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Lunedì 8 Agosto 2022




“Per voi è difficile capire cosa sia la schiavitù”

Il racconto di Biram leader del movimento Abrogazionista in Mauritania.

Biram-dah-Ould-AbeidHa trascorso sei mesi in carcere per aver bruciato pubblicamente i libri su cui si fonda la pratica diffusa dello schiavismo in Mauritania. Liberato grazie alla mediazione del Partito Radicale Transnazionale e di Marco Pannella è ora Napoli sottoposto a cure mediche. Il suo caso è stato adottato dal periodico d’Informazione e tutela dei Diritti Umani “Il Fiore Uomosolidale” e dall’associazione Onlus “Almamundi” con il patrocinio del Comune di Napoli.

Biram dah Ould Abeid è il leader del Ira Mauritania, movimento Abrogazionista che conta centinaia di migliaia di sostenitori. Dal 1981 la legge mauritana proibisce la pratica dello schiavismo e dal 2007 la punisce con pene severissime, di fatto però non viene sanzionata e sono migliaia i neri posti in condizioni di schiavitù dalla minoranza arabo berbera al potere nel Paese  in nome di una strumentale interpretazione della legge Islamica. Biram, affrancatosi dalla schiavitù, ha cominciato una battaglia politica che gli è valsa importantissimi riconoscimenti all’estero come il Premio Città di Weimar per la Pace e gravi persecuzioni nel suo Paese. Dopo l’ultima detenzione le sue condizioni di salute si sono aggravate, a Napoli è sottoposto a cure e ospitato con la moglie al Tennis hotel di Agnano. Abbiamo raccolto il suo racconto e l’appello che rivolge alle Istituzioni Europee.

“E’difficile per voi europei immaginare e capire cosa accada in Mauritania. Il nostro Paese è allo stesso tempo nell’antichità e nel Medio Evo, siamo lontani dal conoscere una qualsiasi forma di Rinascimento o di Illuminismo, e siamo lontanissimi da una qualsiasi forma di democrazia. Non abbiamo dimestichezza con  concetti come il diritto al lavoro o i diritti delle donne e delle minoranze. Ed è per realizzare questo progresso che voi avete conosciuto che stiamo combattendo.

Ho bruciato in piazza dei libri, è vero. Sono colpevole. Ma non al modo in cui fecero i nazisti, volevo che il mio gesto somigliasse a quello di Calvino o di Martin Lutero. Ho bruciato i libri che sono al fondamento di una legge ingiusta, ho bruciato la Costituzione della Repubblica Islamica della Mauritania. Un Paese che è partner dell’Unione Europea, i cui ambasciatori sono in tutti gli Stati che riconoscono l’esistenza di diritti fondamentali dell’Uomo. Quei libri sono le fonti di cui si nutrono le nostre classi dirigenti attuali e quelle che si formano nelle università, su quei libri si forma l’idea di giustizia di politici, poliziotti, giudici. Ma che cosa dicono? In primo luogo che gli uomini sono divisi in due categorie: padroni e schiavi, e che i secondi possono essere trattati come animali. E in Mauritania purtroppo non sono neppure riconosciuti i diritti degli animali. Chi è schiavo può essere venduto, prestato, donato da padrone a padrone, non gli è neppure riconosciuto un nome, non può avere un documento d’Identità. Questi libri dicono che se sono donna il padrone può decidere di giacere con me senza ascoltare la mia volontà e senza tener conto della mia età. Questi libri dicono che se sono bello posso essere castrato affinché la moglie e le figlie del padrone possano non cadere nella tentazione di legarsi a uno schiavo e imbastardire la razza. Questi libri dicono che non posso andare a scuola, farmi curare o sposarmi senza l’autorizzazione del padrone. Questo dicono quei libri. E pretendono di dirlo in nome del Profeta. Ma dove è scritto? Nel Corano non ve n’è traccia: è la giusta interpretazione, dicono i padroni. E’una falsità. Ho deciso di mostrarlo con un gesto eclatante, ho bruciato quei libri ai piedi delle autorità. L’ho fatto da solo, non serviva il sacrificio di tanti. Serviva che si accendesse una scintilla per propagare la verità. Che cominciasse una lotta pacifica per affermare il diritto. Ho voluto affermare la libertà di sacrificare me stesso, il mio corpo per gridare al mondo come vivono gli schiavi in Mauritania. Dovevo farlo, non avrebbe avuto senso il contrario. Non mi auguro che quei libri vengano distrutti, ma che in futuro vengano chiusi nelle biblioteche come un monito.

Dopo quell’azione la comunità internazionale non può girarsi a guardare da un’altra parte. In Mauritania qualcuno finalmente ha deciso di aprirli quei libri, di leggere cosa ci sia scritto. Mi hanno arrestato, legato a un ceppo per mesi, il governo ha raccontato che avessi dato fuoco al Corano. Ma ormai quel piccolo falò si è propagato. Ho persino avuto notizia di padroni che hanno liberato gli schiavi e si sono uniti alla lotta. Da poche migliaia che eravamo siamo diventati centinaia di migliaia. Alle nostre proteste pacifiche contrappongono la violenza degli arresti. Noi non ci arrenderemo, non possiamo farlo. Presto tornerò dai miei compagni, ma perché si arrivi alla vittoria è necessario che l’Europa dei Diritti dell’Uomo si schieri al nostro fianco”.   

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