo efebico, tutti con la stessa voglia di vedere realizzate in Italia leggi per il matrimonio paritario e contro l'omofobia, come premessa alla propria personale liberazione.

Il secondo ostacolo, dopo l'inglese, che hanno dovuto affrontare è stata infatti la paura, anzi l'angoscia, di molti ragazzi e ragazze, nel dire in famiglia di essere gay. Questi giovani vanno al liceo, solo pochi all'università: sono tutti e tutte figlie di questa Napoli Metropolitana, che non riesce a funzionare e che affoga nella disperazione e nella disoccupazione ormai più della metà di loro.
Questo ostacolo nasce dalla paranoia che hanno tutti gli adolescenti quando iniziano a fare sesso, ma se i ragazzi etero possono ormai contare, soprattutto i maschi, nel silenzio assenso, quest* ragazz* sono sinceramente terrorizzat*.
Eppure tutt* (basta anche con la lingua sessista, userò * per intendere tutt* senza differenze) usano FB per divulgare tra gli amic*, quell* ver*, ed i contatti più lontani, la loro voglia di normalità, quella che possono avere appunto degli adolescenti.

Il vero problema in Italia è l'omofobia in famiglia, pericoloso spauracchio, per lo più, ma capace di lacerare ancora il cuore dei giovani e di dannare molti genitori omofobi a scene di violenza familiare, spesso solo verbale, sinceramente evitabili.
Anche io sono tra i fautori delle leggi su matrimoni gay e contro l'omofobia, che questo parlamento ringiovanito e pieno di donne, potrebbe realizzare, se non fosse in preda ad uno sconfortante dissidio interiore tra le sue tre principali componenti, incapaci di trovare un lato che li unisca.

Penso però, sinceramente che se giovani e vecchi omosessuali, a partire dai VIP e dai politici, si continueranno a nascondere, questi ultimi due vergognosamente nonostante tutti i loro privilegi, allora nessuna legge scritta potrà cambiare il nostro destino in alcun modo.
In tutti i Paesi con leggi a favore degli omosessuali si è assistito per diversi anni a movimenti enormi di persone che hanno fatto anche dei sacrifici pur di vivere la propria vita alla luce del sole. In proporzione in Italia ci dovrebbero essere da 500mila a 2 milioni di gay e lesbiche in piazza durante i Gay Pride, mentre oggi si osservano principalmente le fantastiche evoluzioni di travestiti e transessuali, accusati dagli stessi gay nascosti di essere loro stessi la causa dell'omofobia.

Questo terzo ostacolo si evidenzia spesso in rete, dove gay nascosti e gay dichiarati si contrastano, lacerandosi poi nel privato, quando si accendono passioni ed amori tra stili di vita radicalmente diversi.
In Italia abbiamo già la parità, in effetti, a patto di essere sposati, quando superiamo una certa età, o di apparire come singles privi di una vita privata, neutralizzati dalla nostra stessa paura, trasformata in forza creativa "liberatoria" nell'atto di esistere in due subculture diverse, quella comune a tutti, ma come soggetti neutri, e come gay sessuati, ma solo negli ambienti a noi con fatica dedicati. 
Chiunque desideri essere sè stesso, come gli altri, durante tutto l'arco della giornata, viene spesso messo in minoranza dalla stessa comunità gay, che sta crescendo ancora troppo lentamente.

Ecco allora il mio ruolo, da padre, perché tale sarei per la loro età, s'io fossi tale, di guida, ogni volta, affinché incontrino la gente della nostra città, gli sguardi delle famiglie, dei vecchi, degli stessi gay machisti, che ci disprezzano, perché con cartelloni o bandiere arcobaleno, urliamo in faccia a tutti loro, che siamo uguali, che siamo gay e che non c'è pertanto alcun problema.

Il Flash Mob di domenica 13 aprile. Questa volta, l'ennesima, ma prima non ci avevano notato abbastanza, siamo stati meno di dieci, per motivi tecnici, ma anche perché la metà dei pervenuti si è dileguata nella folla per divertirsi, come tutti gli altri. 
Abbiamo infatti sfilato serenamente, con bacio saffico, e cartelloni, slogan ossessivi e urla da stadio, lungo via Partenope, fermati solo all'ingresso degli stand dell'America's Cup dalla Digos. Abbiamo poi deviato dentro la Villa Comunale, per terminare all'altro capo questo Flashmob, che a me piace ancora chiamare Mini-Pride, di nuovo circondati da una folla incredibile.
Abbiamo ricevuto applausi, curiosità, ammirazione, silenzioso disprezzo, le urla di un padre omofobo, cui abbiamo augurato tanti figli gay, e qualche scherzo dagli scugnizzi. Un bilancio assolutamente positivo, soprattutto perché la gente non si aspettava che nella folla ci fossimo anche noi, ragazz* normali e felici, con il megafono della mia voce, la loro gioia di vivere e il mio travestimento del momento: da ciclista!

Manlio Converti psichiatra, psicologo, autore del blog “La Strega Maligna”

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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